Salvini chiude all’invio di soldati in Ucraina: “Non ha senso parlarne ora, prima arriviamo alla pace”
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"Abbiamo 7.500 soldati impegnati in missioni di pace in giro per il mondo, per una spesa di oltre un miliardo di euro. Prima di ipotizzare la spesa di un euro in più, o l'invio di un soldato in più, occorre essere assolutamente certi di cosa si fa e come, altrimenti l'esempio dell'Afghanistan non è lontano dalla nostra memoria". Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, alla conferenza dell'associazione della stampa estera, tracciando una linea netta sulla disponibilità dell'Italia a inviare militari a Kiev. Nel corso del confronto, Salvini ha parlato anche della necessità di stringere nuovamente i rapporti con la Russia, oltre che delle elezioni tedesche.
Inviare soldati in Ucraina? "Capiamo se ci sono anche gli Usa"
Criticando la proposta di Emmanuel Macron sull'invio di soldati in una missione di pace, Salvini ha continuato: "L'Italia non ha mai detto di no" alle missioni di pace internazionali, ma "bisogna valutare come, con chi, per quanto tempo, in quali condizioni, per evitare salti in avanti". Per spingere l'Italia a inviare i propri soldati "dovranno essere molto convincenti", ha aggiunto.
A chi chiedeva quali fossero le condizioni giuste, il vicepremier si è limitato a rispondere: "La precondizione necessaria è che finisca la guerra. Parlare oggi di mandare soldati italiani in terra di guerra non ha senso. Prima Putin e Zelensky devono deporre le armi e poi ragioneremo di tutto". E, in più, "capire se ci sono gli Stati Uniti o no".
Agli Usa e all'amministrazione Trump Salvini ha riservato i soliti elogi: "Se dopo tre anni di guerra e morti, si ipotizza un dialogo tra Russia e Ucraina il merito non è sicuramente dell'Europa ma di Trump". Anche se poi "starà a Zelensky valutare dove fermarsi e come concludere". E ancora: "La spinta di Trump va presa in modo positivo dalle istituzioni europee", e "se qualcuno in Europa sta distruggendo interi comparti industriali non lo fa per colpa di Cina o Trump, ma per ignoranza, arroganza o malafede".
La questione dell'invio di soldati resta comunque distinta dal sostegno militare all'Ucraina. Salvini ha confermato che se ci sarà un altro pacchetto di aiuti a Kiev la Lega lo voterà: "Abbiamo sempre votato aiuti economici e militari, fin quando ci sarà la guerra lo faremo".
Salvini insiste sul riallacciare i rapporti con la Russia
È alla Russia che si sono rivolte molte delle domande dei giornalisti, visti gli stretti rapporti in passato tra il Carroccio e Mosca. "La guerra ha cambiato qualsiasi rapporto, quando scateni una guerra tutto salta", ha commentato il leader leghista. Detto questo, ha ribadito che dopo la guerra le cose dovranno tornare come prima.
"La Russia è un grande Paese, a guerra finita conto che torni un interlocutore per l'Europa. Meglio così che lasciarla nelle mani della Cina, penso che il ragionamento di Trump sia questo quando parla di terre rare e territori. Molto più utile per le potenze occidentali avere una realtà come la Russia più vicina a Bruxelles che a Pechino".
A chi faceva notare che la Russia in questi anni ha commesso moltissimi delitti, dal presunto omicidio di Navalny alle centinaia di prigionieri politici, fino ai crimini di guerra, Salvini ha risposto cambiando argomento: "Ci sono organi di stampa che danno voce ad Hamas, che è un'organizzazione terroristica che chiede in cambio di un bambino morto 150 galeotti palestinesi".
Questo "non ferma qualcuno dal parlare di due popoli due Stati (cosa di cui parla anche il governo italiano, ndr), addirittura alcuni riconoscendo Hamas come interlocutore". La priorità, ha detto il vicepremier, è "la pace, con tutti i problemi interni che ci possono essere in Russia come in altri Paesi. L'importante è che non ci siano altri centinaia di migliaia di morti, poi ognuno pagherà per quello che ha fatto".
No all'esercito europeo, sì all'aumento di spese militari
Salvini si è anche opposto all'idea di una difesa comune europea: "Se l'Europa è quella che ha portato al collasso interi settori produttivi, l'ultima cosa intelligente da fare è mettere su una difesa comune europea: sarebbe un disastro. Preferisco degli Stati nazionali forti che investono. Se mettiamo Ursula von der Leyen a capo di un esercito comune europeo dura venti minuti, poi si arrende".
Una storia diversa, invece, per quanto riguarda l'aumento delle spese militari italiane, che è fortemente richiesto anche da Donald Trump. "Sicuramente si può fare, bisogna fare delle scelte". Ovvero, ha spiegato, "o è tutto fuori dai vincoli europei, e allora è un altro paio di maniche, oppure l'ultima cosa che faccio è tagliare la spesa sanitaria per aumentare quella militare".