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Entrano in vigore i dazi Usa aggiuntivi al 10%, anche contro l’Italia: cosa sono e quali merci colpiscono

Da oggi, sabato 5 aprile, alle ore 6 di mattina italiane, sono scattati i primi dazi generalizzati da parte degli Stati Uniti: un rincaro del 10% su quasi tutti i prodotti importanti, come deciso dall’amministrazione Trump. Saranno esclusi solo il petrolio, alcuni minerali preziosi e materiali strategici per la produzione.
A cura di Luca Pons
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Sono scattati un minuto dopo la mezzanotte a Washington, e quindi alle 6.01 in Italia, i primi dazi imposti dagli Stati Uniti. Non si tratta dei dazi specifici annunciati da Trump che colpiranno l'Europa con il 20%, la Cina con il 34%, il Vietnam con il 46% e così via. Ma di una tariffa generalizzata al 10% su tutte le importazioni degli Stati Uniti, con poche eccezioni. Questa si va ad aggiungere a tutti gli eventuali dazi già esistenti. Non a caso, già ieri la borsa italiana e molti alti mercati internazionali sono crollati come non avveniva dalla pandemia: il via alle tariffe complicherà di molto il commercio mondiale.

Chi e cosa colpiscono i dazi generali al 10%

Come detto, i dazi del 10% riguarderanno sostanzialmente tutte le importazioni negli Usa, incluse quelle dall'Italia, che avvengono da oggi. Sono esclusi solo alcuni prodotti, i più sensibili, come il petrolio e il gas. Ma anche diversi metalli preziosi – rame, oro, argento, platino, palladio – e altri materiali strategici: il legname, i farmaci, i minerali che non sono presenti sul territorio degli Usa, e i semiconduttori (utilizzati per esempio nella produzione di chip elettronici).

Restano invece in vigore tutte le tariffe specifiche che hanno già avuto il via: quelle su acciaio, alluminio e automobili, che valgono il 25% e sono scattate da alcuni giorni. E questi dazi generalizzati al 10% non colpiscono nemmeno Canada e Messico, che sono già sottoposti a tariffe specifiche: il 25% su tutti i loro beni, tranne gli idrocarburi prodotti in Canada, che hanno una tariffa ‘agevolata' del 10%.

Siamo comunque solo alle fasi iniziali della strategia di Trump. I dazi veri e propri, che colpiscono 80 Paesi e territori, entreranno in vigore il 9 aprile. A quel punto tutte le imprese dell'Unione europea saranno colpiti da rincari del 20% per esportare negli Stati Uniti, quelle cinesi con una tariffa del 54% (il 34% annunciato, più il 20% già in vigore) e così via. Questo avrà una ripercussione iniziale, nel giro di qualche mese, soprattutto sui consumatori americani, che si troveranno a pagare prezzi più alti per tutto ciò che non è completamente made in Usa.

La risposta della Cina e le modifiche alla lista dei dazi

Trump ha chiarito che userà i dazi come strumento per negoziare, cercando di ottenere concessioni economiche o politiche dai singoli Paesi colpiti. Nel frattempo, però, la Cina ha risposto annunciando dei controdazi al 34% che partiranno il 10 aprile. Un segnale che, probabilmente, la guerra commerciale non si concluderà nel giro di poche settimane con dei negoziati specifici, ma potrebbe proseguire a lungo. Anche perché gli Usa hanno già minacciato di aggravare i dazi se i propri partner commerciali rispondono con delle contro-tariffe.

Nelle ultime ore, la lista di Paesi colpiti dai dazi è stata leggermente modificata. Per due territori francesi d'oltremare, La Reunion e Saint-Pierre-et-Miquelon, gli Usa avevano previsto tariffe rispettivamente del 37% e del 50%. Secondo l'agenzia francese Afp, invece, nella versione finale del documento sui dazi l'imposta è scesa al 10%, in linea con gli altri territori d'oltremare della Francia (Guyana francese, Martinica, Guadalupa e Mayotte). Sarebbero invece state eliminate del tutto le isole australiane Heard e McDonald, che sono abitate solamente da pinguini. Le isole Falkland o Malvinas, invece, saranno tassate al 41%.

Governo Meloni, vertice lunedì. Giorgetti: "No ai controdazi, sangue freddo"

Mentre le borse continuano il loro calo, il governo italiano ha detto che bisogna evitare allarmismi e panico. Lunedì ci sarà un vertice a Palazzo Chigi con i vicepremier Tajani e Salvini, il ministro dell'Economia Giorgetti, quello delle Imprese Urso, dell'Agricoltura Lollobrigida e delle Politiche europee Foti. Il giorno dopo, l'esecutivo incontrerà i rappresentanti delle categorie produttive. L'intenzione, ha detto Giorgia Meloni, è di avere "una linea d’azione per sostenere quelle filiere, un set di proposte da portare in Europa su come affrontare e rispondere a questa crisi e una linea di negoziato con gli Stati Uniti".

Oggi il ministro Giorgetti ha preso posizione al forum Ambrosetti a Cernobbio: "Non bisogna pigiare il bottone del panico. Come governo dobbiamo cercare di mantenere il sangue freddo e valutare gli impatti ed evitare di partire con una politica di controdazi che potrebbe essere semplicemente dannosa per tutti e per noi", ha detto, auspicando che le aziende italiane reggano come "si è già verificato in occasione della pandemia". Dalla Lega, partito di Giorgetti, sono arrivate spinte perché l'Italia tratti da sola con gli Usa di Trump (cosa infattibile, dato che la politica commerciale europea è unica), ma il ministro ha girato la questione: invece di dire che "l'Italia deve trattare da sola, io dico semplicemente che il governo italiano, pensando al tipo di economia che rappresenta, deve portare giustamente gli interessi italiani in Europa".

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