Tiziana Ronzio (Tor Più Bella): “Dobbiamo ricostruire Tor Bella Monaca: il quartiere è casa nostra”

Come è la situazione a Tor Bella Monaca? Fanpage.it ne ha parlato con Tiziana Ronzio, che abita nel quartiere e che da quasi 10 anni si occupa del territorio come presidente dell’associazione di rigenerazione urbana e sociale, Tor Più Bella, da qualche settimana sotto scorta.
A cura di Beatrice Tominic
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Tiziana Ronzio, presidente dell'associazione Tor Più Bella.
Tiziana Ronzio, presidente dell'associazione Tor Più Bella.

Tiziana Ronzio, di Tor Bella Monaca e presidente di Tor Più Bella, l'associazione di rigenerazione urbana e sociale al servizio della comunità di Tor Bella Monaca. Come è iniziato questo impegno?

L'impegno è iniziato quasi dieci anni fa, ormai. In tutto questo tempo ho conosciuto sempre più persone nel quartiere. La parte buona è riconoscente, vuole il bene del quartiere e ti aiuta quando può. La parte non buona, invece, è infastidita dalla nostra presenza. C'è il bambino che quando mi vede per strada mi saluta con la mano, felice. E il vicino di casa che mi fa sgarbi appena può.

Quanti siete nell'associazione?

Come iscritti non siamo tantissimi, qualche decina, ma quando c'è bisogno diventiamo davvero marea. In tanti partecipano ai nostri eventi, dall'Opera in piazza alle mattinate per la pulizia delle strade e delle piazze di Tor Bella Monaca. Ma le iniziative non finiscono qui, ognuno dà il proprio contributo.

Ad esempio?

C'è una signora di più di novanta anni, amata soprattutto dai più piccoli: lei è diventata per tutti la signora delle crostate, perché fa questi dolci buonissimi e li mette a disposizione della comunità. Non solo lei. Un altro signore, più o meno della stessa età della donna, ora sta creando la cassetta della posta di Babbo Natale. La utilizzeremo a dicembre, per imbucare le letterine di bimbi e bimbe in attesa del 25. E poi ci sono Don Antonio Coluccia e Maricetta Tirrito. Loro sono fondamentali.

Qual è il loro ruolo nell'associazione?

Sono le colonne portanti, sono i nostri occhi nel territorio. Sono carismatici e davvero fondamentali perché trovano soluzioni. Don Coluccia ha tirato fuori dalla piazza di spaccio due ragazzi qualche tempo fa. Non gli è servito dire loro di uscirne, ma ha trovato loro un alternativa, un lavoro. E poi sono stati loro a scegliere. Con Maricetta, invece, abbiamo aiutato una donna, affidandola a chi era più in grado di noi di farlo.

È questo il ruolo di Tor Più Bella, creare nuove opportunità?

Sì, vogliamo far capire a tutti che creare e ricostruire il quartiere è possibile. Anche se non sta bene a tutti. Alla criminalità locale non conviene che cittadine e cittadini abbiano un'alternativa. Così sono finita sotto scorta.

Com'è vivere sotto scorta?

Quando vivi sotto scorta ti cambia la vita. Prima mi era stata affidata una vigilanza che serviva a me, ma era una sicurezza in più anche per il quartiere. È arrivata dopo segnalazioni e denunce, sporte sia da me che dall'associazione. Poi hanno ritenuto che fosse necessario affidarmi la scorta. È un colpo al cuore.

Perché?

Cambia tutto. Tutte le cose semplici, la vita che hai conosciuto fino al giorno prima non esistono più. Gli agenti sono come degli angeli custodi, non voglio sembrare priva di gratitudine. Ma se voglio andare al supermercato, non posso farlo quando mi va. Serve organizzazione e condivisione. Se voglio prendere una pizza con le amiche, non possiamo andare in auto insieme. Se voglio farlo con i miei figli nemmeno, perché in macchina con me c'è spazio solo per uno di loro.

La notizia della scorta è arrivata all'improvviso?

Più o meno. Le denunce c'erano, forse i rischi sono aumentati. Intorno a me vedo tanta riconoscenza, le persone del quartiere mi fermano anche solo per ringraziarmi. Forse potevo immaginarlo. Ma viverlo è diverso. Così come è difficile vivere insieme a persone che vogliono il male mio e dell'associazione.

Ad esempio?

Se con Tor Più Bella organizziamo la pulizia degli spazi, magari uno di quelli condivisi nelle palazzine, c'è chi arriva e fa semplici dispetti. Sradica una pianta o rompe un vaso, per far capire la propria disapprovazione. Non è necessario che succeda granché. Basta anche un'occhiataccia o una parola detta mentre cammino davanti a loro. Si tratta di miei vicini di casa, ci prendo l'ascensore insieme.

In che senso?

Viviamo nello stesso palazzo. Avevo paura di aspettare l'ascensore o di rientrare la sera: verificavo sempre che alcuni determinati personaggi fossero usciti. Davanti al supermercato c'è tutta la fila dei ragazzi che spacciano: io li vedo quando vado a fare la spesa. E loro vedono me. Anche andare dal dottore è difficile: è il medico di tutti, curano me quanto loro.

Ultimamente Tor Bella Monaca è tornata nelle cronache cittadine e non solo.

È tornata nelle cronache in un modo pensate, dall'agguato a Don Coluccia durante la fiaccolata, all'incursione durante i lavori di decoro urbano dell'associazione, quando è stata ferita Maricetta, fino all'assassinio di quel ragazzo, ucciso per strada davanti ad una scuola.

Molti dicono che è una cosa negativa, io non credo. I problemi nel quartiere ci sono, secondo me è meglio parlarne. "Se parliamo di cose brutte, facciamo il male del quartiere", dicono alcuni. Secondo me non è così, è proprio l'opposto. Fare finta che il problema non ci sia e, di conseguenza, non affrontarlo, è peggio.

Qual è la situazione adesso?

Sempre la stessa, i problemi restano. La fila dei soldatini che spacciano davanti ai negozi non è normale. I ragazzini uccisi da ragazzi poco più grandi di loro che li hanno investiti mentre correvano in auto senza avere la patente, non è normale. Anzi, questa è più una roulette russa. Oggi è capitato a loro, domani potrebbe capitare a te. Il problema esiste.

Però Tor Bella Monaca è anche altro. È un quartiere pieno di verde, ci sono tanti servizi. Poi c'è il degrado che lo rovina. Non si tratta solo di droga, ma anche le case popolari abbandonate a se stesse. Quando non ci si prende cura di uno spazio, se non si fa il proprio lavoro, la gente si abitua talmente al brutto che poi non si riesce a capire quale si la differenza. E non si fa niente per riconquistare il quartiere.

Qual è allora la soluzione?

Forse è un'idea pesante, ma occorre restituire alle forze dell'ordine il loro ruolo. Oggi hanno le mani legate, devono tornare ad avere il potere che meritano, per arrivare alle soluzioni, perché a volte pure per loro è difficile e complicato fare gli arresti. Ma anche inasprire le pene e fare in modo che le persone che hanno commesso il reato non tornino a casa loro, nello stesso luogo in cui hanno fatto il danno.

Capita spesso?

Sì, quasi sempre. Poi occorre anche fare attenzione alle persone che arrivano a Tor Bella Monaca. A volte si tratta di clandestini, tante facce nuove in un giorno solo. Non hanno lavoro, non hanno casa. E poi, per vivere, si affidano alla criminalità locale che già si serve di tantissime persone del quartiere. Anche questo deve cambiare. Non perché le persone non possano arrivare da altri Paesi nel nostro territorio, ma perché non possiamo permetterci che si aggreghino allo spaccio, già fitto, di quartiere.

Cosa fare per sradicare la criminalità a Tor Bella Monaca?

Oltre a tutto questo, occorre trovare un'alternativa ai ragazzi. Trovare loro lavoro e studio: abbiamo una delle più alte percentuali di abbandono scolastico della capitale. E fare in modo che possano diventare più consapevoli su ciò che stanno facendo. Una vedetta che guadagna 300 euro al giorno soltanto per stare appoggiato ad un muretto e porta a casa 3mila euro al mese è più conveniente di fare il muratore o altri lavori. Occorre far capire ai ragazzi la differenza fra un lavoro onesto e quello di vedetta, che automaticamente li fa diventare complici dei pusher. Sulla sicurezza occorre investire tanto.

E per i cittadini che vivono in quella cosiddetta "zona grigia"?

Occorre investire sulle attività del territorio. Molte persone si sono chiuse in casa, non si creano problemi se fuori c'è il degrado, se il loro citofono non funziona. Finché non tocca a loro. Non è un luogo bello, ma è un luogo da ricostruire. Casa non è soltanto l'appartamento in cui mangiano e dormono. Occorre riprendersi il territorio: casa non finisce quando ci si chiude la porta d'ingresso alle proprie spalle.

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