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La Locanda dei Girasoli chiude: “Sottovalutati da persone e istituzioni, si poteva fare di più”

La Locanda dei Girasoli chiude entro fine gennaio: a rivelarlo un post su Facebook. Enzo Remicci, il presidente, dichiara a Fanpage.it: “Per un progetto così particolare si poteva fare di più”. Nel frattempo, però, arrivano provvedimenti dalla Regione Lazio.
A cura di Beatrice Tominic
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Foto da Facebook.
Foto da Facebook.

Lo hanno annunciato con un post sulla loro pagina Facebook: la Locanda dei Girasoli, il ristorante pizzeria situato in via dei Sulpici che dal 1999 offre lavoro a ragazzi con varie disabilità cognitive chiude definitivamente. Lo diceva da tempo Enzo Remicci, presidente del Consorzio Sintesi sotto cui è nata la  Locanda dei Girasoli, che oggi dichiara a Fanpage.it: "Con la pandemia si è scatenata la tempesta perfetta che immaginavo sarebbe capitata un po' più avanti." E invece, come già era successo dopo il lockdown, in questo periodo di pandemia la locanda continua a non registrare coperti: "Le istituzioni hanno sottovalutato il nostro progetto e probabilmente anche le persone lo stanno sottovalutando."

Alla base della chiusura, la mancanza di risorse e l'abbassamento del capitale netto: "In tre mesi abbiamo fatturato come facevamo in uno solo: sui social i post raggiungono i 3-4mila likes e sui food social, quelli dedicati al cibo, all'accoglienza e alla qualità del locale, abbiamo 5 stelle, ma poi a cena si presentano un paio di persone appena. – continua Rimicci – La zona forse non aiuta, perché il Quadraro non è un luogo di passaggio come potrebbe essere il centro di Roma o la zona del Gasometro o Testaccio, ma non ci sono risorse per immaginare di spostare il locale, sia per il costo degli immobili che delle licenze. Oggi siamo costretti a dover lasciare l'immobile, nonostante le molte promesse e, talvolta, anche l'impegno delle istituzioni."

Proprio tramite la regione Lazio, infatti, qualche anno fa la Locanda dei Girasoli è diventata punto di eccellenza dei prodotti laziali e, spesso, venivano organizzate presentazioni dei prodotti nel locale. "Non abbiamo mai chiesto liquidi, questo era un progetto per farci conoscere e guadagnare qualcosa. In queste occasioni si presentavano molte persone, dovevamo organizzare l'accoglienza e il punto degustazione, tenendo anche presente che avrebbero partecipato anche degli esperti: era molto faticoso, ma si è rivelato una buona risorsa", aggiunge ricordando l'esperimento di qualche anno fa. "Invece di questo passo saremo costretti a sciogliere la società entro fine mese. I conti parlano chiaro, ho degli obblighi legali e non ci sono soluzioni alternative".

La Locanda dei Girasoli, che è stata rilevata nel 2013 dal Consorzio di cui Remicci fa parte, era un modello da seguire sotto molteplici aspetti perché mostrava pienamente cosa vuol dire fare "impresa sociale": da una parte era un ristorante che doveva stare sul mercato, nel tempo è diventato un punto di riferimento."Era un nostro gioiellino perché ci eravamo accorti che era uno strumento utile per dare risposte alle famiglie, non soltanto dei nostri ragazzi e ragazze, ma in generale per tutte quelle persone che si presentavano al locale anche per cercare una risposta al futuro dei loro figli. Quando arrivava una mamma con un bambino o una bambina con la sindrome di Down o con altre disabilità cognitive e vedeva come reagivano i ragazzi e le ragazze nella locanda, trovava la speranza di un futuro: era un laboratorio per vedere come i ragazzi fossero in grado di sviluppare le proprie competenze, ma anche uno strumento per l'inclusione sociale."

Nel corso degli anni sono stati molti i riflettori puntanti sulla Locanda, non soltanto nel nostro Paese. "Non solo era importante dare lavoro ai nostri ragazzi, ma essere diventati nel tempo un esempio: sono venuti dall'estero a vedere cosa fosse e come funzionasse la locanda e, in alcuni casi, come ad esempio a Cracovia, hanno replicato sul nostro modello", spiega Remicci, raccontando quante persone arrivavano alla Locanda anche dalla Francia, dalla Catalogna, dalla Nuova Zelanda. Il lavoro, infatti, ha cambiato la vita soprattutto ai ragazzi e alle ragazze che ci hanno lavorato: "Sono diventati più indipendenti e individui presenti nella società: con la chiusura della Locanda molti di loro torneranno a restare chiusi nelle loro stanze o sul divano. Essendo un progetto così particolare credo si potesse fare di più: soltanto adesso si iniziano a muovere le istituzioni, ma se le cose si vogliono fare, si fanno. Occorre accogliere e non lasciare mai indietro nessuno, perché la civiltà si misura lì, sulla capacità di includere tutti nel ciclo della vita, un tentativo va fatto su tutti la società è evoluta e civile".

Gli aggiornamenti dalla Regione Lazio

Nella mattinata di oggi, 14 gennaio, la Regione Lazio ha organizzato una riunione per lunedì 17 gennaio alle ore 18 per discutere del futuro della locanda, che viene definita come "una esperienza importantissima per tutta la nostra comunità". Con l'incontro della prossima settimana si auspica che la situazione possa essere risolta: "Siamo felici che il Comune di Roma abbia manifestato sensibilità per la vicenda della Locanda dei Girasoli e siamo convinti che il suo contributo alla riunione sarà determinante per garantire definitivamente continuità a una realtà che tanto vuol dire per Roma e i suoi cittadini".

Scongiurare la chiusura della locanda è un passo importante: "Significa non lasciare che questa crisi metta in ginocchio l’ennesima attività che con fatica aveva costruito una comunità cooperante, arricchendo la vita della nostra città", ha comunicato in una nota la capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio Marta Bonafoni. "Già in passato la Regione Lazio con Arsial aveva stanziato risorse economiche destinate alla Locanda. Ora rinnoviamo il nostro impegno, che si muoverà in sinergia con l’assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative del Comune di Roma, Tobia Zevi, la Giunta capitolina e il Municipio Roma VII".

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