Da soli o con l’Europa? Il governo si divide sui dazi di Trump. Borghi (Lega): “Italia più debole se tratta insieme a Ue”
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La maggioranza continua ad andare in ordine sparso sul tema dei dazi al venticinque percento, che il presidente Usa Donald Trump ha annunciato di voler imporre sulle merci provenienti dall'Unione europea. Da una parte c'è chi chiede che l'Italia tratti da sola con Trump – puntando sul rapporto amichevole tra i due governi – per spuntare un trattamento di favore, magari migliore rispetto agli altri partner europei. Su questa linea ci sono Salvini e l'ala dura del leghismo. Dall'altra parte c'è chi sostiene la necessità di una risposta comune della Ue, come Forza Italia di Antonio Tajani e il governatore del Veneto Zaia, espressione della parte più moderata del Carroccio. In mezzo Giorgia Meloni, impigliata in un dilemma a cui ancora non ha trovato soluzione.
Le parole di Giorgetti
Parlando in conferenza stampa il 28 febbraio a palazzo Chigi, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti un po' a sorpresa si è schierato dalla parte di chi pensa che l'Italia debba fare da sola. A chi gli chiedeva quale dovrebbe essere la reazione alle politiche protezionistiche americane, Giorgetti ha risposto: "Penso che possa essere bilaterale, perché può essere bilaterale". E poco dopo ha argomentato: "La Commissione europea esercita il suo ruolo e anzi lo deve fare. Poi noto che ogni singolo Paese Ue si muove anche per conto proprio. Questo è un dato di fatto. Bene o male bisogna che ciascuno si muova anche per conto proprio".
Alle parole di Giorgetti hanno fatto eco poche ore dopo quell del leader del suo partito, Matteo Salvini. Parlando al Forum Masseria, organizzato da Bruno Vespa e da Comin & Partners. Salvini ha detto che i dazi Usa possono rappresentare un'occasione di guadagnare terreno per le imprese italiane, se si reagisce: "con dei rapporti seri, coerenti e bilaterali". Il capo della lega ha sostenuto che l'ipotesi di contro-tariffe ventilata dalla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen "fa ridere" e ha aggiunto: "Se mettiamo il futuro dell'Italia in mano a Macron ci suicidiamo. Trump è un uomo di business".
Ad argomentare la posizione leghista è il senatore Claudio Borghi, che a Fanpage.it dice: "Il discorso di Giorgetti è del tutto coerente con quanto abbiamo sempre detto. Io non so chi possa pensare che nel momento stesso in cui noi possiamo avere un un vantaggio comparato rispetto rispetto agli altri Paesi non ne dobbiamo approfittare, sarebbe da pazzi". Prosegue Borghi: "Non so se poi questa opportunità effettivamente ci sia, ma penso che debba essere assolutamente esplorata e sono certo che Giorgetti ne parli con cognizione di causa, visto anche che è appena tornato dal G7 dove c'era il ministro del Tesoro americano".
Di parere diverso però appare invece un altro big leghista, il governatore veneto Luca Zaia, che in un'intervista a Repubblica ha detto: "L'Unione europea deve rispondere in maniera unita", auspicando che di fronte al tentativo di Trump di dividere la Ue, questa parli con una sola voce. Dello stesso avviso è pure l'atro vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, per cui: "Le risposte sulla questione dei dazi sono di livello europeo, non di livello nazionale".
"Uno come Tajani che si occupa di diplomazia ovviamente la vede in questa maniera, ma chi si occupa di economia sa perfettamente che le posizioni all'interno dell'Unione europea sono asimmetriche", ribatte Borghi. Che aggiunge: "se quello che in questo momento irrita gli Stati Uniti è soprattutto l'export della Germania, unendoci con loro otterremo solo condizioni peggiori". Una posizione unica europea, però, non avrebbe un peso maggiore al tavolo delle trattative? No, secondo il senatore salviniano: "Andare a parlare con Trump in più Paesi che hanno tutto un surplus commerciale nei confronti degli Usa non rafforza la posizione, ma la indebolisce".
Per Borgh, invece l'Italia dovrebbe puntare sul fatto che " i nostri prodotti – lusso, cibo e simili, danno meno fastidio alle industrie americane di quelli tedeschi". "Quindi – conclude il leghista – è giusto capire se è possibile ottenere un trattamento di favore, che ovviamente ci avvantaggerebbe in modo enorme. Anche perché a quel punto un'Italia senza dazi rispetto ad altri Stati che li hanno diventerebbe un Paese attrattivo per aprire le imprese".
A fare ordine tra le diverse posizioni nella maggioranza, dovrebbe essere la premier Giorgia Meloni, che però al momento non si è pronunciata sulla questione. Da palazzo Chigi niente trapela nemmeno riguardo alle dichiarazioni di Giorgetti, che dunque al momento non possono essere considerate come la posizione ufficiale del governo. D'altronde, Meloni si deve muovere su un crinale complicato: da una parte rivendica il rapporto privilegiato con Trump, dall'altra strappare l'unità europea su una questione così importante avrebbe conseguenze politiche non indifferenti. E non è affatto detto che servirebbe a tutelare meglio gli interessi italiani. Domenica la premier sarà a Londra, per il vertice sull'Ucraina, convocato dal leader britannico Starmer. Quella potrebbe essere l'occasione per rompere il silenzio anche sulla guerra commerciale promessa da Trump.