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Rai, Di Maio: “È giusto non pagare il canone se il servizio pubblico resta quello di oggi”

Luigi Di Maio afferma che se la Rai resta così come è oggi “pagare il canone non è certo giusto”: “Se non togliamo la pubblicità e non si comincia a fare buona tv, oggi non pagherei un euro per il servizio pubblico”. E sui vaccini spiega: “Ne rendiamo obbligatori quattro e poi aumentiamo se ci sono epidemie o problematiche”.
A cura di Stefano Rizzuti
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Solo pochi giorni fa era emersa una possibile proposta del Pd in vista del voto del 4 marzo, una idea che riguarda da vicino una fetta enorme di italiani: l’abolizione del canone Rai. L’ipotesi era stata lanciata da Matteo Renzi, segretario dem, e subito criticata da molti: su tutti il ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda. Sul tema è tornato oggi il candidato alla presidenza del Consiglio del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, intervistato dal Corriere della Sera. Anche la posizione del capo politico del M5s è netta: “Se la Rai resta così com’è, pagare il canone non è certo giusto”.

Di Maio afferma che oggi non pagherebbe un euro per la Rai se le condizioni restano quelle attuali del servizio pubblico: “Se alla Rai non togliamo la pubblicità soprattutto quella sul gioco d'azzardo, se non comincia a fare una buona tv, e di cultura, se prima non riusciamo a fare la riforma è così. Oggi non pagherei un euro”, dichiara.

Il capo politico del Movimento 5 Stelle torna inoltre sulla questione dei vaccini obbligatori per l’iscrizione a scuola, come previsto dalla legge Lorenzin. Di Maio ribadisce quanto già affermato ieri: “Ne rendiamo obbligatori quattro e poi aumentiamo se ci sono epidemie o problematiche”. Posizione in netto contrasto con quella della ministra della Salute Beatrice Lorenzin e del governo che puntano a prevenire eventuali problemi successivi proprio con l’obbligatorietà.

Sul rapporto con Beppe Grillo, garante del MoVimento, Di Maio garantisce: “Con Beppe ci sentiamo tutti i giorni e a fine settimana verrà con me, con noi, a depositare il simbolo al ministero. La campagna elettorale la farà, ed è il garante delle regole del Movimento, mentre io sono il capo politico e ho tutto l'onere dell'indirizzo politico, della formazione delle liste e delle trattative dopo il 4 marzo”.

Di Maio è ottimista in vista del voto del 4 marzo: secondo il candidato alla presidenza del Consiglio il M5s prenderà molto più del 30% alle urne. “Basta guardare a quello che è successo alle elezioni in Sicilia – spiega – abbiamo preso il 35%, nonostante ci fosse un brutto momento, tra inchieste e indesiderati”.

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