Vincenzo De Luca ha 72 anni. Quando terminerà questa legislatura alla Regione Campania ne avrà 76. Il suo primo incarico politico è stato nel 1975, la sua prima elezione (consiglio comunale di Salerno) nel 1990. Possiamo dire che entro questo quinquennio De Luca taglierà il traguardo del mezzo secolo in politica. Ha attraversato il blocco del muro di Berlino, il disfacimento del Pci, Tangentopoli, la crisi dei partiti e il populismo, costituendo e progressivamente accrescendo il proprio dominio, quasi feudale, in quel di Salerno. Di recente ha promosso i suoi figli, Piero, oggi deputato del Pd e Roberto, ex assessore comunale (papabile per un ritorno in giunta) a Salerno.
Tuttavia di andare in pensione De Luca non ha nemmeno l'idea: l'ex sindaco di Salerno oggi presidente della Giunta regionale della Campania ha intenzione di puntare al terzo mandato da governatore. Per ora è impossibile: la legge elettorale regionale lo impedisce. La Costituzione dice tuttavia che sono le Regioni a legiferare sul sistema elettorale. Dunque De Luca non demorde e sogna di fare come in Regione Veneto, dove il terzo mandato esiste. «È una linea già segnata da qualche altra Regione, entro l'anno lo faremo» ha fatto sapere Vicienzo.
Dieci anni anni di governo regionale, uno scranno da cui decidere anche delle sorti di Napoli (grande peso ha avuto nella decisione di candidare Gaetano Manfredi sindaco): ma è davvero possibile anche solo ipotizzarae tre lustri di deluchismo in Campania? Diceva Nikita Chrušcëv: «Gli uomini politici sono uguali dappertutto. Promettono di costruire un ponte anche dove non c’è un fiume». Ma quali e quante potranno mai essere le ulteriori promesse di De Luca quando sappiamo benissimo che i «miracoli in Campania» di cui va dicendo non sono mai avvenuti? Cosa potrà mai dire fra quattro anni per continuare a tenere in mano le redini del potere?