Perché i dazi di Trump o sono un bluff, o faranno malissimo agli Usa: l’opinione dell’economista
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Donald Trump ha annunciato che ci saranno "dazi del 25%" nei confronti dell'Unione europea. Anche la data dovrebbe già essere segnata: il 2 aprile è il giorno indicato per il via alle tariffe sui prodotti europei – anche se non è ancora chiaro quali. Per quanto riguarda l'Italia, uno studio di Confindustria ha affermato che i settori più esposti sarebbero bevande e farmaci, oltre alle auto già citate da Trump.
Da parte sua, l'Ue ha risposto affermando che reagirà "in modo fermo e immediato", stando a un portavoce della Commissione europea. Il presidente Usa ha aggiunto che se ci saranno dazi reciproci gli Usa "smetteranno di comprare dall'Europa, e vinceranno". La prospettiva, insomma, sembra essere quella di una possibile guerra commerciale vera e propria.
Cosa significherebbe questo per l'Italia e l'Europa? E, più direttamente, che effetto avrebbe sui cittadini quando vanno a fare la spesa? Per fare chiarezza, Fanpage.it ha intervistato l'economista Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia Politica all'università di Roma Tor Vergata. Becchetti ha detto che una guerra commerciale potrebbe avere ricadute negative più sugli Usa che sull'Europa, e che quindi l'Ue dovrebbe rispondere "pan per focaccia" a Trump, spingendolo a un passo indietro. E anche i consumatori potrebbero giocare un ruolo: "Usiamo il voto col portafoglio".
Professore, siamo all'inizio di una guerra commerciale?
Trump usa l’arma dei dazi come minaccia per ottenere vantaggi. Appena si accorge – o i suoi consiglieri gli fanno capire – che una guerra commerciale danneggia gli stessi Stati Uniti si ferma. È questa sinora la storia del primo annuncio di dazi verso Messico e Canada che ha provocato la reazione accomodante (sbagliata) del Messico, che si è affrettato ad annunciare che avrebbe mandato l’esercito alla frontiera per frenare il flusso di immigrazione illegale negli USA.
Qual è la reazione giusta?
Il leader canadese Trudeau ha usato l’approccio "pan per focaccia", ovvero ha minacciato dazi analoghi in ritorsione alla mossa americana. E Trump ha sospeso la decisione per un mese.
Anche l'Europa deve muoversi in questo modo quindi?
Noi dobbiamo seguire la strategia canadese, perché essere accomodanti vorrebbe dire assecondare e rendere redditizia la prepotenza di Trump, che continuerà quindi ad usare questa strategia anche in futuro. Sbagliatissimo quindi fare come Lagarde, presidente della Bce, che si è affrettata a dire che dobbiamo comprare più gas liquido e armi dagli Usa per evitare i dazi. Al contrario dobbiamo annunciare che se gli Usa li metteranno verso di noi, applicheremo lo stesso principio verso le loro esportazioni.
Penso che Trump sia furbo ma non stupido. E si renderà conto che una guerra commerciale danneggia per primo chi la inizia, riducendo il commercio nel suo complesso e generando tensioni inflattive per l'aumento dei prezzi di beni che gli americani continueranno a consumare ed importare.
Con il meccanismo dei dazi varati dagli Usa chi ‘ci perde' di più, tra americani ed europei?
A seguito di un dazio possono succedere molte cose. I consumatori americani di ceti medio-alti continueranno a preferire i prodotti agroalimentari di qualità italiani piuttosto che le loro imitazioni (il Parmigiano reggiano invece del parmesan, per esempio) anche se i primi costeranno qualche dollaro in più.
Certo ci sarà anche chi, con redditi più bassi e una domanda più elastica al prezzo, smetterà di comprare i nostri prodotti. Tutto questo produrrebbe rischi di aumento inflazione negli Stati Uniti e una perdita di Pil al massimo di qualche decimale per il nostro Paese.
Quello che accade di solito è anche una modifica dei flussi commerciali. I Paesi che subiscono i dazi tendono a rafforzare i rapporti tra di loro e questo è un danno ulteriore nei confronti di chi avvia la guerra commerciale, cioè gli Stati Uniti
Non è ancora noto quali settori saranno colpiti dai dazi statunitensi, Ipotizzando che siamo ampi quali possono essere le ricadute in Italia? Si può dare una cifra?
Qualche decina di miliardi di euro, corrispondenti a qualche decimale di Pil. Ma, ripeto, o Trump è furbo ma intelligente, e allora si tratta di un bluff o, come diciamo in teoria dei giochi in economia, di una minaccia non credibile. O Trump non è intelligente o razionale, e allora sarà il primo a pagare le conseguenze della sua mossa. Ma in questo caso un prezzo lo pagheremmo anche noi, nella misura di cui sopra.
Se l'Ue alza le tariffe sulle importazioni statunitensi, cosa cambierà per i cittadini?
Se noi mettiamo contro-dazi questo aumenta i prezzi dei prodotti importati, se continuiamo a consumarli. L’esempio più interessante da questo punto di vista è quello, concreto e recente, dei dazi sul prodotto finito dell’auto cinese. Che ha reso queste auto più care, quindi fatto un danno ai nostri consumatori. Come dicevo però, i dazi portano a trasformazioni dei flussi commerciali.
I cinesi in risposta hanno fatto quello che fecero i giapponesi di fronte ad una mossa analoga negli anni ’80 verso le loro auto. La Nissan in joint venture con un’azienda europea creò le cosiddette “fabbriche cacciavite”, dove si assemblavano auto giapponesi. In questo modo l’importazione in Europa era solo delle componenti dell’auto e non del prodotto finito ed il dazio veniva così eluso. Lo stesso sta accadendo con le auto cinesi.
Con una politica di dazi reciproci c'è anche il rischio che l'inflazione torni a crescere?
Sì, è proprio questo il problema. Ed è quello che mi fa pensare che Trump alla fine desisterà, perché l’inflazione è il male che ha promesso di debellare. Le ultime decisioni della Fed di non abbassare ulteriormente i tassi d’interesse perché l’inflazione è ancora attorno al 3% non sono certo una buona notizia per i cittadini americani.
I prezzi tornerebbero a salire in fretta anche in Europa?
Sì, anche da noi si potrebbero creare tensioni, ma solo se applicassimo i contro dazi. Sarebbe una sorgente inflattiva diversa rispetto a quella che abbiamo vissuto fino a poco fa, originata dai prezzi del gas che ha colpito soprattutto alimentari ed energia. In quel caso, ha agito come una vera e propria tassa regressiva che ha colpito più in proporzione i ceti poveri, nel cui carrello della spesa alimentari ed energia pesano di più.
C'è chi sostiene che Trump voglia spingere l'Europa ad aumentare la propria spesa militare, e i dazi siano solo uno strumento per farlo. È d'accordo?
È un’ipotesi coerente con la mia principale. Ovvero che l’arma dei dazi è una minaccia (poco credibile) per ottenere vantaggi in altri campi. Per questo dobbiamo fare di tutto per dissuadere Trump dall’usare questa strategia, ovvero rendere la sua minaccia non credibile e poco efficace. Con una risposta ferma del tipo “pan per focaccia”, e non certo con una risposta accomodante stile messicano o stile Lagarde.
Quando al tema della difesa, dobbiamo riconoscere che su questo Trump ha ragione.
In che senso?
Noi facciamo affidamento su un bene pubblico finanziato in gran parte dagli Stati Uniti. Non è detto che questa benevolenza sia permanente e comunque ci fa restare in una condizione di dipendenza. La difesa comune europea è un traguardo importante, un elemento di deterrenza contro il rischio di scoppio di nuove guerre, uno strumento d’indipendenza e forse lo stimolo a fare l’altro passo avanti decisivo che ci manca, quello del debito comune.
Pensa che ci sia una tendenza a considerare Trump un ‘folle' (per così dire) e a non prendere sul serio la sua linea politica ed economica? Dall'inizio del suo mandato ha mostrato di volersi spingere più in là di quanto fatto in passato.
Come detto, basta leggere qualunque manuale di economia per capire che una guerra commerciale danneggia tutti. Chi la minaccia dunque, se è razionale, spera in realtà di agitarla come minaccia efficace per ottenere vantaggi da qualche altra parte. La risposta ferma è fondamentale per scoprire il bluff e rendere la minaccia non credibile.
C’è la possibilità che Trump non sia razionale, o s’impunti varando comunque la misura. In questo caso vale la pena pagare un piccolo prezzo per reagire, far sperimentare i danni della scelta e dissuadere gli Stati Uniti e tornare sul sentiero passato.
La risposta è in mano a governi e istituzioni europee. Cosa possono fare nel frattempo i cittadini?
Per aumentare la deterrenza e dissuadere Trump possiamo mettere in moto dal basso il meccanismo del “voto col portafoglio”. I mercati sono fatti di domanda e di offerta, e la domanda siamo noi. I canadesi hanno indetto oggi una giornata "don’t buy American", Tesla in Europa ha avuto un crollo delle vendite. Usiamo il voto col portafoglio per difendere la cooperazione multilaterale, l’apertura razionale ed intelligente dei commerci tra i popoli.