Voto di scambio, archiviata indagine su Graziano: profilo Facebook falso per accusarlo
Luigi Comparone, durante la campagna per le elezioni comunali di Aversa del 2019, aveva avuto contatti col consigliere regionale del Pd Stefano Graziano e col consigliere comunale Pasquale Fiorenzano e da loro aveva ottenuto la promessa di un posto di lavoro in cambio di voti. Almeno, era questo che il giovane di Carinaro (Caserta) aveva raccontato agli inquirenti. Le indagini, però, hanno mostrato una realtà diversa: le prove portate ai magistrati le aveva costruite lo stesso denunciate, utilizzando un profilo Facebook creato ad hoc per accusare il consigliere regionale.
L'inchiesta, avviata dopo la denuncia di Comparone, si chiude quindi con una archiviazione firmata dal gip del tribunale di Napoli; era stata la stessa Procura (sostituto procuratore Patrizia Dongiacomo) a chiedere che il provvedimento, dopo aver verificato che la denuncia era infondata. Il giovane, secondo quanto da lui stesso dichiarato alla Procura, aveva stretto un accordo con Graziano: in cambio di voti per il consigliere Fiorenzano, candidato al consiglio comunale, aveva ricevuto la promessa di superare il concorso per operatore socio sanitario.
A dimostrazione delle accuse aveva consegnato delle stampate di messaggi su Facebook tra lui e il consigliere Graziano, dai quali si evincevano chiaramente i termini del patto. "Buongiorno – diceva in uno di questi Comparone – io come ho promesso faccio il mio dovere, però si ricordi che domani mio cognato ha la prova". E Graziano, in risposta: "Sta tranquillo, pensa a fare i voti, per il resto ci penso io, abbiamo chiesto anche per lui il 30".
Il pm di Napoli Nord e la polizia postale hanno però scoperto che il ragazzo si era inventato tutto. Falso l'accordo, false anche le prove: quel profilo Facebook con cui aveva scambiato dei messaggi, "stefano.graziano.940", intestato al consigliere e su cui c'era la fotografia di Graziano, in realtà era stato creato dallo stesso Comparone. Facebook ha fornito gli ip delle connessioni che avevano fatto accesso al profilo, il gestore telefonico ha fornito i numeri collegati e tra questi è comparso anche quello del giovane di Carinaro.