Spadafora lancia Primavera: “Riportiamo a votare i delusi di Pd e M5s, solo un Csx unito può battere Meloni”

L'ex ministro per le Politiche giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora ha lanciato lo scorso 25 gennaio, l'Associazione Primavera, con l'obiettivo di rivolgersi agli elettori del centrosinistra delusi, che non si riconoscono più né nel Pd di Schlein, né nel M5s di Conte. Spadafora ha voluto raccontare a Fanpage.it il suo progetto.
Con Primavera si vuole a costruire un percorso in vista delle prossime elezioni politiche, che dovrebbero svolgersi nel 2027. Secondo l'ex ministro, l'unica formula per battere la destra di Meloni è presentarsi con un centrosinistra unito, federato attorno a un'identità comune. Il primo importante test per la coalizione sarà secondo Spadafora quello delle elezioni regionali in Campania, dove Pd e M5s potrebbero accordarsi per una candidatura unitaria, quella di Roberto Fico, ex presidente della Camera pentastellato.
L'Associazione Primavera si propone l'obiettivo di offrire un'alternativa a chi non si riconosce nel Pd di Schlein e nemmeno nel Movimento Cinque Stelle di Conte. In che cosa siete diversi?
Soprattutto nella capacità che stiamo avendo in questi giorni di raccogliere sui territori tutte le persone che in tutti i campi, dalla sanità all'imprenditoria, all'università, al mondo dell'associazionismo, fanno già bene il loro lavoro sui territori, ma che non sono riusciti a creare una connessione con i partiti loro di riferimento, i partiti del centrosinistra. E quindi insieme a tutte queste persone, e soprattutto a tantissimi giovani, con Primavera vogliamo ridare la speranza e la voglia di partecipazione e provare ad aiutare il centrosinistra ad essere competitivo alle elezioni del 2027.
Quindi stiamo parlando di un embrione di un partito, che potrebbe correre alle politiche, presumibilmente del 2027?
Noi ci siamo presi tutto il 2025 per fare bene questo lavoro dal basso, sui territori, senza velleità di partire già con l'idea che necessariamente si trasformerà in un partito. L'importante, soprattutto in questo momento, è la mobilitazione. Poi ovvio che bisogna dare però anche un obiettivo alle persone che partecipano. Quindi se vedremo da qui alla fine dell'anno, come io sono convinto, che questa partecipazione coinvolgerà sempre più persone, di sicuro l'idea di poter competere nel 2027 c’è, ma anche quella di sederci intorno a un tavolo, eventualmente con altre realtà che in questo momento vogliono dare una mano al centrosinistra e provare a vedere se ci sono valori, percorsi, temi comuni su cui stare insieme.
Chi c'è dentro l'associazione in questo momento?
Partendo dalla mia Regione, la Campania, c'è Anna Maria Minicucci, che ha amministrato, è stata direttore generale del polo pediatrico Santobono di Napoli, che oggi è un polo pediatrico di eccellenza. Penso a tantissimi civici. Il primo ad aderire a questa rete è stato Francesco Trasatti, presidente del Consiglio comunale di Fermo. Proprio nelle prossime settimane nelle Marche, faremo una prima riunione di civici che hanno aderito a questo progetto. Ma penso anche a tantissime realtà di associazionismo giovanile, con le quali stiamo dialogando e che in qualche modo confluiranno o faranno un percorso parallelo a quello di Primavera.
Possiamo dire che è un Movimento Cinque Stelle degli albori?
Sì, con una differenza, abbiamo un po' superato l'idea dell'uno che vale uno, nel senso che è sicuramente un grande spazio aperto e in questo può assomigliare in qualche modo all'esperienza iniziale del Movimento Cinque Stelle. Però in questo caso stiamo raccogliendo come protagonisti del progetto tutte persone che sui loro territori o nei loro ambiti, hanno già dimostrato di saper trovare le soluzioni ai problemi concreti dei cittadini.
Quindi il principio dell'uno vale uno è stato un errore?
Sì, soprattutto se pensiamo che voglia dire che ciascuno può fare qualsiasi cosa. La partecipazione deve essere sempre aperta a tutti, ma quando si tratta di assumere responsabilità e ruoli di gestione del Paese bisogna metterci le persone competenti e qualificate con esperienza.
Lei ha detto che il centrosinistra dovrebbe ritrovare un'identità comune. In questo momento sembra molto lontano da questo obiettivo, essendo molto diviso su temi cruciali come il riarmo, la difesa. Lei che cosa ne pensa dell'idea di Renzi, la proposta di unire un centrosinistra da Italia Viva ad Alleanza Verdi Sinistra con il Movimento cinque Stelle dentro, come unica possibilità per battere Meloni?
Se non fosse un'idea di Renzi sarebbe una bella idea. Nel senso che poi Renzi fa, Renzi disfa. Credo che faccia più un discorso di posizionamento suo personale. Non mi sembra che dalle sue parole nasca un'idea di progetto politico di visione del Paese. Detto questo, è pur vero che se le forze del centrosinistra non si uniscono intorno a un programma comune, sarà sempre più complicato pensare di poter battere Meloni alle prossime elezioni. Il Movimento cinque Stelle, che è il vero soggetto un po’ in bilico in questa scelta, alla fine o dovrà decidere con senso di responsabilità – come del resto però sta facendo anche in molti comuni e in molte regioni – di allearsi col Pd e trovare e valorizzare le cose su cui si è d'accordo, o rischia veramente di scomparire sempre di più. Quando si sta nel mezzo, come a volte cerca di fare il Movimento Cinque Stelle o anche Calenda, secondo me, non si viene ne capiti ne premiati dagli elettori.
A proposito di Calenda, al suo congresso di Azione ha detto che il Movimento cinque Stelle dovrebbe essere cancellato. Lei pensa che questa idea di creare una ‘coalizione dei volenterosi' in salsa italiana, lanciata da Calenda, con l'esclusione del Movimento Cinque Stelle, sia una mossa che spacca ulteriormente il centrosinistra?
Lo è sicuramente, ma è anche un modo per Calenda di continuare a esistere. Anche Calenda purtroppo, come Renzi, ha perso una grande opportunità di poter creare un progetto politico. Io credo che Calenda sbagli a parlare in questo modo del Movimento Cinque Stelle, perché comunque è una forza elettorale che rappresenta il 10% degli italiani e soprattutto che abbia bisogno lui di continuare a parlare in questo modo per tenersi stretto quel poco di elettorato che gli è rimasto.
Il prossimo 9 aprile ci sarà l'udienza della Corte Costituzionale in cui sostanzialmente si deciderà se Vincenzo De Luca potrà ricandidarsi o meno in Campania. Secondo lei che cosa potrebbe succedere? Quali sono gli scenari?
In tanti pensano che la sentenza non consentirà a De Luca di ricandidarsi. A quel punto, se è così, bisognerà vedere se comunque resterà all'interno del centrosinistra o farà delle sue liste. E dopodiché mi pare evidente che il PD abbia chiesto al Movimento Cinque Stelle di esprimere il candidato presidente. Si fa il nome di Fico, che sicuramente è una persona autorevole, che ha fatto il presidente della Camera. Quello a cui bisogna fare attenzione adesso è mettere insieme le due comunità del PD e del Movimento Cinque Stelle, perché è complicato pensare a una campagna elettorale dove Fico e De Luca possano stare insieme sul palco, dopo tutto quello che si sono detti gli uni contro gli altri. Quindi secondo me la situazione in Campania è ancora tutta da definire.
Le elezioni regionali in Campania in autunno saranno praticamente un banco di prova per le politiche, diceva lei "le prove generali". Secondo lei quello potrebbe essere il primo test per pesare questo progetto del centrosinistra unito?
Assolutamente sì, Soprattutto perché la Campania è la terra per eccellenza del Movimento Cinque Stelle. In molti collegi ha preso il 30 e il 40%. Mentre al Nord ha preso l'uno, il due e il tre. Quindi se dovessimo scoprire per le regionali che il Movimento in Campania è sceso ancora di più, vorrebbe dire che a livello nazionale il Movimento è sceso ben sotto il 10. E questo credo che negli equilibri generali del centrosinistra creerebbe non pochi problemi.
Le volevo fare un'ultima domanda. Lei è stato ministro del governo Conte dal 2021 a oggi sembra proprio che siamo passati in un'altra epoca. Stiamo arretrando secondo lei, nel campo dei diritti civili, sociali, nel dibattito, da quando è al governo la destra-destra di Meloni?
Credo che abbiamo fatto tantissimi passi indietro. Sui diritti civili, il clima che si è creato nei confronti, per esempio, delle comunità LGBTQ+, è un clima che non si vedeva da anni. Ma credo che in generale il governo Meloni stia provando a delegittimare tante realtà che sono invece le garanzie istituzionali del nostro Paese, a partire dalla magistratura. Ma anche delegittimare il lavoro di tanto associazionismo e di tanto mondo della cooperazione. Penso a tutto il tema degli immigrati. Insomma, credo che la Meloni stia facendo venir fuori il peggio della destra-destra che ci governa e credo che avrà bisogno di alimentare questo clima di odio e di paura sempre di più nei prossimi mesi, perché non sarà in grado di rispondere invece alle richieste dei cittadini e a quello che lei stessa aveva promesso di fare in campagna elettorale. Quindi credo purtroppo che ci aspetteranno mesi ancora più complicati. Ed è per questo che un centrosinistra unito, io spero anche con l'aiuto di Primavera, deve riuscire a rappresentare un'alternativa valida perché i cittadini possano fidarsi, riprendere la speranza e liberarci alle prossime elezioni di questa destra-destra.