Mare Fuori 5, Yeva Sai: “Alina e Pino si amano perché simili. Penso alla mia famiglia in Ucraina, temo di perderli”

È arrivata come Alina nella quarta stagione di Mare Fuori interpretando un personaggio che, pur non proferendo parola, ha segnato inevitabilmente il destino di alcuni membri dell'IPM. Ora Yeva Sai ha potuto raccontare un nuovo aspetto di Alina, una ragazza che ha fatto della sua sofferenza e della sua rabbia il motore di un cambiamento importante e sentito, che le ha permesso di entrare in contatto con la fiducia nel prossimo e le ha aperto le strade dell'amicizia e dell'amore. La giovane attrice ucraina, originaria di Leopoli, si è trovata spesso a dover intrecciare il dolore della finzione con quello della realtà.
Si è allontanata dalla sua famiglia a cui pensa costantemente, guardando da lontano la guerra e perdendo la capacità di immaginare il futuro. Ma il teatro l'ha salvata e grazie alla recitazione ha trovato anche il modo di farsi conoscere, sebbene la serie di Rai2 sia stata inaspettata. Di questa nuova stagione ne parla con entusiasmo: "Quando sono uscite le prime sei puntate, mi dicevo "ne guardo una così so com'è", ma poi non sono riuscita a fermarmi. Questa stagione scorre molto veloce" ci racconta in questa intervista.
Nel passaggio dalla quarta alla quinta stagione vediamo un'Alina più aperta, cos'è che l'ha portata ad aprirsi?
Vediamo un'Alina diversa dalla quarta che si apre non solo con Cardio, ma anche con Pino. Tra loro tre si crea un'amicizia e poi un rapporto speciale tra lei e Pino. Quando arriva in IPM è in un momento della sua vita molto difficile, non riesce ad aprirsi, rimane sempre sola, pensa che qualsiasi cosa possa ferirla, è molto fragile. Nella quarta stagione vediamo come si sviluppa l'amicizia tra lei e Cardio e questo contatto sarà importantissimo per lei, perché gli darà fiducia nel mondo.

Che valore ha l'amicizia per te?
L'amicizia è importantissima nella mia vita, adesso che sono molto lontana dalla mia famiglia, le persone che mi stanno vicino sono i miei amici. Sono abituata a stare con loro, mi sono trasferita a 16 anni, quindi crescere con i miei amici è una cosa a cui sono abituata, li stimo e amo trascorrere del tempo insieme, condividere. Sono fondamentali nella mia vita.
Restando in tema, quando Alina si avvicina a Pino non sente di aver in qualche modo tradito Cardio?
Lei ha paura di perdere Cardio e con lui la sua amicizia, ma quando capisce di non essere solo un'amica, che lui è innamorato di lei e vorrebbe altro, si chiude nel rifiuto. È come se volesse dirgli "Guarda non sto cercando una relazione con te", ma ha paura di dirglielo perché non vuole perderlo come amico. Quando lei e Pino dicono a Gianni di essere innamorati, però, non lo vive come un tradimento, perché non c'era un amore reciproco. È qualcosa di diverso.

E cos'è che la fa innamorare del personaggio di Pino?
Sono tutti e due un po' matti e possono sacrificarsi tanto per una persona che amano, per un amico, una persona importante. Questa cosa attrae tantissimo Alina, anche il suo coraggio, il suo cuore enorme, c'è un momento in cui lei dice a Pino: "Hai un cuore grande", ed è proprio in quel momento che scocca la scintilla secondo me.
Alina alla fine dalla quarta stagione compie un atto d'amore enorme, lascia andare suo fratello, consentendogli di vivere la sua vita. È un po' quello che la tua famiglia ha fatto con te.
Sì, è vero. È un atto molto difficile, dire addio ad una persona importantissima nella tua vita, ma poi si capisce che solo lasciandola libera potrà vivere una vita più felice e fare cose migliori. Nel caso di Alina, suo fratello sarà sempre famiglia per lei, non sparirà questa connessione.
Da quando sei arrivata in Italia, cosa hai provato nei confronti della tua famiglia che è così lontana?
Sono abituata ormai a vivere lontano da loro, ma prima era in circostanze diverse, non c'era questo pericolo costante. Li penso spesso, anche se non chiamiamo ogni giorno, ma c'è questo pensiero di sottofondo. A volte di notte mi sveglio e penso "chissà se mi sono svegliata perché sento che è successo qualcosa". Ad esempio, quando sono andata a Venezia, ero contentissima di essere lì, però una volta rientrata, l'ultimo giorno, riprendo finalmente il telefono e scopro che c'era stato un bombardamento nella mia città. Ho sempre paura di perderli. Adesso vivo la mia vita qui, quando sono triste, penso "vado a mangiare un gelato", è tutto più facile, la loro vita invece ha un colore tutto diverso.
Immagino che vivere una condizione di precarietà e di pericolo perenne è come se anestetizzasse anche l'idea di futuro.
Sì, totalmente. Per un periodo molto lungo non riuscivo a pensare al futuro, perché quello che stavo vivendo rovinava la sensazione di stabilità, sicurezza nel domani, quasi faceva male pensare al futuro. Che senso ha pensarci se domani non mi sveglio, se succede qualcosa per cui non vorrò più vivere o non avrò nessuna possibilità? Smetti di immaginare, l'unica immagine che vuoi vedere è quella della fine di quest'incubo, la fine della guerra. Ora che sono in Italia, in un posto sicuro, sto attraversando questo viaggio e riesco a pensare "cosa farò domani? cosa succederà tra una settimana?". Ritrovi un po' di fiducia, la fiducia è una skill.
Sbirciando tra i tuoi social, ci sono foto in tutù e scarpette. Prima di recitare ballavi. Ti manca?
Ballo ancora. Qua a Milano ho studiato anche danza, alla Paolo Grassi e continuo a ballare, cerco di ballare ogni giorno, di studiare ancora.
E cos'è, invece, che ti piace di più della recitazione?
A me piace moltissimo giocare, è la cosa che preferisco al mondo, se ho la possibilità di giocare con tante persone è bellissimo. Mi piace questa spontaneità, imprevedibilità, è bello vedere il mondo che si sta creando davanti ai tuoi occhi e tu entri in questa cosa. Poi del cinema mi interessa molto la fotografia, perché mi piace guardare quello che ho attorno.
Quando hai pensato di voler fare l'attrice?
Ci credevo tanto in questa cosa. Mi è sempre piaciuto recitare, ricordo che l'estate di quando avevo 14 anni, mi sono chiesta cosa volessi fare e in quel momento già non ero più convinta di voler fare la ballerina. Ho iniziato a pensare a cosa potessi fare per questa cosa e mi sono fatta un piano. Ho detto ai miei genitori che volevo frequentare l'accademia di recitazione. E piano piano…
Il teatro si può dire che ti abbia salvato la vita. Sei arrivata in Italia con il progetto Stage of Ukraine, che ti ha consentito di studiare recitazione. Com'è stato arrivare in un Paese che non conoscevi?
Sono stata abbastanza fortunata, perché quando sono arrivata in Italia non avvertivo una grande difficoltà di trovare la mia gente, imparare la lingua, avevo voglia di fare le cose con tranquillità, curiosità. Il set di Mare Fuori è stata una cosa imprevedibile, all'inizio non capivo nemmeno cosa fosse, è stato tutto molto spontaneo, era una cosa che non stavo cercando quando è arrivata, perché ero presa da altre cose da fare.
Poi sei arrivata a Napoli. Sul set di Mare Fuori com'è andata?
Napoli è stato un viaggio, non è stato sempre facile essere lì. Sul set in tanti mi hanno aiutato, Ivan Silvestrini, il regista mi ha aiutato ad entrare in quel mondo, capire le persone, perché molti non parlavano inglese e spronava loro e me a parlare, spiegava ogni cosa a noi ragazzi. La quarta stagione è stata difficile per me perché ero nella scoperta di come vivere tutto quel dolore come Alina, vivevo un po' come il mio personaggio, dovevo cercare il modo di interagire con gli altri, quando ti trovi in uno stato di buio totale. La quinta stagione, invece, è stata più gioiosa, vivevo nel contatto con gli altri.

Oltre al ruolo di Alina sei stata la co-protagonista del film Taxi Mon amour. Se potessi scegliere ora che ruolo interpretare, cosa faresti?
Questi due personaggi erano molto forti, ma anche abbastanza solitari, con un carattere diverso dal mio, più duro, più chiuso. Vorrei trovare anche un ruolo più giocoso, più aperto. Mi piacerebbe interpretare un personaggio d'epoca, sarebbe bellissimo.
Mi incuriosisce quel "caratteri molto diversi dal mio", com'è Yeva?
È una domanda difficilissima, non so mai cosa devo dire. Posso dire che quello che sono lo sto creando piano, piano.



