Il governo approva il decreto Sicurezza in Cdm, Meloni: “Non potevamo più aspettare”

Dal Consiglio dei ministri è arrivato il via libera al decreto Sicurezza, il dl con cui il governo Meloni ha deciso di aggirare lo stallo del ddl Sicurezza in Parlamento e passare direttamente allo strumento del decreto-legge, varato direttamente dall'esecutivo. Il testo dopo la pubblicazione entrerà subito in vigore, e passerà al Parlamento, che avrà sessanta giorni di tempo per convertirlo in legge.
Nel dl nuove norme che aumentano le possibili pene per chi manifesta e potenziano le forze di polizia e i servizi segreti. Ma ci sono anche provvedimenti contro la cannabis light. Il testo ha subito alcune modifiche rispetto a quello che si trovava bloccato al Senato, come mostrato dalla bozza del decreto, probabilmente per venire incontro alle richieste di modifica arrivate dal Quirinale e evitare alcuni aspetti che sarebbero risultati incostituzionali. Le opposizioni sono scese in piazza a Roma per protestare.
Cosa cambia con il decreto Sicurezza approvato dal governo
Secondo retroscena da fonti di stampa, sarebbero sei le norme che sono state cambiate anche su richiesta del Colle. Una era quella che obbligava gli enti pubblici (incluse le università e la Rai) a collaborare con i servizi segreti e fornire loro informazioni, anche ignorando le norme sulla privacy e sulla riservatezza. Nel testo del decreto, questa collaborazione è diventata non più obbligatoria ma facoltativa, e deve seguire la normativa sulla riservatezza dei dati.
Altra norma problematica era quella che prevedeva che anche la resistenza passiva, in carcere, fosse considerata pari al reato di rivolta. In questo caso, il (leggero) cambiamento è che potrà essere condannato solo chi non obbedisce a degli ordini impartiti per "il mantenimento dell'ordine e della sicurezza" nel carcere. Resta comunque possibile condannare chi non segue gli ordini, anche se non fa alcun danno materiale a persone o cose. La stessa regola si applica per le rivolte nei Cpr, mentre nei centri di accoglienza non può esistere il reato di rivolta.
Cambiato solo in parte anche il punto del ddl che puniva chi protesta contro la realizzazione di opere pubbliche – un passaggio che sembrava scritto appositamente per le contestazioni no Tav e in previsione di manifestazioni contro il ponte sullo Stretto di Messina. La precisazione in questo caso è che il reato non si applica per tutte le opere pubbliche, ma solo a quelle che servono per il trasporto, le telecomunicazioni, l'energia o altri servizi pubblici. La sostanza, comunque, non cambia.
C'era poi la controversa norma sulle schede sim vendute ai migranti: il ddl Sicurezza vietava di farlo a chi non avesse un permesso di soggiorno. La novità emersa nel decreto, anche in questo caso per andare incontro al Quirinale, è che ‘basterà' un passaporto o un documento di riconoscimento come la carta d'identità.
Ancora i reati di aggressione o resistenza a pubblico ufficiale. Prima, la legge prevedeva che nelle sentenze su questi illeciti non si dovessero più considerare le attenuanti generiche. L'idea è stata eliminata, perché non rispettava il principio che il diritto penale si deve applicare a tutti allo stesso modo. Infine, le donne incinte e con figli di meno di un anno: il ddl prevedeva che per loro non fosse più obbligatorio evitare la detenzione in carcere, ma facoltativo. Il decreto mantiene questa novità, ma sposta la detenzione dal carcere agli Istituti di custodia attenuata per le madri incinte.
Ci sono anche le norme che vietano la cannabis light, di fatto impedendone la produzione e il commercio. Il ministro Piantedosi ha spiegato: "È stata inserita la produzione agricola di semi destinati agli usi consentiti dalla legge entro i limiti di contaminazione stabiliti dal decreto del ministro della Salute".
Meloni: "Provvedimento molto importante"
"Un provvedimento molto importante", avrebbe detto Giorgia Meloni nel corso del Consiglio dei ministri secondo fonti di Palazzo Chigi. "Penso all’aumento di pena per chi aggredisce o minaccia i nostri uomini e donne in divisa; alle norme per contrastare le occupazioni abusive e garantire procedure ‘lampo’ nello sgombero; alla stretta alle truffe nei confronti degli anziani; alle misure specifiche anti-borseggio e anti-accattonaggio dei minori; all’istituzione del nuovo reato contro le rivolte nelle carceri o alle misure per sanzionare penalmente chi blocca una strada o una ferrovia. Tutte misure che i cittadini ci chiedevano da tempo", ha commentato la premier.
Sul fatto che il disegno di legge sia stato trasformato in un decreto, Meloni ha affermato: "Sono norme necessarie che non possiamo più rinviare". Ad esempio, il fatto che "i nostri agenti di polizia e i nostri militari che dovessero essere indagati o imputati per fatti inerenti al servizio potranno continuare a lavorare e lo Stato sosterrà le loro spese legali".
È una scelta "di cui ci assumiamo la responsabilità, consapevoli del fatto che non potevamo più aspettare", ha concluso. "Si è detto e scritto sui giornali su questa decisione: c’è chi l’ha definita ‘scorciatoia', chi addirittura un ‘blitz'. Ecco, io penso che non sia nessuna delle due cose, ma semplicemente una scelta che il governo legittimamente ha deciso di prendere".
Interrogato sul punto, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi non ha saputo dare ulteriori chiarimenti, se non sul fatto che il governo ha voluto dare una "data certa" per l'entrata in vigore della norma dopo "quasi un anno e mezzo" di confronto in Parlamento. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è difeso in conferenza stampa dall'accusa di aver istituito molti nuovi reati e aggravanti, mentre in passato teorizzava la necessità di diminuire i reati: "Saremo accusati di panpenalismo, ma il diritto penale deve adeguarsi ed evolversi in base allo svolgersi degli eventi". Il ministro Piantedosi ha aggiunto: "Respingiamo la definizione di provvedimento forte, securitario, di polizia, perché l'impostazione è proprio quella di tutelare le persone più fragili".
La protesta delle opposizione, Bonelli: "È un golpe"
"Con il decreto Sicurezza del governo siamo di fronte al populismo penale che piega il Parlamento. La verità è che questa destra fa un decreto che umilia la Costituzione e il lavoro parlamentare perché è divisa, perché domenica c'è il congresso della Lega a cui bisogna dare l'ennesima, pericolosa, bandiera propagandistica da sventolare", ha detto il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia partecipando a Roma al presidio della Cgil a Roma contro il decreto.
"La trasformazione del decreto Sicurezza in decreto legge rappresenta un golpe", secondo Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra. "Mandare in carcere i lavoratori che perdono il posto di lavoro e protestano scioperando lungo una strada, o gli studenti che manifestano per una scuola migliore, è inaccettabile, come criminalizzare i coltivatori di canapa, trasformandoli in narcotrafficanti". Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs al Senato, ha chiarito che "le modifiche di cui si discute in queste ore non cambiano assolutamente il nostro giudizio", e ha aggiunto: "La sicurezza non si ottiene militarizzando il paese o reprimendo il dissenso".
Anche da molte associazioni sono arrivate parole critiche sul testo. Il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, ha parlato di "una presa in giro. Modifiche irrilevanti. Resta per intero un impianto repressivo, illiberale, che produrrà un sovraffollamento carcerario ingestibile". Ad esempio, nel reato di resistenza passiva "si fa riferimento a ordini dati per ragioni di ordine e sicurezza, ossia ordini dati per qualsiasi cosa accada in carcere". Il Forum disuguaglianze e diversità ha denunciato l'atto "gravissimo che scavalca le istituzioni parlamentari e la dialettica democratica", e ha sottolineato che le misure nel decreto rappresentano "un grave passaggio di quella svolta autoritaria in atto ormai da tempo in Italia".