Alberto Bonanni, musicista pestato a morte a Monti: chiesta la conferma della pena per gli imputati
Aggredito, pestato a morte mentre suonava la chitarra per strada e poi morto dopo tre anni di coma. È la triste vicenda di Alberto Bonanni, il musicista preso a botte nel rione Monti e deceduto dopo un lungo periodo di agonia, trascorso in ospedale sempre in bilico tra la vita e la morte. La Procura di Roma ha chiesto la conferma della condanna a 14 anni di reclusione inflitta in primo grado ai quattro imputati per la morte di Bonanni: si tratta di Carmine D'Alise, Christian Perozzi, Massimiliano Di Perna e Gaetano Brian Bottigliero.
"Smettila di fare casino", poi il pestaggio
Secondo l'accusa si trattò di un'aggressione "particolarmente violenta e immotivata". I fatti risalgono al 26 giugno 2011, una calda sera di inizio estate: Bonanni era per strada nel rione Monti, intento a suonare la chitarra in compagnia di alcuni suoi amici. Ad un tratto venne accerchiato da Di Perna e gli altri, i quali prima gli intimarono di smettere di suonare e, subito dopo, si scagliarono contro di lui prendendolo a pugni fino a farlo cadere rovinosamente a terra. La violenza del branco rimarrà l'ultima immagine impressa nella memoria di Bonanni, che dopo dopo la caduta è entrato in un coma irreversibile che lo ha accompagnato per tre anni fino al definitivo decesso avvenuto il 7 dicembre 2014 in un letto d'ospedale a Subiaco.
Per la Procura si trattò di omicidio volontario
Dopo aver già scontato una pena in via definitiva per tentato omicidio, la morte del musicista ha aggravato la posizione dei quattro aggressori, per i quali l'accusa è si è trasformata in omicidio volontario: per tutti, la Procura capitolina ha disposto la condanna in primo grado a 14 anni di reclusione e ora, dodici anni dopo quel tragico incidente nel rione Monti, ne chiede la conferma.