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Del perché il Colle non ha paura della minaccia di Berlusconi (e del perché non si andrà alle elezioni)

Il Cavaliere ha pronto il messaggio “di rottura” e Napolitano lavora al piano B. Ma la sensazione è che nessuno, ma proprio nessuno, voglia andare alle elezioni nel più breve tempo possibile.
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Una minaccia concreta. Oppure un bluff. In ogni caso un tentativo di stanare il Pd e di spingere il Colle ad una nuova presa di posizione pubblica. Nella confusione degli ultimi giorni ormai ci si divide anche nell'interpretazione delle smentite e dei passi indietro di Silvio Berlusconi, provando ad immaginare scenari anche al limite dell'improbabile. Così, persino la conferma del fatto che Berlusconi abbia già registrato un video-messaggio di rottura con il Pd (una sorta di estrema unzione per il Governo Letta, dunque) è stata interpretata in maniera ambivalente. Da una parte sembra la conferma del cambio di rotta irreversibile (per quanto Berlusconi ci abbia abituato a tutto negli ultimi anni), con la volontà del Cavaliere di arrivare allo "scontro finale" con Colle e Pd, dall'altra però quel "rinvio" è interpretato come l'ennesima apertura, come l'ultima possibilità di salvare l'esecutivo e scongiurare la crisi di Governo.

Le ragioni sono ormai note e fin troppo dibattute. E come il quadro possa cambiare non è dato sapere, stante la cristallizzazione delle posizioni e la complessità della stessa operazione di salvataggio immaginata dai falchi pidiellini (ne abbiamo parlato nel dettaglio qui, qui e qui). L'unica novità è rappresentata dalla concretizzazione della minaccia di elezioni anticipate, per le quali ci sarebbe addirittura una data: 24 e 25 novembre. Certamente un azzardo, probabilmente una pura speculazione teorica. Ne parla Marzio Breda sul Corsera, ricordando: "Bisogna in ogni caso fare prima i conti con il Colle. Dove, come è stato fatto capire in mille modi, non si intende affatto chiudere la legislatura e rimandare il Paese alle urne se nel frattempo non sarà stata cambiata la legge elettorale".

In tal senso, in casa pidiellina si interpretano negativamente alcuni passaggi istituzionali avallati dal Capo dello Stato. La nomina dei senatori a vita e quella imminente di Giuliano Amato alla Corte Costituzionale, per cominciare. Passaggi che a qualche analista sembrano andare nella direzione di una sorta di "piano B": la costruzione di una nuova maggioranza, con qualche colomba Pdl, fuoriusciti dal M5S e con l'apporto dei senatori a vita, per un Governo guidato proprio da Amato (la cui nuova carica non "precluderebbe" incarichi politici, come appunto quello della guida di un Governo di scopo). Operazione complessa, certo, ma giudicata dal Colle senz'altro preferibile rispetto ad un voto anticipato con questa legge elettorale.

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A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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