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Festival di Sanremo 2022

Don Fabrizio Gatta su battesimo Achille Lauro: “Coniglio e ignorante, Amadeus avrebbe dovuto vigilare”

Festival di Sanremo 2022. Don Fabrizio Gatta, ex conduttore Rai e attuale vice parroco a Sanremo, ha detto la sua sulla performance di Achille Lauro, che ha inscenato il suo battesimo mentre eseguiva il brano Domenica. L’intervista rilasciata a Fanpage.it.
A cura di Daniela Seclì
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Don Fabrizio Gatta, ex conduttore Rai e ora vice parroco a Sanremo, ha detto la sua sulla prima serata del Festival e sulla scelta di Achille Lauro di inscenare il suo battesimo sul palco dell'Ariston. Legato ad Amadeus da una lunga amicizia, lo ha rimproverato bonariamente per non aver vigilato. La sua opinione è in linea con l'indignazione espressa dal Vescovo di Sanremo, Monsignor Suetta. Ecco cosa ha dichiarato Don Fabrizio Gatta a Fanpage.it.

Achille Lauro è stato aspramente criticato, dopo avere inscenato il suo battesimo sul palco dell'Ariston. Qual è la tua impressione a riguardo?

Ieri, guardandolo, pensavo si stesse lavando i capelli in diretta e che in sottofondo ci fosse la canzone Rolls Royce del 2019. La canzone è identica, ha cambiato solo il titolo, l'ha chiamata Domenica. A parte le battute, se Achille Lauro si fosse presentato vestito e non avesse fatto quella messinscena di cattivo gusto, oggi parleremmo soltanto di quanto la sua canzone sia una copia di Rolls Royce. È rimasto a tre anni fa, anche nelle provocazioni è vecchio. Non dice niente di nuovo, il suo è conformismo. A me dispiace, è un coniglio che fa il leone con i simboli del cattolicesimo. Porta delle provocazioni fini a se stesse, che non fanno riflettere, non hanno alcun obiettivo, se non quello di far parlare di lui. Ieri la sala stampa lo ha relegato in fondo alla classifica. Di che cosa vogliamo parlare, valore musicale zero. È anche ignorante sui sacramenti, non ci si può battezzare da soli. È triste parlare oggi di Achille Lauro che ha un brano penoso e che ormai ruota attorno a se stesso. A me dispiace, poi magari è un ragazzo che sta cercando Dio. Da amico tiro le orecchie anche ad Amadeus.

Lo ritieni responsabile di quanto andato in onda?

Quando si ha la responsabilità della direzione artistica di un programma del genere, non si possono avallare ancora una volta le buffonate di Lauro. Capisco che non si possa censurare, anche perché io per primo sono contro ogni tipo di censura, ma da direttore artistico puoi consigliare, dirgli: "Achille, evitiamo cadute di stile quest'anno". Vedendo la buffonata che è stata messa in scena ieri, sono rimasto profondamente deluso e anche un po' sconsolato con Amadeus. Gli direi: "La prossima volta vigila o ti mando le Guardie svizzere" (ride, ndr).

Amadeus e Don Fabrizio Gatta
Amadeus e Don Fabrizio Gatta

Hai avuto modo di sentire Amadeus in mattinata, magari per commentare il successo negli ascolti?

No, immagino che non lo sentirò. Ieri ha finito che erano quasi le due. Stamattina ha la conferenza stampa. Ci siamo visti l'ultima volta due domeniche fa, quando è venuto ad assistere alla Messa.

So che tra voi c'è una bella amicizia.

Tra colleghi non sempre scorre buon sangue, ma con lui c'è sempre stata grande intesa, così come l'avevo con Fabrizio Frizzi. Persone che si rispettano, si vogliono bene e magari sono accomunate dalla stessa fede, si guardano con un occhio dolce, di relazione. C'era una dimensione affettuosissima con Frizzi e c'è anche una profondità con Amadeus.

Hai già una canzone preferita tra le dodici che abbiamo ascoltato nel corso della prima serata del Festival di Sanremo?

Mi sono piaciuti Gianni Morandi e Massimo Ranieri. Hanno una sacralità musicale, che non possiamo mischiare con la volgarità di Lauro. Ranieri ha cantato una preghiera profonda, meravigliosa, che si rivolge a tutti i disperati, ai migranti. E noi ci troviamo a parlare di Achille Lauro che si tocca i genitali. Poi il brano di Morandi è meraviglioso. Davvero splendido. Gianni è il simbolo di una generazione che non si arrende, che attraverso le ferite della vita, fa passare anche la grazia dello Spirito Santo. Evviva Morandi, evviva Ranieri e abbasso Achille Lauro.

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