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Maria Chiara Giannetta: “Follemente è Inside Out per adulti. Primo appuntamento? Mai a casa tua”

Maria Chiara Giannetta è – proprio come il suo personaggio in Follemente – una “scheggia”. Ma non “impazzita”, perché intervistata da Fanpage.it ammette di fare leva sulla sua parte razionale. L’attrice racconta la sua esperienza sul set e scherza: “Paolo Genovese ci “riprendeva” per le troppe chiacchiere con Vittoria Puccini, Emanuela Fanelli e Claudia Pandolfi”.
A cura di Eleonora di Nonno
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Maria Chiara Giannetta è un po' come Scheggia, il personaggio "rock" che in Follemente agisce seguendo l'istinto. Intervistata da Fanpage.it chiarisce che "per rimanere nei ranghi" fa affidamento alla sua parte razionale. L'attrice racconta la sua esperienza nel dietro le quinte del film, che ha avuto un successo così grande (si vedano gli incassi al botteghino) anche per merito della sinergia del cast. Non nasconde, poi, di aver vissuto un primo appuntamento simile a quello portato in scena da Paolo Genovese. Il regista ha spesso dovuto "riprendere" lei, Emanuela Fanelli, Vittoria Puccini e Claudia Pandolfi per le "troppe chiacchiere" sul divano, una conferma che la complicità tra loro non era finzione cinematografica. Dal successo nella recitazione, fino a qualche anticipazione dei suoi prossimi progetti, di Giannetta si può dire che è: orgogliosamente foggiana, fiera della sua dolcezza e sempre fedele alla sua autenticità. Ai lettori dà un consiglio: "Non fate come Lara, meglio non organizzare un primo appuntamento a casa".

In Follemente sei Scheggia, parte irrazionale e istintiva. Ti ci rivedi?

C'è sicuramente una parte in me che è Scheggia, ci aderisco abbastanza. Per rimanere un po' nei ranghi richiamo la razionalità.

Scheggia è anche il lato un po' oscuro. Più di una volta hai detto che ti sarebbe piaciuto interpretare un personaggio negativo, un ruolo "dark". Perché senti questa necessità?

Sento questa necessità perché siamo sempre abituati a vedere ruoli di donne incastrate in un modo di essere "carino, giusto" e con personaggi che "risolvono le situazioni". Ma chi, più delle donne, può ammettere che c'è una parte di noi che se potesse manderebbe a quel paese tutto? Quel lato scuro e anti sociale da far venire fuori. Faccio sempre l'esempio del personaggio della pianista del film di Michael Haneke, uno dei più belli mai rappresentati. Sia per la sua ambizione nel non ammettere di non essere brava abbastanza, sia per il modo in cui fa venire fuori l'avidità umana. È una rappresentazione di una parte che non ha a che vedere solo con gli uomini. Si dice che la "scheggia" sia solo la loro, ma anche le donne ce l'hanno, in maniera forte.

Sei una grande fan di Philp Roth e sui social hai condiviso la frase di un suo libro: "È difficile star dritta quando ti ritrovi nel momento più basso della tua vita". Cosa fai per "rimanere dritta"?

Ho capito che devo accettare il fatto che è giusto pensare di "non voler stare dritta" è giusto che io lo pensi. Ammettere di poter aver momenti di cedimento e viverli permette di rialzarsi più facilmente. La coscienza di dire: "Oggi devo cadere, sono caduta". Non far finta non sia così.

Vittoria Puccini, Maria Chiara Giannetta e Emanuela Fanelli sul set di Follemente
Vittoria Puccini, Maria Chiara Giannetta e Emanuela Fanelli sul set di Follemente

Emanuela Fanelli in un'intervista ha ammesso che da te vorrebbe come qualità: la dolcezza, l'assenza di lamentele e l'abitudine di portarti un libro da leggere sul set. È un ritratto corretto?

Sì, ho sempre con me un libro dietro. Sono contenta che traspaia la mia dolcezza. E sull'assenza di lamentele devo dire che è proprio il mio spirito guida sui set. Perdiamo più tempo a lamentarci invece che a risolvere le situazioni.

Cosa ti sei portata dall'esperienza di lavorare con colleghe come Fanelli, Pandolfi e Puccini in Follemente?

È stata la conferma che bisogna lavorare con professionisti e che l'umanità viene prima del talento. Erano tutte attrici bravissimi, colleghe generose. Se potevano, aiutavano con una battuta, oppure dicevano: "Non ti voglio coprire, mettiti davanti tu". Sarebbe bastato un elemento "stonato" e non avremmo vissuto la stessa esperienza.

Mi racconti una cosa divertente che è successa sul set?

Sembrava di stare all'asilo (ride, ndr). Stavamo talmente bene tra di noi, che sul divano ci mettevamo a chiacchierare. C'era Paolo Genovese (il regista, ndr) che ci riprendeva spesso per questo clima ludico.

In tanti hanno detto che "Follemente è l'Inside Out italiano". Confermi o smentisci?

Inside out non ha inventato niente, sono cose che già esistevano, solo che a livello popolare è l'esempio meglio riuscito. Il film prende ispirazione da tante cose che sono già venute fuori. Entrare nella testa delle persone è un desiderio che abbiamo tutti da sempre, da quando è nato il mondo. Il paragone è lecito, ma il nostro è un Inside Out per adulti, ecco.

Sul set di Follemente, regia di Paolo Genovese
Sul set di Follemente, regia di Paolo Genovese

Nel film ogni emozione femminile, ha un corrispettivo maschile. Pensi che uomini e donne siano davvero così speculari nelle relazioni sentimentali?

Ho sentito tante amiche che vedono il film e mi dicono: "Mi sta succedendo la stessa cosa". E io rispondo: "Cosa hai imparato dal film? Che bisogna spegnere il cervello". Credo che non si tratti di una sessualità di genere, ma di una questione umana e di relazione amorosa. Le relazioni umane sono complicate.

In un'intervista hai detto: "Ai maschi vorrei dire l'amore è più facile di quello che pensate". Cosa è che rende tutto complicato secondo te?

Ribadisco: bisogna spegnere il cervello. Ci sono delle sovrastrutture sociali o comportamentali a cui le persone pensano di dover aderire. Poi c'è la paure di rischiare, di soffrire. Spesso il primo pensiero che hai è quello vincente, quello vero. Se metti da parte il primo pensiero ti stai già strutturando.

Hai mai avuto un primo appuntamento come quello di Lara?

Primo appuntamento a casa mai, proprio sconsigliato. Se poi non va, come lo cacci? (ride, ndr). Però, ecco, quando ero più piccola sì. Perché è tutto un disastro, ti fai prendere più dall'ansia che non dalla gioia di stare lì in quel momento. Con il tempo ho capito come mollare, della serie "vivi e lascia vivere" e dire "io sono così, accettami per quella che sono".

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L'amore era anche al centro del film L'amore e altre seghe mentali, in cui indossavi i panni di Giulia. Hai detto che sei stata molto grata a Giampaolo Morelli per averti fatta recitare in pugliese. Perché hai sentito il bisogno di ringraziarlo?

Nel film non recitavo in foggiano, non si sarebbe capito niente. Ho fatto più una cadenza barese. Il copione era scritto in romanesco e io gli ho detto: "Senti, ci siamo un po' rotti di questo romano. Allarghiamo gli orizzonti". L'ho ringraziato perché mai nessuno mi ha fatto recitare con qualcosa che mi appartiene. Ho avuto la mia libertà mia ed è stato divertente.

Andare via dal sud per inseguire i propri sogni è spesso una scelta obbligata. Ti sei mai sentita "sradicata"?

Mi sono dovuta "sradicare" per rendere il distacco meno sofferente. Sono arrivata in una città come Roma, dove tutti venivano da ogni parte d'Italia e il sud era ancora bullizzato. Per integrarmi l'ho allontanato io, ad un certo punto avevo perso la bussola. Quando rifiuti le tue origini non sai più chi sei. Poi l'ho riscoperto con molta serenità, cominciando a dire fieramente di essere foggiana senza dovermene vergognare. Fa parte del discorso sulle sovrastrutture che ci imponiamo, chissenefrega se a qualcuno non sta bene che io sia terrona.

Il 20 marzo uscirà Muori di lei, in cui reciti al fianco di Riccardo Scamarcio. La storia si svolge durante il lockdown, con la coppia costretta a convivere 24 ore su 24. Come hai preparato il tuo personaggio?

Io interpreto Sara, un medico in prima linea durante il Covid. La mia più grande ispirazione è stata mia madre infermiera, ho cercato di ricordare le situazioni che c'erano per portarle nel mio personaggio.

Maria Chiara Giannetta al Festival di Sanremo 2022
Maria Chiara Giannetta al Festival di Sanremo 2022

È mai capitato che il pubblico sovrapponesse il tuo personaggio alla tua persona?

Cerco sempre di somigliare il meno possibile a me stessa, altrimenti mi annoio. Mi piace lavorare tanto sull'estetica, quasi come se non volessi che la gente mi riconosca nella vita. È ovvio che ci sono dei punti di contatto con la mia persona, attingo al mio bagaglio ma rubo molto da fuori. Tendenzialmente cerco sempre una persona vera o che conosco da poter vedere e studiare.

Olly ha detto di no all'Eurovision perché alla sua giovane età sente di avere ancora bisogno di tempo. Ti sei mai trovata a dover prendere una scelta simile?

Quando lo ha annunciato, la prima cosa che ho pensato è stata: "Se mi avessero chiesto di presentare Sanremo, anche solo l'anno prima, io avrei detto di no, non sarei stata pronta" (Maria Chiara Giannetta è stata co-conduttrice del Festival nel 2022, ndr). Bisogna essere pronti e sinceri con sé stessi. Secondo me se la sua scelta è stata dettata dal cuore, allora è giusto così.

Un atto di coraggio.

Sì, sai che andrai ad affrontare l'opinione di tutti. L'importante è che lui sia consapevole del perché l'ha fatto.

Al suo posto a Basilea andrà Lucio Corsi, che a Sanremo ha portato il coraggio di essere sé stessi. In un mondo come quello dello spettacolo in cui bisogna essere sempre belli e bravi, tu credi di essere riuscita a mantenere la tua autenticità?

Sì, lo dico con orgoglio. Ci spingono ad essere qualcun altro, ma tu devi essere in grado di dire: "No, io preferisco essere così". La tendenza a strutturarti in modo diverso da quello che sei c'è. Bisogna stringere i denti.

Quindi anche tu sei "una dura".

Dura a modo mio, non in quello che pensano gli altri.

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