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Dalla Regione Lazio 300mila euro all’anno per orfani di femminicidio: approvato emendamento Pd

Le consigliere del Pd Mattia e Battisti: “Fondamentale che le Istituzioni si facciano carico degli orfani di femminicidio, soprattutto in questi giorni in cui assistiamo all’efferatezza di due femminicidi in poche ore, che stavolta hanno tolto la vita alle due giovani studentesse, Ilaria Sula e Sara Campanella”.
A cura di Enrico Tata
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La Regione Lazio ha stanziato 300mila euro annui per il triennio 2025-2027 in favore degli orfani di femminicidio. Il Consiglio regionale ha infatti approvato un emendamento a firma della consigliera del Pd Eleonora Mattia e sottoscritto dalla consigliera dem Sara Battisti, nell' ambito della discussione sulle variazioni al bilancio di previsione finanziario della Regione in corso ieri alla Pisana.

Contributo annuale per gli orfani di femminicidio

"Il fondo di 300mila euro annui complessivi, istituito con questo emendamento, è finalizzato all’erogazione di un contributo annuale, anche per il tramite del tutore, fino al compimento del 29esimo anno di età o all’impiego lavorativo se precedente, allo scopo di garantire un sostegno economico costante. Un contributo economico cumulabile con altri sostegni erogati dalla Regione o dallo Stato aventi medesimi oggetto e finalità, anche se riferiti allo stesso periodo di spesa", spiegano in una nota le consigliere Mattia e Battisti.

"Sostegno doveroso per affrontare un lutto così traumatico"

“Un sostegno doveroso verso tutte quelle bambine e quei bambini, le ragazze e i ragazzi della nostra regione che si trovano ad affrontare un lutto così traumatico, aggravato dal problema sociale della violenza di genere, che ha una dimensione collettiva. E’ quindi fondamentale che le Istituzioni per prime se ne facciano carico, soprattutto in questi giorni in cui assistiamo all’efferatezza di due femminicidi in poche ore, che stavolta hanno tolto la vita alle due giovani studentesse, Ilaria Sula e Sara Campanella. Questo è un primo segnale, tanto resta ancora da fare sul piano della prevenzione a livello culturale”, concludono.

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