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Tommaso Primo: “Ricordare Sergio Bruni e non solo: serve un grande evento della musica napoletana”

Tommaso Primo racconta la sua “sacra arte della canzone napoletana” a partire da Sergio Bruni: vogliamo ricordare lui e artisti come lui? E c’è bisogno di un luogo e di un evento per farlo.
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Tommaso Primo
Tommaso Primo

«Omaggiare Sergio Bruni? Certo che serve, così come serve ricordare tutta la nostra musica. Ma per farlo c'è bisogno di un grande spazio, di un appuntamento lungo alcuni giorni in città. E molta politica, mi dispiace dirlo, questo non lo capisce proprio…».

Tommaso Primo, classe 1990, è un «giovane con memoria» della musica napoletana di oggi. Il suo ultimo show, "La sacra arte della canzone napoletana" è un viaggio intenso e colorato fra canzoni e artisti di questa terra. Una parte dello spettacolo è proprio dedicata a Sergio Bruni – di cui ricorrono i vent'anni dalla scomparsa – sorprendentemente inquadrato per il suo agire politico prima che per il suo status d'artista.

Lei di Sergio Bruni nel concerto ne parla ricordando la Resistenza, ricordando le Quattro Giornate di Napoli contro il nazi-fascismo…

«Sì. A me interessava e interessa anche parlare di un uomo che ha avuto nei valori della Resistenza il suo modus cogitandi. Perché Bruni fu partigiano prima ancora d'essere cantante, lo fu quando ancora si chiamava Guglielmo Chianese, non col nome d'arte. Nella Napoli di quegli anni, del Ventennio e dell'immediato Dopoguerra, sfidava il regime e lottava per la libertà d'espressione. Artisticamente è stato grande cerniera fra passato e presente, ha unito la Napoli popolare, quella borghese, quella di sinistra e pure quella di destra. Ricordo il pizzaiolo del ristorante di mio zio che diceva: io tradivo me stesso perché sono di destra ma andavo alla Festa dell'Unità per ascoltarlo».

Sergio Bruni
Sergio Bruni

E cosa resta di tutto questo? Visto il silenzio intorno all'anniversario della morte di Bruni viene da pensare che resta poco…

«Resta, resta. Siamo tutti figli di Sergio Bruni….Ha presente gli anime, i manga giapponesi? Napoli è come il "Villaggio della Foglia" in Naruto (celebre manga nipponico ndr.). Nel Villaggio si tramanda la "Volontà del Fuoco" tra i ninja della foglia, ovvero il desiderio di proteggere il prossimo. Un po’ come nel realismo magico di Gabriel García Márquez: Napoli è una città che si tramanda. Per questo ho chiamato lo spettacolo "La sacra arte": Sergio Bruni è come l'arte ninja che si tramanda, è parole, musica, modi di impostare la voce, accordi… E questa città è follemente metafisica, c'è un filo che unisce Viviani a Bruni, a Peppe Lanzetta a Pino Daniele…

Proprio oggi che tutta la città parla dei Coldplay, parlare di Sergio Bruni è essere fuori dal tempo?

«No, anzi. Se solo si pensa che i Coldplay al loro concerto hanno fatto un elogio mondiale a Pino Daniele intonando "Napule è"… Io sono contro gli anniversari delle scomparse, sono giorni di morte. Al tempo stesso, mai come ora penso che Napoli abbia necessità di uno spazio, di un evento, dedicato proprio alla sua canzone. Napoli è come Rio: perché non deve avere luoghi in cui si celebra la melodia che l'ha resa nota in tutto il mondo? Un tempo c'era la Piedigrotta. E ora? È proprio questo che la politica napoletana fatica a capire…»

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