video suggerito
video suggerito
Caso Paragon

Paragon, Casarini: “Spiano gli attivisti e liberano i torturatori. Dossier usati come merce di scambio con i libici”

Dopo la conferma dello spionaggio contro i fondatori dell’associazione italiana da parte del sottosegretario Mantovano, Luca Casarini spiega come la vicenda sia legata al caso Almasri: “Volevano i nomi dei testimoni della corte penale internazionale contro i torturatori libici”.
Intervista a Luca Casarini
Fondatore di Mediterranea Saving Humans
A cura di Antonio Musella
849 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Dopo quasi due mesi di misteri, smentite, ritrattazioni, e dopo innumerevoli versioni date dagli esponenti del governo Meloni sul caso dello spionaggio con il software Graphite della Paragon Solution, ai danni degli attivisti di Mediterranea Saving Humans e del direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato, nell'ultima audizione al Copasir, il sottosegretario Alfredo Mantovano, ha ammesso che i servizi segreti italiani hanno spiato Luca Casarini e Beppe Caccia, i fondatori dell'associazione italiana che si occupa del salvataggio in mare dei migranti. Per Mantovano l'attività sarebbe stata svolta nell'ambito del contrasto all'immigrazione clandestina, in quanto Mediterranea Saving Humans sarebbe considerata come un target sensibile. Ma a svolgere le intercettazioni non sarebbero state le forze dell'ordine ordinarie, ma addirittura i servizi segreti, ed in particolar modo l'AISE che si occupa degli affari esteri. Con Luca Casarini, fondatore di Mediterranea Saving Humans, abbiamo provato a ripercorrere le fasi di questa vicenda ed analizzare ciò che è emerso dalle dichiarazioni di Mantovano al Copasir.

Ora Mantovano ammette che i servizi segreti italiani hanno utilizzato il software di Paragon per spiare Mediterranea, come l'avete presa?

Dopo due mesi di mezze verità e bugie intere, è crollato il segreto di Stato. L'ammissione di Mantovano è il segnale che abbiamo vinto la prima battaglia che è quella della trasparenza, questo perché questa vicenda è rimasta aperta grazie alla mobilitazione del mondo dell'informazione, della società civile, grazie anche al contributo dei canadesi del Citizen Lab. Questo caso doveva essere già chiuso per qualcuno, invece li abbiamo beccati con le mani nel sacco. In tutto il mondo abbiamo fatto sapere i metodi da regime, lo spionaggio ai giornalisti e agli attivisti che praticano solidarietà, questo per noi è un punto importante. Ma questa vicenda non è finita, adesso bisogna andare fino in fondo. Il caso Paragon avviene subito dopo il caso Almasri e prima del caso Al Kikli, e ci mostra in maniera chiara i rapporti tra il nostro governo, la Libia e la Tunisia rispetto alle politiche di respingimento nel Mediterraneo.

Dopo Almasri, la presenza indisturbata in Italia Abdel Al Kikli, capo della milizia libica Stability Support Apparatus, ha riproposto il tema dei rapporti oscuri tra il nostro governo e i torturatori libici, questi casi possono essere collegati a Paragon?

Innanzitutto c'è il paradosso che la società civile viene spiata e i torturatori libici girano a piede libero. Il caso Paragon avviene subito dopo il caso Almasri, e questo ci fornisce una fotografia della realtà che nel mondo delle post verità è difficile avere. Un torturatore accusato di crimini contro l'umanità, inseguito da un mandato di cattura internazionale che viene protetto dall'arresto, dalla consegna alla corte penale internazionale e riaccompagnato a casa con un volo di Stato, e attivisti e giornalisti che sono un problema per la sicurezza nazionale. Questa è la realtà, che rompe tutte le ipocrisie, questi sono i fatti veri. E' stata tolta la maschera. E le vicende sono collegate senza dubbio.

Mantovano dice che Mediterranea Saving Humans è stata monitorata perché è un target sensibile sull'immigrazione clandestina, cosa si aspettavano di trovare nei vostri telefoni?

Parto da una considerazione che mi è stata fatta da alcuni super poliziotti della cyber sicurezza che si stanno occupando delle indagini, a seguito delle denunce che abbiamo presentato in diverse procure italiane. Mi hanno detto che noi siamo tra i più controllati d'Italia, proprio per le attività che svolgiamo. E questo è vero, basta guardare le numerose inchieste che si sono poi concluse con le assoluzioni o con le archiviazioni, io stesso sono stato indagato quattro volte per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, quindi lo so che siamo tra i più controllati d'Italia, e non abbiamo nulla da nascondere. Questi poliziotti mi dicevano che l'anomalia è proprio l'uso di Paragon. Che senso ha usare Paragon se le polizie e le procure già ci controllano? Se lo chiede anche chi sta indagando. Io credo che la soluzione dell'enigma sia il fatto che mentre le intercettazioni a cui io sono stato sottoposto da sempre, sono controllate dalla magistratura, l'uso di Paragon invece è proprio di apparati che non hanno il controllo della magistratura sul materiale che acquisiscono. Questo materiale, che si chiama intercettazione preventiva, non può essere nemmeno utilizzato nei processi, e quindi sono esenti dal controllo della magistratura.

Questo cosa comporterebbe?

Che questo materiale, frutto di questo tipo di intercettazioni con Paragon, serve per costruire dossier. Nella fattispecie cosa cercavano nei nostri telefoni che già non avessero? Cercavano l'unica cosa non pubblica, i nomi e i cognomi dei potenziali testimoni alla Corte penale internazionale sulle torture in Libia. E' un tema su cui noi stiamo lavorando, noi monitoriamo la violazione dei diritti umani nel Mediterraneo, e noi stiamo aiutando le persone ad andare alla corte penale internazionale a denunciare le torture subite dai capi delle milizie, che sono gli stessi che vediamo circolare in Italia tranquillamente. Questo è l'unico motivo per cui usare Paragon, avere una lista di nomi non pubblici, persone che anzi andrebbero tutelate, da fornire come merce di scambio con le milizie libiche, perché è chiaro che l'attività della Corte penale internazionale è molto pericolosa per gli accordi illegittimi ed in violazione del diritto internazionale che l'Italia ha con i torturatori libici come Almasri. Schedare chi vuole andare a testimoniare alla corte penale internazionale significa fornire alle milizie i nomi dei torturatori accusati e quindi rendere inefficaci le indagini o i mandati di cattura emessi dalla corte stessa, quelli presenti e potenzialmente anche quelli futuri.

Questa ipotesi, unita all'atteggiamento del governo italiano verso Almasri, Al Kikli ed altri, testimonierebbe il rapporto strettissimo tra il nostro governo ed i torturatori delle milizie libiche?

Assolutamente. Questa ipotesi è anche confermata dal fatto che Mantovano ha detto che è l'AISE (servizi segreti per gli affari esteri ndr) che usa Paragon contro di noi, e non l'AISI (servizi segreti per gli affari interni ndr) che avrebbe come presupposto il controllo sull'immigrazione clandestina che entra in Italia. Lo usa l'AISE  perché serve a loro nel quadro dei rapporti con le milizie libiche. L'attività su di noi è un'attività contro la Corte penale internazionale, per depotenziare le possibili azioni giudiziarie nei confronti dei capi milizia e togliere dall'imbarazzo il governo italiano se questi fossero presenti in Italia per esempio.

Perché per due mesi il governo ha messo in scena un tira e molla con versioni sempre diverse, per poi arrivare a dire la verità nel modo più candido possibile?

Ci sono due punti chiave, uno è Meta e l'altro è Paragon. Il tentativo del governo, immediatamente, è stato quello di tentare di smontare questo caso, quindi di insabbiarlo. Per farlo hanno tentato un approccio con Meta, che è avvenuto immediatamente dopo l'avviso che Meta ha inviato ai soggetti spiati. L'approccio è avvenuto tramite un contatto tra il governo italiano e l'avvocato rappresentante gli interessi di Meta in Europa, che si trova in Irlanda. Il secondo tentativo c'è stato circa 10 giorni fa, con l'incontro tra il responsabile global affairs di Meta a Palazzo Chigi con la presidente Meloni. In questi incontri hanno sicuramente proposto a Meta una mediazione, quindi una ritrattazione del loro allert inviato agli spiati. Questo perché Meta doveva essere audita dal Copasir, ma nell'audizione invece i rappresentanti di Meta hanno confermato tutto quello che già conoscevamo, quindi nessuna ritrattazione. L'altro punto riguarda Paragon, ed il tentativo di non far rompere il contratto tra il governo italiano e l'azienda israeliana. Questo volevano risolverlo non con la marcia indietro di Paragon, ma con una mediazione che prevede la sospensione del contratto e non la rescissione. Ma Paragon ha rescisso il contratto, proprio perché violava il codice etico sull'utilizzo del software, anche perché ormai era tutto pubblico. Sono questi i tentativi che hanno fatto in questi due mesi, mentre pubblicamente provavano ad insabbiare e a smontare il caso. Poi ci sono 5 procure che stanno soffiando sul collo di Mantovano, perché stanno facendo le indagini a seguito delle nostre denunce e quella del direttore di Fanpage.it. Dopo i tentativi falliti con Meta e Paragon, l'intervento delle 5 procure ha portato Mantovano a cedere e a dire la verità.

Poi c'era il segreto di Stato

Anche quello è stato un tentativo, ma è stato un tentativo a metà. Il segreto di Stato per poter essere posto deve essere formulato per iscritto secondo l'articolo 131 che lo norma. Bisognava fare un atto scritto con le motivazioni, e questa cosa non l'hanno fatta, quindi il segreto di Stato era una scusa. Non l'hanno formulato in forma scritta perché avevano poi le procure che avrebbero chiesto questo tipo di documento. Quindi hanno accampato il segreto di Stato per non rispondere in parlamento, tentando di vedere se il caso si sgonfiava, siccome invece c'è stata una mobilitazione civile senza precedenti della società civile e del mondo del giornalismo italiano, il caso non si è sgonfiato e Mantovano è capitolato al Copasir.

849 CONDIVISIONI
66 contenuti su questa storia
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views