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Libia mette al bando le Ong e interrompe operazioni dell’Unhcr: “Favoriscono insediamento dei migranti”

La Libia ha messo al bando le ong straniere, accusandole di favorire “l’insediamento dei migranti”, e ha sospeso anche le attività dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Sea Watch: “L’attacco all’azione umanitaria in Libia è un punto di non ritorno che richiederebbe un immediato passo indietro dagli accordi Italia-Libia”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il governo di Tripoli ha deciso di sospendere le operazioni dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e di altre 10 organizzazioni umanitarie, tra cui ci sono anche ong italiane, accusate di favorire l'insediamento illegale nel paese dei migranti provenienti dal continente africano e di promuovere idee in conflitto con i valori religiosi e sociali in Libia.

Stando a quanto riportato dal Libya Observer, l'Agenzia per la sicurezza interna (Isa) libica ha affermato che "l'Unione europea sta sfruttando la situazione in Libia e sta facendo ricorso a un metodo pericoloso per insediare i migranti in Libia sotto la copertura di progetti di sviluppo e di sostegno allo stato libico, utilizzando le ong internazionali come strumento esecutivo per l'insediamento graduale" dei migranti.

L'Isa ha quindi accusato le ong di "minare la sicurezza nazionale della Libia, di contrabbandare e riciclare denaro e di pianificare di diffondere ateismo, cristianesimo, omosessualità, decadenza morale e insediamento di migranti nel paese". Le ong finite sotto accusa sono: International Rescue Committee, Unhcr, Norwegian Refugee Council, Terre des Hommes Italia, International Medical Corps, Danish Refugee Council, Medici senza frontiere, Care Germania-Lussemburgo, Intersos, Acted e Cesvi.

Il portavoce ufficiale dell'Isa, Salem Ghaith, ha annunciato in una conferenza stampa ripresa dal sito informativo "Libya 24 News", la chiusura delle sedi centrali di diverse organizzazioni dopo aver accertato le violazioni delle leggi locali e internazionali. Ha spiegato che queste organizzazioni operano in base a licenze rilasciate dalla Commissione per la società civile libica, ma le indagini dell'agenzia hanno rivelato che alcune di esse perseguono obiettivi nascosti sotto le mentite spoglie di attività umanitarie.

L'agenzia ha anche denunciato che alcune organizzazioni hanno fornito sostegno a programmi in conflitto con la legge islamica, tra cui l'organizzazione francese Medici Senza Frontiere, che ha formato medici libici su quello che ha descritto come "aborto sicuro" senza il coordinamento con le autorità competenti. Nella dichiarazione si afferma che tali pratiche costituiscono una chiara violazione delle leggi libiche e dei valori religiosi prevalenti nel Paese.

L'agenzia ha invitato dunque il Ministero degli Affari Esteri ad adottare misure urgenti per affrontare queste violazioni, chiedendo una revisione completa del lavoro delle organizzazioni internazionali in Libia e un controllo più stringente delle loro attività. Ha inoltre invitato la comunità internazionale a rispettare la sovranità della Libia e a non sfruttare la situazione di instabilità per attuare programmi stranieri.

Le reazioni delle ong

"Dalla metà di marzo, l'Agenzia per la sicurezza interna libica (Isa) ha convocato e interrogato il personale delle organizzazioni non governative in Libia che si occupano di persone migranti e rifugiati, nonché lo staff di cliniche mediche private che collaborano a queste attività. I trasferimenti dei pazienti verso queste strutture sanitarie per ricevere cure mediche sono stati interrotti in seguito agli ordini dell'Isa", ha confermato Medici senza frontiere, una delle ong sotto accusa, che si dice "molto preoccupata per le conseguenze sulla salute dei pazienti e sulla sicurezza degli operatori e operatrici umanitari nel Paese".

Le autorità libiche hanno predisposto la chiusura amministrativa dei locali di Medici senza frontiere, che lavora nella Libia orientale e occidentale dal 2011 per fornire assistenza sanitaria di base, diagnosi e cura della tubercolosi, supporto alla salute mentale e consulenze sulla salute sessuale e riproduttiva a persone libiche e straniere.

L'organizzazione ha sempre lavorato, sottolinea, "in collaborazione con le autorità sanitarie libiche, da cui ha ricevuto l'autorizzazione a poter operare ne paese. L'unico scopo dei progetti di Msf in Libia è fornire assistenza medica alle persone con bisogni medici". Nel 2024, le équipe di Msf hanno effettuato 15.018 visite mediche, 3.024 sessioni di salute mentale e 2.035 visite per pazienti con la tubercolosi. Nel 2023, a seguito delle devastanti inondazioni che colpirono la Libia, la ong ha fornito assistenza medica di emergenza a Derna, supportando 2 centri di assistenza sanitaria primaria e effettuando visite mediche a quasi 5.000 persone. Msf ha, inoltre, fornito servizi di salute mentale, con sessioni individuali e di gruppo.

"L'attacco all'azione umanitaria in Libia è un punto di non ritorno che richiederebbe un immediato passo indietro dagli accordi Italia-Libia. Cade la maschera delle politiche migratorie con cui Italia e Unione europea da anni strumentalizzano la presenza umanitaria in Libia per giustificare e continuare a finanziare le politiche di respingimento. Oggi, che la Libia mette al bando l'Unhcr e nove ong internazionali, che posizione prenderanno l'Italia e i governi europei per proteggere lo spazio umanitario? Faranno finta di niente pur di portare avanti l'operazione di contenimento delle persone migranti sull'altra riva del Mediterraneo, anche al costo di farsi ricattare a discapito del rispetto dei diritti fondamentali delle persone in fuga, come nel recente scandalo Almasri?", è il commento di Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch.

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