Pnrr, cosa ha detto il governo su un possibile rinvio della scadenza oltre il 2026

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza torna a far discutere. In Aula il ministro per il Pnrr Tommaso Foti ha fatto il punto su cosa intende fare il governo per recuperare i ritardi nei lavori e raggiungere gli obiettivi di spesa entro la scadenza fissata per il 2026. L'intenzione è quella di chiedere una "rimodulazione sul piano", che non riguarderà alcuni ambiti come "le case di comunità e ospedali comunitari, gli asili nido e gli investimenti ferroviari nel mezzogiorno", ha detto Foti.
Nella sua ultima relazione la Corte dei Conti aveva evidenziato alcune criticità sullo stato di avanzamento del Pnrr, soprattutto per i progetti relativi a inclusione e coesione, sanità e istruzione. Il rischio, più volte sottolineato dalle opposizioni, è quello di non riuscire a spendere le risorse assegnate da Bruxelles e completare i lavori entro giugno 2026.
Per questo motivo nelle scorse settimane erano circolate indiscrezioni su una possibile richiesta di rinvio della scadenza al 2027 da parte del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Ipotesi che Foti per il momento esclude. "Non so dove il Ministro Giorgetti abbia detto questo. Io ho letto un condizionale su Repubblica, che non mi pare sia la Gazzetta Ufficiale, almeno non lo è per me", ha dichiarato. Per ottenere una proroga infatti, servirebbe modificare il regolamento europeo sul Pnrr, ma questa operazione richiede l'approvazione di una maggioranza di 15 Stati su 27, mentre per cambiare il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 serve l'unanimità. "Credo che oggi l'obiettivo di tutti debba essere quello di raggiungere tutti gli obiettivi, non di posticipare i termini", ha detto Foti.
Un'altra strada per posticipare la scadenza e scampare alla bocciatura del Piano si basa sull'uso dei fondi di coesione. Il governo starebbe valutando di spostare alcuni progetti in bilico dall'ambito del Pnrr a quello della Coesione e guadagnare così un altro po' di tempo. La Commissione europea sarebbe favorevole a riallocare le risorse e permettere così di concludere i lavori ancora da completare. Tra questi ci sono i progetti per l'efficientamento delle reti idriche e la costruzione di impianti per la gestione dei rifiuti.
La linea è stata confermata anche dall'ex ministro e vicecommissario europeo, Raffaele Fitto. "Se gli Stati membri ritengono di avere dei progetti che non si completeranno entro quella data possono utilizzare questa possibilità che viene con la decisione che abbiamo previsto di poter spostare i progetti dal Pnrr alla Coesione. Questo ci consente di ottenere due risultati: il primo di salvaguardare l'intervento e quindi poterlo realizzare, il secondo di rientrare in una programmazione che ha un termine di scadenza al 31 dicembre del 2029 e per quegli stati membri che utilizzeranno le opzioni alle quali abbiamo fatto riferimento addirittura un anno in più, perché c'è la possibilità di prorogarlo fino al 2030". In questo modo quindi, il governo potrebbe allungare i termini di altri quattro anni. Tuttavia settori chiave come le infrastrutture o gli asili nido saranno esclusi da questa ‘rimodulazione', rischiando di rimanere al palo.