A Verona la Lega invita il “Capofamiglia” a votare per il suo candidato
"Alla cortese attenzione del Capofamiglia". Inizia così una lettera con annesso volantino elettorale spedita dalla Lega ai cittadini di Verona per convincerli a votare per Federico Sboarina. Domenica prossima, infatti, nella città veneta si voterà per eleggere il nuovo sindaco, con Sboarina che corre per il secondo mandato (sostenuto anche da Fratelli d'Italia, ma non da Forza Italia, che si è schierata per Flavio Tosi).
La lettera fa molto discutere, con le foto del volantino diventate virali sui social, suscitando reazioni critiche da parte di tutto il centrosinistra, a partire dal Partito democratico. "La Lega e Sboarina – commentano proprio i dem- ancora una volta dimostrano di essere indietro di 50 anni rispetto alla storia. Il capofamiglia non esiste più, ma evidentemente non lo sanno e preferiscono indirizzare le lettere a una figura che non è più l’uomo, al quale venivano riconosciuti giuridicamente e socialmente autorità sugli altri membri, dal 1975″.
La Lega risponde dicendo che la formula "è tutt’oggi utilizzata anche da Istat e la polemica dimostra che a sinistra sono completamente lontani dai bisogni delle persone, che alla politica chiedono risposte concrete ai loro problemi e bisogni e non dispute lessicali". In realtà il termine "capofamiglia" non è presente nel glossario ufficiale dell'Istituto nazionale di statistica. Tuttavia la parola viene ancora utilizzata in alcune pubblicazioni ufficiali dell'ente. Ad esempio la si ritrova nel documento "L'indagine sperimentale web sulle famiglie italiane" del 2019. Qui sono fornite due definizioni della parola: in un caso è "il maggiore percettore di reddito", nell'altro "la persona più informata sull’economia familiare".