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Barcone rovesciato, almeno 43 migranti annegati: è il primo naufragio del 2021 nel Mediterraneo

Un barcone si è rovesciato ieri, 19 gennaio, al largo della Libia: almeno 43 persone hanno perso la vita. Dieci migranti sono sopravvissuti al naufragio e sono stati riportati indietro dalla cosiddetta Guardia costiera libica. È la prima tragedia del 2021 che si registra nel Mediterraneo centrale.
A cura di Annalisa Cangemi
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Ancora una tragedia nel Mediterraneo, la prima registrata nel 2021: almeno 43 migranti sono morti in un naufragio avvenuto il 19 gennaio al largo delle coste libiche. Lo riferiscono l'Organizzazione internazionale per la Migrazione e l'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, precisando in una nota che 10 sopravvissuti sono stati soccorsi e riportati indietro dalla Guardia costiera libica. Secondo lo staff dell'OIM e dell'International Rescue Cmmittee (IRC), partner di Unhcr, i migranti sono stati portati a Zwara.

L'imbarcazione, salpata nelle prime ore di martedì dalla città di Zawiya, ha avuto un problema al motore poche ore dopo la partenza, e si è rovesciata a causa del maltempo. I sopravvissuti hanno riferito che i compagni di viaggio annegati o dispersi erano tutti uomini provenienti da Paesi dell'Africa occidentale. Nel corso della loro permanenza nel porto di Zwara, i naufraghi hanno ricevuto assistenza da parte del personale dell'OIM e dell'International Rescue Committee (IRC) – partner dell'Unhcr – che hanno fornito loro cibo, acqua e cure mediche.

"Il barcone, salpato martedì all'alba da Zawya, si è rovesciato poche ore dopo la partenza a causa delle pessime condizioni del mare. I sopravvissuti, originari soprattutto di Costa d'Avorio, Nigeria, Ghana e Gambia, hanno riferito che le vittime sono tutti uomini di Paesi dell'Africa occidentale", si legge nella nota.

L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati si dicono "profondamente rattristati" per il naufragio, che è avvenuto ieri – "il primo del 2021 nel Mediterraneo centrale".

Quella del Mediterraneo centrale è "la rotta migratoria più pericolosa del mondo", aggiungono. "Lo scorso anno – si legge ancora – sono state centinaia le persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. L'Oim e l'Unhcr temono che, a causa della limitata capacità di monitorare queste rotte, il numero reale di persone morte nel Mediterraneo centrale già nel corso di questo 2020 potrebbe essere più alto di quanto si pensi".

Le due organizzazioni sollecitano gli Stati a riattivare "operazioni di ricerca e salvataggio, una lacuna che le Ong e le navi commerciali stanno cercando di colmare nonostante le loro limitate risorse" e ribadiscono che "è necessario smettere di riportare i migranti e i rifugiati in porti non sicuri e istituire un meccanismo di sbarco sicuro che possa essere seguito da una dimostrazione tangibile di solidarietà da parte degli Stati europei con i paesi che registrano un numero elevato di arrivi".

In Libia la situazione "rimane estremamente precaria. Continuano gli arresti arbitrari e le detenzioni arbitrarie in condizioni drammatiche. Molti rifugiati e migranti sono sfruttati da trafficanti, tenuti in ostaggio e diventano vittime di abusi e torture". Le due agenzie dell'Onu "temono che, qualora l'inazione e l'impunità dovessero prevalere, un numero ancora più elevato di persone potrebbe perdere tragicamente la vita".

"Sono 43 le persone morte annegate ieri nel naufragio di un'imbarcazione partita da Zawiya". Lo ha scritto in un Tweet il deputato di Leu, Erasmo Palazzotto. "I 10 sopravvissuti, respinti dalla guardia costiera libica, – aggiunge – raccontano che la barca si è rovesciata a causa delle pessime condizioni meteo. L'ennesima tragedia che doveva essere evitata".

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