Quello della Lega più che un congresso sarà l’ennesimo spot per Salvini

La Lega va a congresso nel weekend del 5 e 6 aprile a Firenze e Matteo Salvini sta limando personalmente gli ultimi dettagli di quella che sarà di fatto una convention senza nessuna sorpresa e soprattutto senza nessuna conta. Sarà ancora una volta lui l'unico candidato, così come sarà una sola la mozione da votare: la sua. Qualche mini sfida potrebbe nascere per l'assegnazione dei 22 posti elettivi del consiglio federale: dei 36 che hanno depositato la candidatura qualcuno dovrà restare fuori.
Perché la Lega non può ancora rinunciare a Matteo Salvini
L'ormai costante calo di consensi che in un tempo relativamente breve ha portato il partito dalle soglie del 40% (i sondaggi prima di quei ruggenti giorni del Papeete Beach davano il Carroccio al 37%) a un deludente 8%, con Forza Italia ormai stabilmente in vantaggio in tutte le rilevazioni degli istituti, non è bastato ai "ribelli" per imporre un'alternativa e far cadere il "capo": Salvini ha dalla sua l'evidenza di aver comunque portato i suoi nelle stanze del potere, con ruoli di primo piano sia nell'attuale esecutivo che nei governi Conte I e Draghi, ma anche una rete ormai ramificata di dirigenti pubblici e soprattutto di finanziatori. Una dote a cui la Lega non può assolutamente rinunciare, almeno per ora.
Lo stop alla nomina di Vannacci vicesegretario
L'impressione è che si sia trovata una debole tregua, con il leader che pur mantenendo una linea ultra-nazionalista e di estrema destra darà voce a una serie di rivendicazioni del partito del Nord, almeno nella mozione unitaria e con qualche frase di circostanza. Il passo indietro più significativo Matteo Salvini lo ha fatto però sulle nomine: non saranno infatti designati i vicesegretari e sembra del tutto tramontata l'ipotesi che vedeva una "promozione" del generale Roberto Vannacci, circolata nei giorni scorsi. Per lui si parla di un incarico secondario, probabilmente come responsabile Difesa nella nuova segreteria.

Non è un mistero che il generale sia molto osteggiato dagli storici dirigenti, che lo vedono come un corpo estraneo che potrebbe snaturare definitivamente il Carroccio. Gli oppositori interni, incassate queste aperture, per il momento hanno deciso una posizione attendista, forse in attesa di un "incidente" un po' più grave degli altri. Contano sul logoramento sempre più evidente dell'immagine del vicepremier, che come ministro dei Trasporti passerà probabilmente alla storia perché "quando c'era lui i treni non arrivavano in orario. Anzi, non arrivavano proprio".
La parola che turba la due giorni leghista è "dazi"
La parola che turba l'assise è ovviamente "dazi": il congresso si svolge in un clima di incertezza per le conseguenze della guerra commerciale in atto tra Stati Uniti e Unione Europea. Quel Nord che ha dato i natali alla Lega non teme solo i dazi diretti (che potrebbero essere mitigati dai buoni rapporti tra il governo di Giorgia Meloni e la Casa Bianca), ma anche quelli indiretti su materiali e componentistica, che rischiano di mettere in ginocchio interi comparti produttivi, soprattutto sull'asse Italia-Germania. E sono stati in molti, nel Carroccio, a mettersi le mani nei capelli quando Salvini ha affermato che la scure del presidente Usa contro i prodotti europei sarà "Un'opportunità per le nostre aziende".

La due giorni sarà dunque una sorta di "festival della canzone sovranista", con tanto di ospiti internazionali. Il nemico giurato è ovviamente l'Europa, che sarà il bersaglio preferito insieme ovviamente ai "sinistri", alle Ong, ai pericolosi immigrati che ci invadono e ai tappi delle bottiglie di plastica che non si staccano. Sono due i "colpacci" che Matteo Salvini spera di portare a casa: un videocollegamento con Elon Musk e un video-intervento di Marine Le Pen, nuova "martire" dell'estrema destra mondiale dopo la condanna per una frode da 2,9 milioni di euro ai danni dei cittadini europei che pagano le tasse. Il primo "super ospite" è anche una bandierina che il segretario vuole piantare per ribadire una sorta di "primato del selfie con l'amico americano" e soprattutto il ruolo di partito italiano di riferimento della nuova amministrazione Usa: un dito nell'occhio a Giorgia Meloni e a Fratelli d'Italia che con il proprietario di Space X (già ospite d'onore della convention Atreju) ha avuto qualche attrito a causa del complicato iter del ddl Spazio. Per il Rassemblement National ci sarà sicuramente Jordan Bardella, forse in presenza, così come è praticamente certo un contributo del presidente ungherese Viktor Orbán, che ha appena annunciato l'uscita del suo Paese dalla Corte di Giustizia Internazionale dopo la calorosa accoglienza al premier israeliano Benjamin Netanyahu, su cui pende un mandato d'arresto della stessa Cpi.
La nuova vocazione pacifista dell'ex "capitano"
Il leader ribadirà ovviamente la sua inedita vocazione pacifista, il suo nuovo cavallo di battaglia anti-Ue, ribadendo la sua singolare visione dell'attuale situazione geopolitica in cui Donald Trump e Vladimir Putin sono uomini di pace e l'Europa di Ursula von der Leyen è un covo di pericolosi guerrafondai. Lui che nel recente passato ha imbracciato ogni tipo di arma vestito i panni di ogni corpo di polizia e dell'esercito del Paese (ad eccezione della Guardia di Finanza, forse per non turbare una parte del suo stesso elettorato), in queste settimane sembra uno di quegli hippie evocati dalla premier Giorgia Meloni durante un altro congresso, quello di Azione di Carlo Calenda, un partito di opposizione che in questa fase sembra più allineato alle posizioni del governo rispetto alla Lega. E forse non è un caso che la presidente del Consiglio non sarà al congresso dell'alleato, un'assenza forse più pesante di quanto si voglia far credere.