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Attentato a Giovanni Paolo II, saggista chiede di riaprire le indagini: presto ascoltato anche su Orlandi

Ezio Gavazzeni ha inoltrato un esposto per chiedere alla Procura di Roma di riaprire le indagini sull’attentato di Giovanni Paolo II, di cui è ritenuto responsabile Ali Agca, noto anche per i presunti collegamenti con la scomparsa di Emanuela Orlandi.
A cura di Beatrice Tominic
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A sinistra Giovanni Paolo II, a destra Ali Agca, ritenuto il responsabile dell'attentato al papa.
A sinistra Giovanni Paolo II, a destra Ali Agca, ritenuto il responsabile dell'attentato al papa.

"Dovete riaprire le indagini sull'attentato di Giovanni Paolo II". È quanto richiesto con un esposto da Ezio Gavazzeni, saggista e autore del libro "Il papa deve morire". Il documento ha raggiunto i pm della Procura di Roma. Fino ad ora l'unico responsabile di quanto accaduto il 13 maggio del 1981 in piazza San Pietro è l'ex Lupo Grigio Ali Agca. Nel frattempo Gavazzeni presto sarà ascoltato dalla commissione bicamerale d'inchiesta per la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

La richiesta è arrivata dopo aver consultato numerosi documenti inediti tramite i quali, secondo il saggista, si delineerebbe la pista del terrorismo armeno come matrice del tentato omicidio di Karol Wojtyla.

L'attentato a Giovanni Paolo II

Secondo quanto riportato nell'esposto, Gavazzeni si sarebbe imbattuto in una serie di evidenze che dimostrano come agli inquirenti dell'epoca, soprattutto al giudice istruttore Ilario Martella (che, fra gli altri, si è occupato anche dei casi di scomparsa di Orlandi e Gregori, ndr), siano stati "omessi dagli apparati elementi essenziali per fare luce sull'attentato al pontefice polacco". Il materiale utilizzato per redigere l'ultimo saggio è immenso: si tratta di oltre 480 documenti dei servizi segreti Sisde e Sismi, di Questure e Ministero dell'Interno, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di altre fonti, grazie alle quali sarebbe emersa la necessità di maggiori accertamenti sull'attentato del maggio 1981.

Dal 1977 al 1983, per sei anni, i terroristi armeni dell'Asala (Esercito Segreto per la Liberazione dell'Armenia) avrebbero inoltrato minacce di morte al papa, proprio mentre a Roma il gruppo avrebbe compiuto "azioni con morti e feriti, alcune rivendicate contro l'attività del papa e del Vaticano, impegnato assieme al Dipartimento di Stato Usa e al governo italiano a far espatriare intellettuali, scienziati e tecnici specializzati e le loro famiglie dalla Repubblica Sovietica d'Armenia (ospitandone numerosi in pensioni gestite dalla Chiesa nella capitale italiana)", si legge nel libro.

Cosa c'entrano i servizi segreti con l'attentato a Giovanni Paolo II

Come già emerso per quanto riguarda il caso di scomparsa di Emanuela Orlandi, che risale proprio al 1983, anche in questo caso i servizi segreti italiani avrebbero avuto un ruolo sull'episodio, in particolare negli ultimi tre anni, dal 1980 al 1983. Una circostanza che, secondo Gavazzeni, sarebbe inquietante.

Secondo quanto scoperto, lo Stato italiano avrebbe trattato con i terroristi dell'Asala (gli stessi che avrebbero minacciato di morte Wojtyla secondo quanto appreso dal saggista, ndr) a Beirut, tra il 1980 e il 1983 anche dopo l'attentato, avvenuto nel mese di maggio di quest'ultimo anno. "Le trattative sono avvenute con la mediazione dei palestinesi dell'Olp di Yasser Arafat. L'accordo finale venne firmato dall'allora ministro dell'Interno Oscar Luigi Scalfaro il 19 agosto del 1983, come da documento autografo ritrovato – ha spiegato Gavazzeni – Una nuova indagine potrebbe mettere la parola fine alla vicenda".

Per l'attentato, infatti, sono stati svolti quattro processi che seguivano la cosiddetta "pista bulgara", adesso presa in considerazione anche per le scomparse delle due ragazzine, Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi in quegli stessi anni, sia per il presunto coinvolgimento di un ministro che per la presenza sospetta di un richiedente asilo in Vaticano proveniente proprio dalla Bulgaria. "Hanno dato esito di assoluzione per insufficienza di prove e ci hanno lasciato in eredità il solo lupo solitario Mehmet Ali Agca. Un po' grigio",ha poi concluso il saggista.

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