Nicita (Pd) a Fanpage: “Trump e Musk diffondono odio contro minoranze e più deboli”

Fino a non troppo tempo fa sarebbe stato impensabile che un presidente americano si rivolgesse a un popolo definendolo ‘patetico' o che additasse intere categorie e minoranze, come invece ha fatto Donald Trump nei confronti di transessuali e immigrati (solo per citarne alcuni). Secondo il senatore del Pd Antonio Nicita, il ritorno del tycoon alla Casa Bianca sta contribuendo a una nuova degenerazione del dibattito pubblico, agevolato dalle logiche di piattaforme come X, che veicolano discorsi d'odio e linguaggi aggressivi. Elon Musk "è uno dei principali fautori", ci dice intervistato negli studi di Fanpage.it. Ma l'involgarirsi del linguaggio politico non si limita agli Stati Uniti.
Onorevole Nicita, parliamo di hate speech, di discorsi d’odio. Chi sostiene la libertà d’espressione parla di censura. È così? Le due cose confliggono?
L'ultimo che ne ha parlato in ordine di tempo è stato il vicepresidente Vance. L'idea che viene soprattutto dalla tradizione liberale, è quella che i discorsi d'odio nei confronti di minoranze o categorie di persone, cosiddette target, devono essere ammessi perché sono espressione della nostra libertà. In realtà, quello che non si considera per cui si chiama censura la capacità delle persone di contrastare i discorsi d'odio è che quello che fa un discorso d'odio, un'espressione d'odio, è pensare che alcune persone della nostra società non abbiano diritto a partecipare come tutti gli altri e che debbano subire nella loro vita quotidiana il peso del pregiudizio. Questo che cosa significa? Che le persone che sono vittime di espressione d'odio vengono limitate nella loro libertà di esprimere se stesse. Allora, se noi mettiamo insieme queste due cose, comprendiamo che quando una persona è vittima di hate speech di fatto vede limitata la propria libertà di partecipare alla società, e quindi questo significa che non c'è una contrapposizione fra libertà di espressione e contrasto alle espressioni d'odio perché quando non contrastiamo le espressioni d'odio stiamo difendendo la libertà di espressione di ciascuno di noi. Ciascuno di noi dovrebbe avere il diritto di poter liberamente manifestare se stesso senza dover essere discriminato per questo.
Nel suo libro lei dice che Elon Musk ha alimentato l’odio attraverso le sue piattaforme. In che modo? Quali sono le sue responsabilità?
Sapete che da diversi anni le piattaforme si autoregolamentano, con dei criteri che possono essere discutibili, per cercare di ridurre il livello di aggressività e di odio nei confronti di alcune categorie, in particolare di persone, dagli immigrati alle persone nere, oggetto di discriminazione. Innanzitutto, Musk ha eliminato questa forma di moderazione delle piattaforme, andando in contrasto alla legislazione europea. E poi, secondo le diverse statistiche di cui disponiamo, è uno dei principali fautori dei discorsi d'odio, con tweet antisemiti, anti-immigrati. È uno che mette benzina sul fuoco dell'odio, in particolare sia in Germania sia nel Regno Unito, luoghi nei quali lui sostiene movimenti di estrema destra, pur rimanendo sempre negli Stati Uniti.
Rimaniamo negli Stati uniti. Trump, rivolgendosi alle persone trans, ha detto "Se siete nate con Dna maschile non potrete mai essere delle donne". Ha messo in fila accuse pesantissime verso gli europei, che ha chiamato "parassiti". Attacchi del genere sarebbero stati ammessi nel dibattito americano, fino a qualche anno fa? Vede una degenerazione nel linguaggio politico?
C'è stata una degenerazione e la cosa che fa più impressione è che è una strategia. La degenerazione del dibattito realizza quella che io nel mio libro chiamo la banalizzazione dell'hate speech, cioè la banalizzazione del male. Sdoganare alcuni termini e un certo approccio politico in modo tale che poi non ci si meraviglia più del suo effetto. Trump è un presidente che ha appena detto che potrebbe riprendersi la Groenlandia con la forza e che dice una serie di affermazioni che poi, ripetute nel tempo, in qualche modo fanno sì che ci abituiamo ad una situazione totalmente inedita. Rispetto alle persone transessuali e in generale a tutte le questioni legate all'inclusività, sappiamo che Trump ha firmato un ordine esecutivo in cui sostanzialmente sta impedendo a tutte le istituzioni pubbliche americane di utilizzare termini che il nY ha elencato – circa 1500 – nei quali ci sono inclusività, disuguaglianza, contrasto alle discriminazioni. Sta colpendo l'idea che tutte le politiche di inclusività vanno eliminate e quindi certamente, anche tutto ciò che riguarda la omotransfobia diventa il punto principale della politica di Donald Trump.
Spostiamoci in Italia, dove negli scorsi giorni ha fatto discutere la reazione di Prodi nei confronti della collega Lavinia Orefici e in generale dei suoi eccessi d’ira in pubblico. Che ne pensa?
Partiamo dalla fine e cioè dal fatto che il presidente Prodi ha chiesto scusa. La prima volta che ho visto quanto accaduto mi è sembrato, perché lo conosco, un gesto – come è stato detto – di un nonno che fa una sorta canzonatura. Naturalmente, siccome non è un nonno, ma è una persona che ha avuto importanti incarichi pubblici e un riferimento per una parte importantissima del Paese, lui stesso si è scusato perché è un gesto che comunque non si deve fare. Quella però è sta una circostanza – con questo non voglio offrire giustificazioni – nella quale in cui non si stava facendo semplicemente una domanda. Era una provocazione un po' tipica di questa destra semplificative, cioè di prendere solo dei pezzetti. E in quel caso era un pezzo che la stessa presidente Meloni aveva letto alle alla Camera e che in qualche modo voleva sostenere l'idea che il Manifesto di Ventotene fosse un manifesto di folli utopisti comunisti o di una grande Europa degli hippie, come recentemente la stessa Meloni ha definito. Cioè un approccio provocatorio che nasce soprattutto non solo dalla mancanza di conoscenza della storia, ma dalla mancanza di rispetto di una parte importante della popolazione. Dobbiamo leggere questi episodi e contestualizzarli. Uno dei modi che noi dobbiamo avere per identificare le espressioni d'odio, i comportamenti inappropriati e le politiche di contrasto è comprendere il contesto nel quale si manifestano.
Non solo Prodi, recentemente anche il dirigente di Fdi Donzelli si è rivolto a un giornalista insultandolo. Come commenta?
Ovviamente questo è inaccettabile, anche perché tutti quelli, dal più importante al meno importante, che svolgono attività politica, hanno il dovere di rispettare i cittadini e le cittadine e quindi coloro, per esempio i giornalisti, che attraverso il loro mestiere che cercano di informare, ciascuno con i suoi talenti e con i suoi limiti. Quindi chi ha un ruolo politico, in particolare nella maggioranza, ha il dovere di rispettare il lavoro di queste persone che in fondo non fanno altro che esprimere un'idea. Questo mi consente anche di esprimere la mia solidarietà a Fanpage, al direttore e a tutti voi perché è successa una cosa della quale non abbiamo ancora spiegazioni. Noi come Pd abbiamo fatto diverse interrogazioni, anche nelle nostre Camere, su come sia possibile che in Italia ci siano delle situazioni in cui alcuni giornalisti o direttore di giornale risultano spiati senza che si sappia da chi e perché.
Che rimedi può mettere in campo la politica e nello specifico voi come Partito democratico? Avete delle proposte?
Io nel libro propongo un disegno di legge che depositerà in Senato e che si basa sull'idea di introdurre in Italia il concetto di "diffamazione verso un gruppo di persone". È diverso dalla diffamazione verso i singoli, che tra l'altro è coperta dal codice penale, mentre io vorrei tenere questo illecito in un ambito civile. Perché? Perché nell'hate speech non viene in campo soltanto l'offesa nei confronti della singola persona, ma l'offesa nei confronti della singola persona in quanto appartenente ad un gruppo che è oggetto di discriminazione. La diffamazione di gruppo che c'è già in Francia, in Germania e può consentire anche in un Paese come l'Italia, di contrastare i discorsi d'odio. La prima cosa che bisogna fare però, è che la politica si educhi a rispettare l'avversario. Non possiamo avere questi toni nei confronti di altri italiani, non possiamo avere questo livello di scontro nel Parlamento, non possiamo avere una presidente del Consiglio che anziché unire il Paese, viene in Parlamento per fare il capo dell'opposizione dell'opposizione.