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Perché bisognerebbe aumentare il distanziamento fisico contro il coronavirus fino a 2 metri

La distanza minima da adottare per diminuire i rischi di contagio rimane quella di un metro, ma specialmente in quei contesti dove ci troviamo a rimuovere la mascherina, ad esempio mentre mangiamo al ristorante, sarebbe meglio interporre almeno due metri tra sé stessi e le altre persone. Lo afferma il nuovo report di Iss e Inail, in collaborazione con Aifa e ministero della Salute, sulle “Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione”.
A cura di Annalisa Girardi
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Ormai da diverse settimane l'Italia, come il resto d'Europa, sta affrontando la diffusione delle varianti di coronavirus. E lo sta facendo applicando una stretta alle misure di contenimento in vigore, in modo da frenare l'impennata della curva di contagi. In parallelo l'Istituto superiore di sanità, in collaborazione con il ministero della Salute, l'Inail e l'Aifa, ha diffuso un nuovo documento contenente "Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione". Al di là delle restrizioni e dei divieti, per quanto riguarda le regole quotidiane alla base della lotta al contagio, già nelle prime righe gli esperti non indicano di "modificare le misure di prevenzione e protezione basate sul distanziamento fisico, sull'uso delle mascherine e sull'igiene delle mani", ma si appellano ad una "applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure".

Le misure di sicurezza devono cambiare con le varianti?

Tuttavia vengono fatte alcune specificazioni del caso. Ad esempio, rispetto al distanziamento fisico, anche se non ci sono evidenze scientifiche che ci impongano di aumentare la distanza di sicurezza in seguito alla comparsa delle nuove varianti, si ritiene "che sarebbe opportuno aumentare il distanziamento fisico fino a due metri, laddove possibile e specialmente in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria (come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo)". In altre parole, la distanza minima da adottare per diminuire i rischi di contagio rimane quella di un metro, ma specialmente in quei contesti dove ci troviamo a rimuovere la mascherina, ad esempio mentre mangiamo al ristorante, sarebbe meglio interporre almeno due metri tra sé stessi e le altre persone.

L'efficacia dei vaccini anti-Covid contro le varianti

Questo per quanto riguarda le misure non farmacologiche di contrasto al virus. Invece, rispetto ai vaccini si legge che "studi preliminari in vitro condotti sulla risposta immunologica (umorale e cellulare) evocata dai due vaccini a mRNA, BioNtech/Pfizer e Moderna, hanno evidenziato una ridotta attività neutralizzante da parte del siero dei soggetti vaccinati nei confronti della variante sud-africana e della variante brasiliana", mentre "l’efficacia del vaccino AstraZeneca risulterebbe bassa per prevenire forme di malattia di grado lieve o moderato nel contesto epidemico sud-africano, a dimostrare la capacità della variante di eludere parzialmente la risposta immunitaria evocata dal vaccino". Ad ogni modo, il report sottolinea come non sia ancora noto l'effettivo impatto delle varianti e che infatti anche l'Organizzazione mondiale della sanità ha affermato "che lo studio ha un campione troppo limitato per una valutazione sulla malattia severa", anche se "evidenze indirette mostrano una protezione contro questa forma".

Anche i vaccinati devono rispettare le misure di sicurezza

Gli esperti comunque ribadiscono che nonostante i vaccini anti-Covid disponibili riducano significativamente la probabilità di sviluppare la malattia clinicamente sintomatica, nessuno di questi conferisce un livello di protezione del 100%. Inoltre, la risposta immunitaria può variare da individuo a individuo e comunque  la durata di tale protezione non è ancora stata stabilita. Non è tutto: "Al momento, non è noto se i vaccini impediscano completamente la trasmissione di SARS-CoV-2 (infezioni asintomatiche). Quindi, seppur diminuito, non è possibile al momento escludere un rischio di contagio anche in coloro che sono stati vaccinati". Ragione per cui anche coloro che sono stati vaccinati devono continuare a rispettare tutte le regole anti-contagio.

"Questo ancor più alla luce dell’attuale situazione epidemiologica che vede la comparsa e la circolazione di nuove varianti virali, che appaiono più diffusive rispetto al virus circolante nella prima fase della pandemia e per le quali la protezione vaccinale potrebbe essere inferiore a quella esercitata rispetto al ceppo virale originario", si prosegue.

Per quanto riguarda invece la vaccinazione nei soggetti che hanno già contratto il Covid-19 si specifica che questa si è dimostrata sicura anche in coloro che sono guariti. E si aggiunge: "È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e, preferibilmente, entro i 6 mesi dalla stessa". Unica eccezione "i soggetti che presentino condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, i quali, pur con pregressa infezione da SARS-CoV-2, devono essere vaccinati quanto prima e con un ciclo vaccinale di due dosi".

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