Fisco, in Italia più di 22 milioni di debitori: il problema della recidività e gli effetti della rottamazione quater

Il sistema fiscale in Italia sta affrontando una situazione complessa, con circa 22,3 milioni di contribuenti che non hanno ancora saldato i loro debiti fiscali. Questi includono sia persone fisiche (18,8 milioni) che giuridiche (3,5 milioni), e quasi 3 milioni di soggetti che svolgono un'attività economica. Un aspetto preoccupante è che la maggior parte di coloro che ricevono avvisi di pagamento ogni anno ha già accumulato debiti negli ultimi tre anni; questo indica che il problema non riguarda solo difficoltà temporanee, ma è un fenomeno strutturale: molti contribuenti accumulano nuovi debiti senza aver saldato quelli precedenti. Un dato ancora più significativo è che il 60% dei contribuenti ha avuto debiti fiscali per almeno dieci anni.
Il peso del magazzino crediti e la distribuzione del debito
Per quanto riguarda l'importo complessivo dei debiti fiscali non riscossi, che a gennaio ha raggiunto i 1.279 miliardi di euro, la distribuzione del debito non è equilibrata: circa l'87% di questa cifra è infatti attribuibile a 1,32 milioni di contribuenti, ciascuno con debiti superiori a 100mila euro. Questo evidenzia come una piccola parte dei debitori accumuli la maggior parte del debito. D'altro canto, quasi la metà dei contribuenti (43%) ha debiti relativamente bassi, inferiori a mille euro, ma questi piccoli importi rappresentano solo lo 0,2% del totale da recuperare.
Il tasso di pagamento e le difficoltà della riscossione
Un altro elemento critico riguarda poi la capacità effettiva dello Stato di recuperare i crediti fiscali: solo il 20% degli atti notificati ogni anno viene saldato in tempi brevi, subito dopo la notifica. Un ulteriore 25% viene regolarizzato nei successivi quattro o cinque anni, ma spesso solo a seguito dell'avvio di procedure di recupero forzoso o attraverso piani di rateizzazione. Dopo il quinto anno, il tasso di recupero diventa sempre più marginale, riducendo drasticamente le possibilità di incassare le somme dovute.
La rottamazione quater: i risultati e le prospettive
Nel tentativo di agevolare il recupero delle somme dovute e alleggerire il carico per i contribuenti, negli ultimi anni il governo ha introdotto diverse misure di sanatoria fiscale; tra queste, la rottamazione quater ha consentito, fino al 31 dicembre 2024, di incassare circa 12,2 miliardi di euro. Quasi la metà dei contribuenti che avevano aderito alla sanatoria è tuttavia decaduta dal beneficio, con un tasso di decadenza del 49%. Se tutti coloro che hanno attivato un piano di rateizzazione continuassero a versare regolarmente le rate dovute, l'effetto complessivo della rottamazione quater potrebbe portare a un recupero massimo di circa 38,5 miliardi di euro. Resta comunque da verificare quanto di questa cifra verrà effettivamente incassato nei prossimi anni.
Quali sono le criticità della proposta di rottamazione quinquies
Un nuovo intervento di sanatoria, la cosiddetta rottamazione quinquies, è attualmente in discussione in Parlamento su iniziativa della Lega. L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha evidenziato però una serie di rischi tecnici legati a questa proposta: uno dei punti più critici riguarderebbe la possibilità, per chi aderisce alla sanatoria, di saltare fino a sette rate senza perdere il beneficio. Questo potrebbe portare a situazioni anomale: un contribuente potrebbe infatti non pagare per un lungo periodo e poi mettersi in regola versando solo una rata, ritardando così il recupero effettivo delle somme dovute; un meccanismo che dunque potrebbe incentivare comportamenti opportunistici e ridurre il flusso di entrate previste per lo Stato. La previsione di rate mensili distribuite su dieci anni potrebbe poi creare un effetto distorsivo nel breve termine: mentre i pagamenti della nuova sanatoria iniziano a entrare nelle casse pubbliche, si potrebbe infatti registrare un calo del gettito derivante dalla riscossione ordinaria, con un impatto negativo sui conti pubblici. Un altro rischio è poi anche il possibile slittamento da un anno all'altro dei pagamenti attesi, compromettendo la programmazione delle entrate fiscali.
Alcune tipologie di debiti sarebbero poi escluse dalla nuova sanatoria, come l'Iva all’importazione, gli importi derivanti dal recupero di aiuti di Stato e le somme dovute per condanne della magistratura penale e contabile. Un fattore che potrebbe limitare l'efficacia della misura, lasciando fuori una parte consistente delle somme non ancora recuperate.