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Navi della Marina imbottite di amianto, centinaia di militari morti: “Siamo carne da macello”

Oltre 1100 tra militari e civili della Marina si sono ammalati di patologie correlate all’amianto, ma secondo i giudici del tribunale di Padova “il fatto non sussiste” e non ci sono responsabili penali per questi decessi, il cui picco è previsto entro il 2020. Delusione delle associazioni dei familiari: “Ci avete uccisi due volte. Scopriamo che eravamo carne da macello, perché nessuno era responsabile di tutelare la nostra salute”.
A cura di Ida Artiaco
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Più di mille militari e civili della Marina italiana si sarebbero ammalati negli ultimi 20 anni a causa dell'amianto di cui sono imbottite le navi. Tra le patologie più comuni, ci sono il mesotelioma pleurico e altre malattie correlate alla fibra killer, che hanno respirato durante l'orario di lavoro, mentre erano in cucina oppure in infermeria. Eppure, per il tribunale di Padova "il fatto non sussiste" e non vi è nessun colpevole per queste morti. Il giudice Chiara Bitozzi ha infatti assolto al termine del processo "Marina due" tutti e otto gli alti ufficiali che avevano la responsabilità degli equipaggi e della tenuta della flotta, che ha continuato a solcare il mare anche dopo la messa al bando dell’amianto, che risale al 1992. Una vicenda legale lunga e complessa, che si è conclusa nel peggiore dei modi per i marinai di numerose associazioni, molti dei quali stanno affrontando ancora pesanti chemioterapie, che alla lettura del verdetto in aula hanno urlato "Vergogna, li avete uccisi, ci avete uccisi due volte". "Abbiamo fatto il nostro dovere sulle navi e adesso scopriamo che eravamo carne da macello, perché nessuno era responsabile di tutelare la nostra salute", è stato il commento Salvatore Garau, di Afea Sardegna.

La vicenda giudiziaria: "Impossibile stabilire un nesso"

La questione dell'amianto sulle navi della Marina dal punto di vista giudiziario non è nuova. Sempre a Padova anni fa si era assistito a un primo processo che riguardava soltanto la morte del puntatore cannoniere Giuseppe Calabrò e del tecnico di macchina Giovanni Baglivo. Qui gli ammiragli imputati erano otto, tutti assolti in primo grado perché il fatto non sussisteva. Nel 2014, l'appello a Venezia si era concluso con la prescrizione. Poi la Cassazione aveva ordinato un nuovo processo per valutare l'eventuale correlazione tra l'esposizione all'amianto dei marinai e l'insorgere della malattia, oltre all'effetto acceleratore che questa esposizione prolungata avrebbe avuto sulla patologia. Era il 2015. Due anni più tardi, nel 2017, sempre a Venezia fu dichiarata l'assoluzione, dal momento che la stessa comunità scientifica non ha potuto confermare o meno possibili collegamenti. Ma la Cassazione ha poi ordinato un terzo processo d’appello.

Nel maggio del 2015 è iniziato un nuovo processo, ma il risultato non è diverso rispetto al procedimento precedente, perché è impossibile stabilire scientificamente quanto l'esposizione all'amianto abbia influito sull'insorgere e sul peggiorare delle patologie di cui si sono ammalati i militari in questione. Dunque, non sarebbe provata la responsabilità penale degli imputati. Secondo la stessa pubblica accusa, i vertici della Marina non avevano autonomia di spesa del budget assegnato e non potevano stanziare fondi per l'eliminazione del pericolo amianto nelle navi. "È alla politica che spettava investire risorse per bonificare le navi. Gli ammiragli, invece, non avevano l’autonomia di spesa per farlo", aveva dichiarato il pubblico ministero Sergio Dini, chiedendo il mese scorso l'assoluzione. Dunque, il giudice ha assolto gli imputati con la formula più ampia, ovvero perché  il fatto non sussiste e in questo modo anche la Marina Militare, che era stata citata come responsabile civile, esce indenne dal processo.

Amianto e morti: alcuni numeri

Secondo l'Afea, l'Associazione Famiglie esposti all'Amianto, sono circa 1100 i morti della Marina militare a causa dell'asbesto. E siamo solo all'inizio: entro il 2020 è previsto il picco del numero degli ammalati, considerato il periodo di latenza di questo tipo di patologie. Nel 1992 l'amianto è stato bandito dalle navi della Marina, anche se un dossier del 1969 già avvertiva di un effettivo pericolo nei confronti di diverse categorie di lavoratori: ad oggi oggi risultano esservi state 437 unità della Marina militare contaminate con amianto, 328 navi, 29 rimorchiatori e 26 sommergibili. Secondo dati dell'Associazione Contramianto, disponibili sulla propria pagina ufficiale su Facebook, "nel periodo 1997-2012 sono stati registrati tra il personale civile della Marina, marinai e macchinisti navali, ben 1776 tumori correlati all’amianto tra operai e militari, di questi 1123 sono cancro al polmone e a trachea e laringe, mentre 653 sono i casi di mesotelioma. Ma pur in presenza di questi dati agghiaccianti marinai e operai sembrano essere fantasmi". Ogni giorno si rivolgono alle associazioni nuovi ammalati e le loro famiglie nella speranza di avere giustizia.

Cos'è l'amianto e perché è pericoloso

L'amianto, detto anche asbesto, è un materiale fibroso che può essere anche mischiato con il cemento. Per le sue caratteristiche, è stato ampiamente utilizzato per la coibentazione degli edifici, dei tetti, dei treni e delle navi: il materiale è infatti un perfetto isolante resistente al calore ed è in grado di agire da rinforzo e supporto. Considerato cancerogeno, una legge del 1992 ne ha vietato l'impiego in Italia. Le fibre di amianto, in particolare sotto forma di fibrocemento o eternit, se inalate, si possono depositare all'interno delle vie aeree e sulle cellule polmonari dove rischiano di restare per diversi anni: le patologie più gravi che possono insorgere sono il mesotelioma ed il tumore dei polmoni, che si manifestano in genere dopo un periodo di latenza lungo, compreso tra i 15 e i 20 anni.

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