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L’ambasciatore cinese a Fanpage: “Gaza è dei palestinesi, Trump sbaglia. E con i dazi danneggia gli Usa”

I negoziati tra Putin e Trump per la pace in Ucraina, il ruolo della Cina nella ricostruzione post-bellica, le relazioni tra Pechino e Mosca, sono alcuni dei temi caldi affrontati dall’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Jia Guide, in un colloquio con Fanpage.it.
A cura di Redazione
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Di Annalisa Cangemi e Davide Falcioni

In un momento in cui gli equilibri che si sono costruiti dopo la Seconda Guerra Mondiale sembrano quasi del tutto superati, in cui Donald Trump, nel giro di un mese, ha spazzato via l'ordine mondiale che conoscevamo, abbiamo voluto sentire il punto di vista di uno dei grandi attori in campo, la Cina.

Pochi mesi dopo l'incontro del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il presidente Xi Jinping a Pechino – primo viaggio in Cina di un leader del G7 all'indomani della rielezione di Donald Trump negli Stati Uniti – abbiamo chiesto all'ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Jia Guide, una riflessione sugli eventi delle ultime settimane, che sono un segnale chiaro della direzione che la nuova amministrazione americana ha intrapreso, che avranno pesanti conseguenze politiche ed economiche a livello globale.

Al centro del colloquio con l'ambasciatore ci sono naturalmente le trattative tra Stati Uniti e Russia per la pace in Ucraina, con l'esclusione di Kiev e dell'Europa, ma anche il ruolo della Cina nella ricostruzione post-bellica, le relazioni tra Pechino e Mosca, i piani di Trump su Gaza, la "riviera del Medio Oriente" secondo la versione dello spaventoso video creato con l'IA, i dazi doganali, prima quelli imposti a Canada, Messico e Cina, e poi la guerra commerciale dichiarata all'Europa. Per quanto riguarda i negoziati per la pace in Ucraina, l'ambasciatore ha detto a Fanpage.it che Pechino si aspetta "che tutte le parti interessate possano parteciparvi in modo tempestivo".

Quale ruolo ha svolto la Cina in questi tre anni di conflitto tra la Russia e l'Ucraina?

La posizione cinese sulla crisi ucraina è stata coerente, volta cioè a promuovere colloqui di pace e una soluzione politica. La Cina non è l’artefice di questa crisi, né tantomeno ne è parte, ma non è mai rimasta a guardare con compiacimento, né ne ha approfittato per trarne vantaggio, si è invece impegnata per convincere le due parti a una mediazione e per promuovere colloqui. A partire dall’escalation su vasta scala della crisi ucraina, il presidente Xi Jinping ha comunicato in modo approfondito con i leader di Russia, Ucraina, Unione europea, Sud del mondo e di molti altri Paesi e ha anche avanzato una proposta in quattro punti per il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese, l’osservanza degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, la considerazione delle legittime preoccupazioni di sicurezza di tutti i Paesi e il supporto a tutti gli sforzi per una risoluzione pacifica della crisi. Ha anche rilasciato importati dichiarazioni contro l’uso o la minaccia di utilizzo di armi nucleari, sostenendo che le armi nucleari non devono essere impiegate e le guerre nucleari non devono essere combattute. Inoltre, la Cina continua a fornire assistenza umanitaria all’Ucraina, manda inviati speciali per condurre la diplomazia della spola in molti Paesi, ha emesso insieme al Brasile il ‘Consenso in sei punti' e ha lanciato il gruppo
‘Amici della Pace' presso le Nazioni Unite, chiedendo che la situazione sul campo di battaglia non degeneri, la guerra non si intensifichi e nessuna parte alimenti lo scontro. La posizione obiettiva, equa e pragmatica della Cina e il suo ruolo costruttivo sono stati ampiamente riconosciuti dalla comunità internazionale. La Cina continuerà a schierarsi fermamente dalla parte della pace insieme alla comunità internazionale, creando le condizioni per raggiungerla e impegnandosi in questa speranza.

Oggi, però, al tavolo del negoziato siedono prevalentemente Trump e Putin. Credete si possa arrivare a una pace vera e duratura senza il coinvolgimento dell’Ucraina e senza ascoltare gli altri attori globali, come l’Unione Europea?

Vorrei sottolineare tre punti. Innanzitutto, la guerra non può portare la pace, l’unico modo per risolvere i conflitti è la negoziazione. La proposta in quattro punti del presidente Xi Jinping include che tutti gli sforzi che favoriscono una soluzione pacifica della crisi dovrebbero essere sostenuti, quindi la Cina accoglie con favore l’accordo raggiunto da Stati Uniti e Russia sull’avvio di colloqui di pace, allo stesso tempo ci aspettiamo anche che tutte le parti interessate possano parteciparvi in modo tempestivo. In secondo luogo, Russia e Ucraina sono vicini che non possono allontanarsi, quindi convivere in armonia è l’aspettativa comune di tutte le parti ed è anche l’unica scelta corretta, non dovrebbero esserci nodi indistricabili. L’auspicio cinese è che le due parti possano raggiungere la pace prima possibile e creare insieme un futuro migliore, tenendo conto delle reciproche ragionevoli preoccupazioni in materia di sicurezza e tutelando il legittimo spazio vitale di tutti i gruppi etnici. In terzo luogo, la guerra si svolge su un territorio europeo e riguarda la sicurezza europea, quindi l’Europa dovrebbe svolgere un ruolo ulteriore. La crisi ucraina ha un contesto storico complesso e un coinvolgimento con la realtà attuale, per risolverla è necessario affrontare sia i sintomi che le cause profonde. La Cina sostiene l’Unione europea, la Russia e le altre parti interessate nel raggiungimento, attraverso i negoziati, di un’architettura di sicurezza equilibrata, efficace e sostenibile e infine nel raggiungimento di una pace e di una stabilità a lungo termine in Europa.

Anche il ministro degli Esteri italiano Tajani ha detto che in questo momento il vero obiettivo di Trump sarebbe quello di allontanare la Russia dalla Cina, per questo sta concentrando tutte le sue energie per riavvicinare Mosca agli Usa. Pensate sia così?

Non molto tempo fa, il presidente Xi Jinping ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Putin ed entrambi i Capi di Stato si sono espressi in modo positivo riguardo allo sviluppo delle relazioni sino-russe. In effetti, Cina e Russia sono i maggiori vicini l’una dell’altra e anche i maggiori Paesi che hanno un’influenza globale. Avendo una linea di confine lunga oltre 4.300 chilometri, mantenere uno sviluppo sano e stabile delle relazioni bilaterali non è solo nell’interesse di entrambe le parti, ma infonde anche stabilità ed energia positiva nelle relazioni internazionali. Cina e Russia hanno sempre sviluppato relazioni internazionali fondate sui tre principi di non allineamento, non scontro e non dirette contro terzi e allo stesso tempo la cooperazione sino-russa non è influenzata da alcuna terza parte.

Se l’ONU lo chiede, la Cina è disposta a inviare forze di peacekeeping in Ucraina? E la Cina vorrà avere un ruolo nella ricostruzione post-bellica?

Non commento situazioni ipotetiche. La Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo nella risoluzione politica della crisi ucraina. A questo proposito, vorrei sottolineare che l’Ucraina è anche un importante partner per la Cina, che è stata uno dei primi Paesi a riconoscerne l’indipendenza. Inoltre, tra i due Paesi sono state stabilite relazioni amichevoli e cooperative complete nel 2001 e un partenariato strategico nel 2011. Negli ultimi anni, la Cina è sempre stata il principale partner commerciale dell’Ucraina e i due Paesi hanno costantemente promosso una cooperazione pragmatica nei settori dell’agricoltura, delle risorse energetiche, della costruzione di infrastrutture, della finanza, dell’alta tecnologia e così via. La Cina continuerà a collaborare con l’Ucraina per eliminare i fattori sfavorevoli, far progredire le relazioni bilaterali, realizzare una cooperazione pragmatica e apportare benefici alle popolazioni di entrambi i Paesi.

Per il momento i dazi di Trump hanno colpito tutte le merci cinesi, tassate del 10%. Pechino ha risposto con tariffe dal 10 al 15% su carbone e gas naturale liquefatto (Gnl), petrolio, attrezzature agricole e alcuni veicoli di grossa cilindrata americani. Gli economisti hanno però messo in guardia l’amministrazione americana, perché di fatto le imposte sui beni e le materie prime in entrata aumentano l’inflazione e danneggiano la classe media. Che tipo di effetti hanno sulla popolazione cinese i dazi imposti da Trump?

Attualmente gli Stati Uniti non solo hanno imposto dazi alla Cina, ma hanno lanciato minacce simili anche nei confronti di molti Paesi e regioni del mondo, tra cui Unione Europea, Canada e Messico. Questa politica tariffaria indiscriminata è una tipica pratica dell’unilateralismo e del protezionismo, che viola gravemente le regole dell’Organizzazione mondiale del Commercio, compromette la stabilità delle catene industriali e di approvvigionamento globali ed è fortemente osteggiata dalla maggioranza dei membri dell’Omc, compresi i Paesi dell’Ue. La Cina, in conformità con le leggi e i relativi regolamenti e con i principi fondamentali del diritto internazionale, ha adottato le contromisure necessarie, in modo pienamente legittimo e ragionevole. La Cina ha sempre ritenuto che non ci sia via d’uscita dal protezionismo e che non ci siano vincitori nelle guerre commerciali e nelle guerre tariffarie. In effetti, le politiche tariffarie adottate dagli Stati Uniti negli ultimi anni non hanno risolto i problemi economici interni, ma hanno invece comportato pesanti oneri per i consumatori e le imprese nazionali. Secondo le stime di Moody’s, i consumatori americani hanno sostenuto il 92% del costo dei dazi statunitensi imposti alla Cina dal 2018 e le famiglie americane hanno aumentato la loro spesa annuale di 1.300 dollari. Allo stesso tempo, la Cina aderisce al concetto di nuovo sviluppo e sta accelerando la costruzione di un nuovo modello di sviluppo in cui la circolazione interna costituisce l’organismo principale e le circolazioni interna e internazionale si promuovono reciprocamente. I prodotti di alta qualità realizzati in Cina sono apprezzati in tutto il mondo e abbiamo la capacità di mitigare e resistere all’impatto degli shock esterni. Il contenimento e la pressione esercitati sulla Cina da parte degli Stati Uniti non possono impedire lo sviluppo e la rivitalizzazione del Paese, ma non potranno far altro che spingere 1,4 miliardi di cinesi a lavorare di più.

Trump ha detto che "un accordo commerciale con Pechino è possibile”. Un nuovo trattato potrebbe essere vicino? Cosa potrebbe comprendere?

Essendo le due maggiori economie mondiali, lo sviluppo stabile, sano e sostenibile delle relazioni tra Cina e Stati Uniti, in particolare quelle economiche e commerciali, è vantaggioso sia per i due Paesi che per il mondo intero. Il presidente Xi Jinping ha più volte sottolineato ai leader statunitensi che la Terra è sufficientemente grande da permettere a Cina e Usa di svilupparsi e prosperare insieme. La politica cinese nei confronti degli Stati Uniti è sempre stata stabile e coerente, basata sul rispetto reciproco, sulla coesistenza pacifica e sulla cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Finché questi principi saranno rispettati, la Cina è disposta a risolvere con gli Stati Uniti, attraverso il dialogo e la consultazione su un piano di parità e rispetto reciproco, le rispettive preoccupazioni, comprese le questioni economiche e commerciali. Ma se gli Stati Uniti insistono nell’esercitare pressioni sulla Cina, adotteremo con fermezza le misure necessarie per salvaguardare risolutamente i nostri diritti e interessi legittimi.

La Cina si è detta contraria alla proposta di Donald Trump di allontanare milioni di palestinesi da Gaza. Quel video generato dall'intelligenza artificiale e postato dal presidente americano sulla piattaforma Truth Social ha suscitato indignazione. Ritenete che i suoi piani possano provocare un'ulteriore destabilizzazione dell'area?

Gaza è la Gaza dei palestinesi ed è parte integrante del territorio palestinese. Il popolo palestinese ha già subito un’ingiustizia storica e non dovrebbe nuovamente sopportare il calvario di essere sradicato dalla propria terra e allontanato dalla propria patria. Le dichiarazioni rilasciate da parte degli Stati Uniti non solo non aiuteranno a risolvere il problema, ma non faranno altro che intensificare ulteriormente le contraddizioni regionali.

La Cina sostiene fermamente i diritti legittimi nazionali del popolo palestinese, ha sempre creduto che “i palestinesi governano la Palestina” sia un principio importante a cui attenersi nel governo postbellico di Gaza e che spetti al popolo palestinese ricostruire la propria patria sul proprio territorio. L’attuale priorità è attuare l’accordo per il cessate il fuoco e promuovere la pace e la stabilità nella regione. A lungo termine, la soluzione definitiva alla questione palestinese deve tornare sulla strada giusta della “soluzione dei due Stati” per raggiungere una coesistenza pacifica e uno sviluppo comune tra Palestina e Israele. La Cina continuerà a lavorare con la comunità internazionale compiendo sforzi incessanti volti ad alleviare la crisi umanitaria a Gaza e a raggiungere la pace e la stabilità a lungo termine in Medio Oriente.

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