Sanità, le pagelle del ministero alle Regioni: solo tredici raggiungono la sufficienza

AGGIORNAMENTO:
Le ultime valutazioni del Ministero della Salute sui "Livelli Essenziali di Assistenza" (Lea) evidenziano come il sistema sanitario italiano sia ormai diviso in due realtà ben distinte: da un lato ci sono i miglioramenti nelle prestazioni ospedaliere, dove i pazienti ricevono cure tempestive e appropriate, e dall'altro ci sono i settori più critici della sanità, come la prevenzione, gli screening oncologici e l'assistenza territoriale, dove il divario tra le regioni si fa sempre più marcato. Questo è particolarmente evidente nei risultati degli ultimi esami sui 24 indicatori che il ministero ha utilizzato per misurare la qualità e la quantità dei servizi sanitari in ciascuna regione.
Gli indicatori chiave: i risultati del Ministero
Il Sistema di Garanzia Lea analizza 24 indicatori fondamentali, suddivisi in tre aree: ospedale, prevenzione e distretto. I risultati per il 2023 mostrano un trend positivo solo per l'area ospedaliera, che costituisce il 50% della valutazione totale. I dati mostrano invece una situazione allarmante nelle aree di prevenzione e assistenza territoriale, con diverse regioni che non raggiungono nemmeno la sufficienza. Questi indicatori sono essenziali per capire quanto il Servizio sanitario nazionale riesca a garantire prestazioni sanitarie in modo equo e tempestivo su tutto il territorio italiano.
Le regioni sotto la sufficienza
Tra le 24 regioni analizzate, ben otto non superano la soglia della sufficienza in almeno una delle tre aree: queste regioni sono in difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione e i servizi territoriali. In particolare, la Valle d’Aosta è l'unica a registrare insufficienze nell'area ospedaliera, mentre regioni come Abruzzo, Calabria e Sicilia non raggiungono neanche i livelli minimi in prevenzione e distretto. Altre come Bolzano, Liguria e Molise mostrano invece carenze nell'area della prevenzione, mentre la Basilicata non ottiene i risultati attesi per le cure distrettuali.
Nel complesso, sei regioni non raggiungono la sufficienza nella prevenzione: Pa di Bolzano, Liguria, Abruzzo, Molise, Calabria e Sicilia e altre cinque regioni sono addirittura sotto la soglia dei 60 punti nell'assistenza territoriale, dimostrando la difficoltà di garantire servizi adeguati a livello locale.
Le disuguaglianze sanitarie: un divario sempre più marcato
Le differenze tra le regioni più performanti e quelle in difficoltà non si limitano però a una mera questione di numeri ma riflettono una disparità di accesso ai servizi sanitari che ha un impatto diretto sulla qualità della vita dei cittadini. Le regioni più avanzate, come il Veneto, la Toscana, l'Emilia Romagna e il Trentino, non solo riescono a erogare i Lea in modo adeguato ma attraggono anche pazienti da altre aree, contribuendo così a un saldo positivo di mobilità sanitaria. Questo flusso di pazienti, stimato in circa 5 miliardi di euro, rappresenta quindi una risorsa per queste regioni, mentre nel Sud la situazione è drammaticamente diversa, con un forte arretramento nei servizi territoriali.
La questione territoriale: un problema irrisolto
La sanità territoriale, già emersa come un punto critico durante la pandemia, continua così a rimanere la grande sfida del nostro sistema sanitario. Nonostante il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) avesse previsto investimenti per riorganizzare le cure primarie,i risultati attesi sembrano essere ancora molto lontani. I dati del 2023 evidenziano infatti che l'assistenza sul territorio è ancora insufficiente, e le riforme necessarie, come quella della medicina generale, sono state ostacolate da resistenze interne. A questo si aggiungono politiche di assistenza domiciliare e telemedicina, pensate per alleviare la pressione sugli ospedali, che non sono ancora riuscite a decollare in modo significativo.
D'Amato (Azione): "Senza investire nella prevenzione e nel territorio, il sistema rischia il collasso"
"Nel Lazio peggiorano due indicatori su tre: l'area della prevenzione e il setting del territorio. Nella prevenzione il Lazio scende di ben sei posti, passando dai precedenti 74 punti a 63 punti, nel 2022 eravamo all'ottavo posto tra le regioni italiane, mentre ora siamo al quattordicesimo", dichiara in una nota il consigliere regionale e responsabile Welfare di Azione, Alessio D'Amato, che aggiunge: "Nell'area distrettuale si perdono tre posizioni e il Lazio scende al quindicesimo posto tra le regioni italiane, passando da 72 punti a 68 punti. Purtroppo, quello che temevo si sta verificando, un peggioramento evidente per la parte della prevenzione e della medicina territoriale. Al di là dei toni enfatici utilizzati dal presidente Rocca, anche recentemente, la realtà è ben diversa e i numeri sono testardi". D'Amato ha poi aggiunto: "Se non si affrontano seriamente le politiche di prevenzione e un rafforzamento del territorio, gli ospedali saranno ulteriormente sovraccaricati, in una regione che ha uno dei maggiori tassi di invecchiamento a livello nazionale. Serve un maggior coinvolgimento di tutti i professionisti del settore della prevenzione e della medicina di base e del territorio, che in questi ultimi anni si sono sentiti abbandonati, a partire dai medici di medicina generale e pediatri fino alla rete dei farmacisti, fermi con la farmacia dei servizi. Avevamo una delle più alte coperture nelle vaccinazioni pediatriche, mentre oggi si stanno riaffacciando malattie che pensavamo debellate, come il morbillo, che può in alcuni casi essere particolarmente complicato per la salute, così come tutte le patologie di carattere respiratorio". Il consigliere regionale ha poi concludere: "Senza investire nella prevenzione e nel territorio, il sistema rischia il collasso e questo vale per il Lazio e per l’intero paese, che vede ad oggi un forte ritardo nell’attuazione del PNRR".
Zaia (Lega): "Veneto si conferma una vera eccellenza a livello nazionale"
"Non solo il nostro modello sanitario si conferma un'eccellenza nella prevenzione, nell'organizzazione territoriale e nelle cure ospedaliere ma dalla somma dei risultati in questi tre ambiti emerge al primo posto assoluto tra le regioni e provincie autonome italiane con un punteggio pari 287,1. È la conferma positiva del grande lavoro portato avanti in questi anni", dichiara così Luca Zaia, presidente del Veneto, di fronte "alla massima vetta raggiunta dalla sanità regionale".
"Siamo una vera eccellenza a livello nazionale: la nostra Regione da molti anni si è sempre attestata nei livelli più alti della classifica ma possiamo guardare con orgoglio che questo ulteriore risultato è stato raggiunto con un sostanziale miglioramento in tutte le aree rispetto ai dati del 2022. Questa indicazione segna che è stato definitivamente superato il guado del dopo pandemia e delle difficoltà rimaste in eredità dopo quel triste e complesso periodo. È il segno di quale grande lavoro è stato portato a termine nel raggiungimento degli obbiettivi e nel garantire servizi di qualità anche nelle maggiori difficoltà. Per questo, non è secondario constatare che il Veneto non ha mai fatto mancare la qualità ed ha raggiunto un simile risultato garantendo sempre l'equilibrio di bilancio", ha concluso.
Amendola (Pd): "Basilicata ultima nei Lea, vogliamo chiarezza"
"I dati elaborati dal ministero della Salute sulla qualità e la quantità dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), ci indicano una Basilicata in fondo alla classifica tra le Regioni italiane. Viene bocciata, in particolar modo, per quel che riguarda le cure territoriali e di prossimità. Proprio quegli elementi che la pandemia Covid ci aveva mostrato come quelli su cui investire maggiormente per fornire assistenza immediata e garantire un più capillare diritto alla salute", ha dichiarato così il deputato dem, Enzo Amendola: "Proprio per questo nel Pnrr, tra gli obiettivi, era stato finanziato un piano da 7 miliardi, che però con i ritardi di messa a terra da parte del Governo difficilmente vedrà la luce prima del 2026".
Amendola ha poi aggiunto: "La Giunta Bardi si dimostra inattiva sul piano gestionale e di richieste a Roma e arrogante rifiutandosi di ascoltare le proposte che arrivano dal gruppo Partito democratico Basilicata sull’abbattimento delle liste di attesa e sugli investimenti infrastrutturali. Una situazione che, oltretutto, andrà ad aggravarsi con l'Autonomia differenziata che sui Lea e sulla medicina territoriale ha i suoi punti di maggior criticità. Chiediamo alla Giunta regionale chiarezza sugli investimenti e sulle prospettive sanitarie di un territorio che, allo stato attuale, non è solo bocciato dagli indicatori ma appare anche drammaticamente abbandonato a sé stesso".