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La protesta dei docenti parte da Tor Bella Monaca: “300 euro in meno in busta paga, ridateci i nostri salari”

I lavoratori e le lavoratrici del liceo Amaldi di Tor Bella Monaca hanno lanciato una petizione per chiedere che il loro salario sia adeguato all’inflazione: “Immaginate che dall’oggi al domani vi impongano una nuova tassa del valore di circa 300 euro al mese prelevata direttamente sul vostro salario: cosa fareste?”.
A cura di Natascia Grbic
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È in corso proprio in questi giorni la trattativa del contratto nel settore scuola e università. Un percorso liscio? No. Perché secondo quanto denunciato da diversi insegnanti, il contratto in discussione non terrebbe conto dell'aumento dell'inflazione che si è avuta negli ultimi anni. Un aumento di pochi euro in busta paga, equivarrebbe quindi a una perdita reale di circa 300 euro. Una situazione comune al pubblico impiego e a quello privato, che mette in difficoltà migliaia di lavoratori in tutta Italia.

Proprio per questo motivo, 130 lavoratori e lavoratrici del liceo Amaldi di Tor Bella Monaca a Roma hanno lanciato una petizione su Change.org dal titolo "Difendiamo i nostri salari. No alla ‘tassa' da inflazione", annunciando allo stesso tempo una settimana di mobilitazione che andrà dal 31 marzo al 6 aprile. "Dal 2022 al 2024 i prezzi delle merci sono saliti in media del 17,3%. Un bene che costava 100 euro ora ne costa 117,3. È la cosiddetta inflazione – si legge nella petizione – Il rinnovo contrattuale per il mondo della scuola prevede un aumento nominale medio del 6% pari a circa 150 euro lordi (quasi tutti già inseriti nell’attuale busta paga che aumenterebbe di pochi euro) a fronte, però, di una perdita media del potere d’acquisto di 450 euro (17,3%). La differenza di 300 euro equivale dunque a una enorme “imposta occulta" mensileche noi lavoratori e lavoratrici del mondo della scuola, così come dell’intero pubblico impiego e del lavoro privato, stiamo di fatto già pagando. L'inflazione cresce ben più rapidamente di ogni millantato ‘incremento', i nostri salari reali si sono di fatto significativamente ridotti".

Come riportato anche nella petizione, dal 2010 al 2024 i prezzi sono cresciuti del 32,7%, mentre la riduzione dei salari reali nella scuola è stata di oltre il 20%. "Nel 2010 ci servivano 5,4 mensilità per comprare una Fiat Panda, oggi 8,8", fanno notare. "Siamo ormai arrivati al limite. Insegnanti, ricercatori, operai e impiegati con questi salari non reggono più. Non affrontare in maniera adeguata la crescita dell'inflazione determina difficoltà a vivere in modo dignitoso o addirittura a sopravvivere".

Cosa chiedono i docenti? Che questa ‘tassa' occulta sua di fatto ritirata, e che i salari siano adeguati all'inflazione con aumenti seri, e non pochi euro. "Noi partiamo dalla nostra scuola – concludono i lavoratori e le lavoratrici del liceo Amaldi – ma con la speranza che tutti e tutte coloro che condividono la nostra stessa emergenza salariale convergano su questa iniziativa e diano forza a una possibile mobilitazione comune. È ora di dire basta: ridateci i nostri salari".

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