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Venezia, tra acqua alta e referendum: ecco perché si vuole separare da Mestre

Domenica 1 dicembre si vota a Venezia per il referendum consultivo, che potrebbe determinare la divisione della città in due comuni: da una parte la Venezia lagunare, dall’altra Mestre. A favore del ‘sì’, e quindi per la separazione, si schierano lo scrittore Antonio Scurati e Beppe Grillo. Per il ‘no’ si sono spesi Massimo Cacciari, il sindaco Brugnaro, gran parte del Pd e della sinistra. Il governatore Zaia non ha voluto prendere posizione.
A cura di Annalisa Cangemi
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Le immagini di Venezia sommersa dall'acqua alta hanno fatto il giro del mondo, in quello che è stato il novembre peggiore nella storia della città lagunare, avranno sicuramente un riflesso sul voto di domenica 1 dicembre, quando 206.553 cittadini saranno chiamati a rispondere a questo quesito: "È lei favorevole alla suddivisione del Comune di Venezia nei due Comuni autonomi di Venezia e Mestre, come da progetto di iniziativa popolare n.8?". 

La città terrestre e quella marina sono unite da quasi un secolo, cioè dall'agosto 1926, quando al Comune di Venezia vennero annesse le aree di Mestre e Marghera. Pochi anni prima, tra il 1923 e il 1924, erano state comprese nel Comune anche le isole di Murano, Burano e Pellestrina.

Le urne saranno aperte dalle 7 alle 23: se vincesse il ‘sì' la città di Venezia sarebbe suddivisa in due Comuni, con due municipi, e due sindaci; se a prevalere fossero i ‘no', Venezia resterebbe un Comune unico, come è adesso, suddiviso in 6 circoscrizioni amministrative cioè le municipalità di Venezia-Murano-Burano, Lido Pellestrina, Chirignago Zelarino, Favaro Veneto, Mestre Carpenedo e Marghera.

Si tratta di un referendum consultivo: perché sia valido occorre che alle urne si rechino almeno 103.300 veneziani. Troppi i problemi che interessano, in modo differente, la laguna, cioè Venezia e le sue isole (91.370 abitanti in tutto), e la terraferma, cioè Mestre e il suo hinterland, di cui fa parte anche Marghera, con il polo industriale, l'aeroporto e l'importante porto per l'attracco delle merci (177.471 residenti).

A Venezia il livello della marea è rimasto per 50 ore sopra i 110 centimetri, un evento straordinario, mai registrato prima. Un dato che non può essere sottovalutato. Si contano centinaia di milioni di danni. L'ondata di piena da 1,87 cm dello scorso 12 novembre è stata di soli 7 cm inferiore al picco massimo di 53 anni fa, quando dopo un'alluvione l'acqua salì fino 1,94 cm. Nel frattempo è stato costruito il Mose, costato 7 miliardi di euro e mai entrato in funzione, la cui vicenda è legata a filo doppio a uno scandalo di tangenti, come abbiamo ricostruito qui. Sull'esito del referendum consultivo pesano anche le Grandi Navi e gli incidenti avvenuti nel Canale della Giudecca – come quello accaduto lo scorso 2 giugno, quando una nave da crociera della Msc si è scontrata con un battello da turismo, causando il ferimento di quattro turiste straniere – senza dimenticare naturalmente l'assalto dei turisti tra le calli.

Tutte questioni aperte e ancora senza soluzioni che, secondo l'opinione di tanti veneziani, un'amministrazione da sola non riesce a gestire. Sarebbe invece necessaria, questa la riflessione che fa chi voterà ‘sì', che la città lagunare fosse guidata un'amministrazione speciale ad hoc. E d'altra parte ne beneficerebbe anche Mestre, al momento considerata la periferia di Venezia.

Non è la prima volta che a Venezia si tenta un'operazione di questo tipo: in cinquant'anni di storia, quello di domenica sarà il quinto referendum, indetto per tentare una separazione. Le prime tre consultazioni, 1979, 1989 e 1994, sono state bocciate dall'inoppugnabile maggioranza dei ‘no' alla divisione; l'ultimo, quello, del 2003, è andato a vuoto perché non si è raggiunto il quorum. Questa volta, l'esasperazione prodotta dalle questioni che abbiamo elencato prima, potrebbe essere quella decisiva, che potrebbe generare uno smembramento della città. Se a trionfare fossero i ‘sì' Venezia scenderebbe al quarto posto tra i comuni veneti capoluogo di provincia, dopo Verona, Padova e Vicenza, mentre Mestre diventerebbe il terzo comune più popoloso della regione, il primo tra i non capoluogo di provincia.

I favorevoli e i contrari al referendum

Il referendum spacca anche la politica: il Pd e gran parte della sinistra sono per il "no" alla divisione, anche se tra i dem non mancano anche posizioni favorevoli alla separazione. Tra i sostenitori delle due Venezie c'è anche lo scrittore, e vincitore del premio Strega di quest'anno, Antonio Scurati (che a Venezia ha vissuto per vent'anni), e il Garante del M5s, Beppe Grillo (anche se molti pentastellati parteggiano per il "no").

Il governatore leghista del Veneto Luca Zaia non si è invece schierato in alcun modo, dichiarandosi "totalmente imparziale", mentre il primo cittadino Luigi Brugnaro, espressione di Forza Italia e centrodestra, e l'ex ministro Renato Brunetta sono per il ‘no'. Brugnaro però, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato legittima la richiesta di referendum, lo scorso settembre, aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla campagna elettorale, invitando i cittadini a boicottare il voto.

Per Massimo Cacciari, tre volte sindaco della città, uno sdoppiamento della città non farebbe altro che far lievitare i costi della politica, con un conseguente aumento del numero di funzionari e uffici. Secondo Cacciari Venezia potrebbe ottenere gli aiuti economici di cui ha bisogno, senza necessariamente separarsi da Mestre.

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