Dazi, Cottarelli a Fanpage.it: “Ue deve rispondere a Trump. E l’Italia non può negoziare da sola”

A margine della presentazione del rapporto di primavera di Confindustria, abbiamo parlato con l'economista e direttore dell'Osservatorio Conti Pubblici dell'Università Cattolica Carlo Cottarelli delle conseguenze dei dazi sulle importazioni dei prodotti europei che il presidente Usa Donald Trump ha annunciato, delle possibili contromisure che potrebbe adottare l'Unione europea e della strategia del governo italiano.
Siamo alla vigilia dell'annuncio del presidente Trump sui dazi. Cosa ci possiamo aspettare che succeda poi da domani?
Non lo so perché con Trump è difficile fare previsioni. Ieri ha detto che sarà particolarmente buono, vediamo che cosa annuncia. La situazione è già incerta adesso speriamo che eventuali negoziazioni non siano prolungate troppo nel tempo. Però è difficile perché è complicato fare queste negoziazioni sui dazi Nel primo mandato di Trump, le negoziazioni con Canada e Messico sono durate tre anni. Pensate a una negoziazione che coinvolge da un lato gli Stati Uniti, dall'altro tutti i paesi del mondo, perché le tariffe dei dazi sarebbero universali. Saranno discussioni molto complicate che creeranno incertezza purtroppo.
La reazione immediata quale deve essere? La Presidente della Commissione europea Von der Leyen ha parlato di una rappresaglia.
Voglio vedere se la Cina ci imponesse dei dazi che facciamo, non rispondiamo? È chiaro che dobbiamo rispondere ai dazi americani anche per far vedere che se un’altra parte del mondo ci impone dei dazi, noi a questo punto rispondiamo non si può mostrare l’altra guancia. È chiaro che questo ci danneggia. Però il punto è quanto danneggia le imprese americane, che poi andranno da Trump a lamentarsi. Poi, attenzione, la risposta non deve necessariamente essere limitata ai dazi. Deve essere una risposta che va a danneggiare le imprese americane. Il Canada aveva proibito alle imprese americane di partecipare ai bandi per le opere pubbliche in Ontario. Dobbiamo avere un po’ di fantasia, cercando di dare una risposta mirata, con l'obiettivo poi di sedersi al tavolo e cominciare questa discussione che non sarà facile. Però è meglio la discussione piuttosto che andare a un'escalation di dazi e contro dazi.
Gli obiettivi di Trump sono anche politici, non solo commerciali. È là che sta allora la chiave, trovare risposte che siano anche a livello di rapporti politici, magari su altri settori penso alla difesa o al gas?
Sì la risposta politica è importante, però attenzione non è che ogni Paese europeo può cercare di avere uno sconto da Trump basandosi sul proprio buon rapporto politico perché questo vorrebbe dire fondamentalmente andare a negoziare uno per unoe quindi è inevitabile che si avrebbe un un indebolimento di ogni Paese europeo, alla fine
Traduco se qualcuno nel Governo pensa: "vabbè ma noi poi parliamo con Vance se ora viene in Italia e ce la risolviamo per i fatti nostri", questa è un'idea velleitaria secondo il suo punto di vista?
A parte che sarebbe la fine del mercato unico perché se c'è una cosa che deve essere unitaria è la politica dei dazi e il commercio internazionale. Ma a parte quello c'è la questione che come ho detto apparentemente all'inizio può sembrare una cosa utile però ci indebolirebbe nel lungo periodo, perché vorrebbe dire che siamo disposti ad andare a negoziare con le grandi potenze uno per uno invece di stare insieme.
Questa questione dei dazi si innesta su una situazione dell’economia italiana che è già in forte rallentamento. Rischia di essere la mazzata finale?
Sì nel terzo e quarto trimestre dell'anno scorso abbiamo fatto nei due trimestri il +0,1% di crescita, quindi siamo praticamente fermi. Adesso il dato della produzione industriale a gennaio fortunatamente ha avuto un rimbalzo, l'occupazione che si era fermata per quattro mesi anche quella cresce. Speriamo che siano segnali positivi. La riduzione dei tassi di interesse ha aiutato però probabilmente ci sarà una pausa adesso sempre collegata a questa guerra dei dazi che è proprio una cosa che non ci voleva.
L'idea di trovare degli sbocchi di mercato alternativi se non sostitutivi degli Stati Uniti addirittura guardando alla Cina è una cosa realistica?
Fortunatamente il mondo è meno dominato dal mercato americano di come era una volta. C'è l’India in particolare e sapete dell'accordo che si sta discutendo tra l'Unione europea e l'India. Questo in termini di sbocchi commerciali, ma in termini di trovare la sponda politica che ci sarebbe meno con gli Stati Uniti da qualche altra parte mi sembra davvero strano. Non è che noi possiamo fare la NATO con la Cina, faccio per dire.