La nuova vita di Daniele Virgili, il vigile urbano che ha perso una gamba: “Sogno le Paralimpiadi”

A quasi quattro mesi dal terribile incidente che gli ha fatto perdere una gamba, l’agente della polizia locale Daniele Virgili racconta a Fanpage.it come è cambiata la sua vita e quali sono i suoi progetti per il futuro.
A cura di Simona Berterame
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Daniele Virgili, l'agente della polizia locale di Roma Capitale travolto da un'auto guidata da un carabiniere ubriaco, è rientrato a casa dopo quasi quattro mesi trascorsi in ospedale. L'incidente è avvenuto la sera del 6 novembre 2024; Daniele stava effettuando dei rilievi di un sinistro avvenuto poco prima insieme a due colleghe, quando è stato travolto da una macchina a forte velocità.

Dopo il violento impatto, il primo pensiero di Daniele è rivolto alla sua famiglia: "Non volevo che fossero gli altri a comunicare la mia morte ai miei cari perciò, siccome ero convinto che non ce l'avrei fatta, ho preso il telefono ed ho mandato un audio sul gruppo di famiglia per salutare tutti". Ce lo aveva raccontato proprio il fratello di Daniele, Riccardo Virgili, poche ore dopo l'incidente: "Mi diceva sto morendo, non mi sento più le gambe". Daniele viene trasportato d'urgenza all'ospedale San Camillo di Roma e i medici riescono a salvargli la vita ma non la gamba destra.

Lo incontriamo nell'abitazione della sua famiglia a Tivoli, dove da alcuni giorni sta cercando di fare i conti con la sua nuova quotidianità. "Mi manca un po’ quello che era la vita di prima, poi mi rendo conto della cosa più importante ovvero che ho ancora una vita e potevo non averla".

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L'affetto e la solidarietà

Nei giorni concitati dopo l'incidente, c'è stato un grande moto di solidarietà intorno a Daniele che oggi ci tiene a ringraziare tutti: "Tanti colleghi e non solo sono andati a donare il sangue e mi hanno aiutato, per me sono come una seconda famiglia". Un aiuto non solo materiale ma anche astratto, attraverso una valanga di messaggi di solidarietà che il ragazzo ha ricevuto e continua a ricevere da tutta Italia.

Il pensiero di Daniele è rivolto ovviamente anche ai dottori che sono riusciti a salvargli la vita: "Il 6 novembre per me è sicuramente un giorno terribile ma rappresenta anche la mia rinascita, l'inizio di una seconda vita ed è stato possibile solo grazie allo straordinario lavoro dei dottori dell'ospedale San Camillo di Roma".

I progetti per il futuro

Daniele non ha perso la forza d'animo ed ha tanti progetti per il futuro. Laurearsi, tornare a lavorare ma anche una protesi per poter tornare finalmente a camminare. Prima dovrà affrontare un nuovo intervento per rendere il moncone idoneo all'inserimento della gamba artificiale e nel frattempo dovrà continuare a fare fisioterapia. Ma nei suoi sogni a lungo termine c'è anche lo sport. "Sono in contatto con la squadra di basket in carrozzina dell'ospedale Santa Lucia, ma in generale sto cercando la disciplina più adatta a me e magari un domani chissà potrei partecipare anche alle Paralimpiadi".

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