Il Senato approva il ddl Casellati: cosa prevede il piano per cancellare le leggi obsolete

La semplificazione dell'ordinamento giuridico italiano ha una lunga storia, caratterizzata da interventi mirati a eliminare leggi obsolete che ancora formalmente risultano in vigore. Uno degli episodi più eclatanti risale al 2010, quando l'allora ministro per la Semplificazione normativa, il leghista Roberto Calderoli, oggi titolare degli Affari regionali nel governo Meloni, diede fuoco con un lanciafiamme a 150 scatoloni nel piazzale delle Scuole Antincendio di Roma. Il gesto, altamente scenografico, voleva rappresentare la cancellazione di 35 mila norme risalenti al periodo compreso tra il 1861 e il 1946, compresi atti legislativi del regime fascista. Ma Calderoli non è certo stato l'unico ad affrontare il problema della stratificazione normativa: già nel 1997, il ministro Franco Bassanini aveva avviato un'operazione simile, nota come "ghigliottina normativa", poi ripresa negli anni successivi con i cosiddetti provvedimenti "sfalcianorme" o "taglialeggi". Ora tocca a Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per la Semplificazione in quota Forza Italia, che senza gesti plateali ha ottenuto però l'approvazione al Senato del disegno di legge da lei promosso, volto a eliminare un ulteriore blocco di norme pre-repubblicane. Il provvedimento è passato con 89 voti favorevoli, nessun contrario e 58 astensioni.
Cosa prevede il disegno di legge
Il disegno di legge prevede l'abrogazione di numerose norme risalenti a prima della nascita della Repubblica, molte delle quali ormai superate. Si tratta principalmente di regi decreti, ma anche di altri atti normativi dell'epoca, come regi decreti legislativi, regi decreti-legge, decreti e decreti-legge luogotenenziali, oltre ai decreti emanati dal "Capo del governo e Duce del Fascismo", ovvero quelli firmati da Benito Mussolini durante il regime fascista. Sebbene alcuni di questi provvedimenti abbiano denominazioni simili a quelle utilizzate ancora oggi, il loro valore giuridico e la loro interpretazione risultano spesso incerti, questo perché tali norme si basavano su un quadro costituzionale ormai superato, quello dello Statuto Albertino, in vigore prima della Costituzione repubblicana. Lo Statuto prevedeva che il potere legislativo fosse esercitato congiuntamente dal re e dal Parlamento, ma la prassi aveva portato a procedure piuttosto disordinate; in particolare, nel caso dei regi decreti, cioè gli atti emanati direttamente dal sovrano senza necessariamente essere convertiti in legge nei tempi previsti, risulta complesso stabilire i legami tra una norma e l'altra e determinarne l'effettiva applicabilità. Ancora più difficile è capire come possano essere integrate o modificate. I regi decreti-legge e i regi decreti legislativi venivano anche loro promulgati dal re, ma solo dopo una deliberazione del Consiglio dei ministri, che poteva agire autonomamente in caso di urgenza o su delega parlamentare; i decreti luogotenenziali, invece, furono emanati in periodi in cui le funzioni del sovrano venivano esercitate da un luogotenente: tra questi si ricordano il principe Tommaso di Savoia-Genova, che assunse il ruolo mentre Vittorio Emanuele III era impegnato al fronte durante la Prima guerra mondiale, e il principe Umberto, figlio di Vittorio Emanuele III, che tra il 1944 e il 1946 detenette i poteri reali su mandato del padre, durante la transizione tra monarchia e repubblica.
All'interno dei regi decreti si trova dunque un' ampia varietà di disposizioni, alcune delle quali oggi risultano difficili da interpretare o sono del tutto anacronistiche.
Un taglio razionale tra atti superati e norme ancora utili
Con questa nuova sforbiciata vengono cancellati 30.709 atti, che si aggiungono ai circa 94 mila già abrogati negli anni precedenti, su un totale di 204.272 leggi entrate in vigore dall'Unità d'Italia. Casellati ha parlato di un vero e proprio "choc normativo", sottolineando come la riforma rappresenti "un passo storico per la semplificazione del nostro ordinamento".
Tra le norme che spariscono definitivamente vi sono atti ormai "privi di rilevanza", come il regio decreto del 1861 che obbligava lo Stato a cedere una casa demaniale a un privato cittadino di Rimini o quello che concedeva al comune di Codigoro il diritto di imporre una tassa sui cani. Alcune norme, per quanto curiose, avevano ancora una loro esistenza giuridica, come il regio decreto che autorizzava Vicenza a riscuotere un dazio addizionale sulle "bevande vinose trasportate in fusti mosto e uva nella cinta daziaria" o quello che consentiva al comune di Massa di imporre un pedaggio sul trasporto del marmo. Anche la provincia di Roma, nel 1889, aveva introdotto una tassa sul bestiame, ora definitivamente eliminata. Non tutte le vecchie norme, però, sono state cancellate: alcuni atti sono stati infatti preservati grazie a un emendamento approvato nei mesi scorsi, come quelli che stabiliscono i confini tra comuni ancora oggi esistenti. Un esempio è un altro regio decreto, quello del 1904, che definiva la linea di demarcazione tra i comuni di Triora e Molini di Triora, in provincia di Imperia: la sua abrogazione avrebbe potuto creare problemi amministrativi e giuridici.
Con questo intervento, dunque, si compirebbe un ulteriore passo verso la semplificazione normativa, eliminando leggi superate "senza compromettere la stabilità dell'ordinamento", a detta di Casellati. Un'operazione che, almeno sulla carta, punterebbe così a rendere il sistema legislativo italiano meno frammentato e più chiaro.