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Bonafede: “Scarcerazioni dei boss decise dai magistrati non dal governo”

Il ministro della Giustizia Bonafede prova a mettere la parola fine sulle polemiche dei giorni scorsi a proposito della scarcerazione dei boss mafiosi, per ragioni di sicurezza e sanitarie: “I principi e le norme della Costituzione stabilisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e non c’è alcun Governo che possa imporre o influenzare le decisioni dei giudici”.
A cura di Annalisa Cangemi
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"I principi e le norme della Costituzione stabilisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e non c'è alcun Governo che possa imporre o influenzare le decisioni dei giudici", così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede durante un question time al Senato in merito alla scarcerazione di boss mafiosi per ragioni sanitarie, legate alla pandemia di coronavirus. "Questo è l'abc della Costituzione, le scarcerazioni sono decisioni giursdizionali", ha detto Bonafede, sottolineando che "nel decreto Cura Italia non c'è nessuna legge che porta alla scarcerazione di mafiosi e anzi i mafiosi sono preclusi dalla possibilità di accedere ai benefici penitenziari".

"La concessione della reclusione domiciliare" per alcuni detenuti condannati al carcere duro "è avvenuta per provvedimenti dell'autorità giudiziaria", ha spiegato il ministro pentastellato, dopo le polemiche registrate nella giornata di ieri. "La Costituzione non lascia spazio ad ipotesi in cui la circolare di un direttore generale di un dipartimento di un ministero possa dettare la decisione di un magistrato", ha aggiunto il ministro. Le azioni messe in campo in questi mesi, secondo il ministro, "confermano la costante attenzione del governo e del ministero al contrasto del fenomeno mafioso in ogni sua forma". 

"Ho sempre rispettato il Parlamento e continuerò a farlo: la trasparenza continua a essere il valore guida che deve portare avanti l'Amministrazione", ha detto il Guardasigilli "Ieri ho parlato alla Camera, oggi sono qui in Senato, e – ha aggiunto Bonafede – avevo dato la disponibilità per svolgere già domani l'informativa. Alla Camera è stato stabilito che la svolgerò la prossima settimana, attendo la decisione dei capigruppo in Senato".

Sul botta e risposta con il magistrato Nino Di Matteo, a proposito della nomina nel 2018 del nuovo capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ha chiarito che è "totalmente infondato il collegamento" tra la nomina "e le scarcerazioni di cui si è parlato in questi giorni. Scarcerazioni – ha spiegato – frutto di decisioni di magistrati che hanno applicato leggi previgenti che nessuno aveva mai modificato fino al decreto legge approvato la scorsa settimana da questo governo con il quale si stabilisce che, rispetto alle istanze di scarcerazione, è sempre obbligatorio il parere della Direzione nazionale antimafia e delle Direzioni distrettuali antimafia".

Ha ribadito poi quanto anticipato ieri al question time alla Camera, e cioè che è "in cantiere" il progetto di un decreto legge "che permetterà al magistrato di sorveglianza la rivalutazione delle misure già concesse al mutare del quadro sanitario di riferimento nella fase 2 dell'emergenza Coronavirus". Bonafede infine ha anche ringraziato tutti gli operatori che lavorano nelle carceri, a partire dalle polizia penitenziaria.

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