Il senatore Occhiuto dopo la morte del figlio: “Vorrei sapere che sta bene. Si parli di più di salute mentale”

Mario Occhiuto, senatore calabrese di Forza Italia, il 2 aprile è tornato per la prima volta al Senato dopo la morte del figlio. Il 21 febbraio Francesco Occhiuto, 29 anni, si è gettato da un palazzo e l'intervento dei medici non è bastato per salvarlo. Oggi il senatore ha raccontato quei momenti, ricordato il figlio e spiegato come si sente oggi e cosa intende fare ora che è tornato alla politica. Ha detto di stare "come un chicco di grano nella macina, mentre la macina gira". E ha raccontato che Francesco "stava male da circa due anni. Ha avuto una prima crisi psicotica, poi una seconda". Quando è morto "era il terzo episodio psicotico". Per questo, Occhiuto si concentrerà sulla salute mentale.
"Io da quando c'è stata la prima crisi avevo sempre cercato di stargli vicino, di non lasciarlo solo, proprio perché avevo paura. Era diventato fragilissimo. Si attaccava a me, mi abbracciava. Per me da quel momento è stato come se Francesco fosse nato una seconda volta", ha raccontato in un'intervista al Giornale.
Francesco, ha spiegato il senatore, "era psicologo e voleva curarsi da solo, non voleva prendere farmaci. Qualche volta l'ho costretto io. Diceva che erano medicine vecchie, degli anni Settanta. Che la medicina per la mente non aveva fatto nessun progresso scientifico. Diceva che i farmaci toglievano le emozioni e erano dannosi". Occhiuto oggi dice di avere dei rimorsi: "Forse in questo ho sbagliato. Forse dovevo essere più drastico. Dovevo costringerlo a farsi curare. Lui invece pensava che questi problemi doveva risolverli da solo".
Il senatore ha detto che suo figlio "non ha mai avuto una diagnosi vera e propria", anche se ha visto diversi medici. E ha aggiunto che da ora il suo impegno sarà dedicato alla salute mentale: "Purtroppo queste malattie restano sempre misteriose, non se ne parla, c'è lo stigma sociale. Sono molto più diffuse di quel che si sa. Nei prossimi mesi voglio occuparmi di questo, penso anche a una fondazione da intitolare a Francesco".
Occhiuto ha descritto il dolore del perdere il figlio: "L'amore che avevo con lui era speciale, indescrivibile. Se avessi potuto io avrei voluto essere al suo posto. Tutti i giorni, il primo pensiero era Francesco. Con lui non c'era solo un legame di sangue, era un legame d'amore. Oggi mi manca anche fisicamente. Ho un blocco nello stomaco. So che questo dolore durerà per sempre". Ma, ha continuato, "non voglio che si affievolisca, lo difendo questo dolore".
Il senatore ha detto di sentirsi "connesso" con il figlio: "Qualunque cosa faccia io rivedo lui, le cose che abbiamo fatto insieme, sento le cose che ci dicevamo ripenso alle sue parole, alle sue idee… Ho un pensiero fisso: ricongiungermi a lui. Spero che il dolore, che è pieno d'amore, resti, ma resti solo come amore".
Poi ha descritto l'ultimo periodo di Francesco. Negli ultimi mesi "soffriva, lui piangeva, io lo abbracciavo". Il giorno della morte "ero con lui. Ho visto che era in corso questa crisi paranoica. Ho chiamato il medico, gli abbiamo dato i farmaci. Ma i farmaci non fanno effetto subito. Il pomeriggio si è messo a dormire, poi ha detto che voleva fare una passeggiata. Sembrava tranquillo. Siamo andati insieme, mi ha chiesto di non parlare. Dopo 300 metri ha voluto rientrare". Poi "sono andato un attimo in camera mia. Un attimo, proprio un attimo. E lui in quel momento ha aperto la finestra e…". In quei momenti, "quando aveva queste crisi non era in lui. Di solito io lo abbracciavo, lo stringevo. Se lo avessi abbracciato anche quella volta…". Oggi, il desiderio di Occhiuto sarebbe uno: "Vorrei solo sapere che mio figlio sta bene".