Storia di Raffaele Pezzuti, artista napoletano scomparso tragicamente: “Salviamo il premio che porta il suo nome”

Raffaele Pezzuti era un giovane artista napoletano morto in tragiche circostanze. Per ricordarlo è stato istituito un premio che, secondo suo padre Alfredo, rischia di scomparire.
A cura di Luca Leva
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Raffaele Pezzuti [foto raffaelepezzuti.it]
Raffaele Pezzuti [foto raffaelepezzuti.it]

Raffaele Pezzuti era un giovane artista Napoletano, diplomato all’Accademia di Belle Arti, morto nel 2002 in tragiche circostanze. All’età di 27 anni aveva dovuto lasciare la sua città, Napoli, dove aveva imparato a dipingere, per l’assenza di opportunità lavorative. È da lui che prende il nome il “Premio Pezzuti”, nato nel 2015 per volere del padre, Alfredo. "Ho iniziato subito a camminare, tanto, fino a consumare la suola delle scarpe – racconta – con l’unico obiettivo di lasciare una traccia, fare memoria, raccontare chi era stato mio figlio cosa faceva con la sua arte". Lo spirito con cui è nato il premio è quello di creare un modello per combattere alla radice le occasioni che conducono molti giovani della città a fuggire da Napoli o ad entrare in contatto con la criminalità.

Il premio Pezzuti è arrivato alla quinta edizione ma ora, secondo Alfredo, è in pericolo. “Fino alla terza edizione è andato tutto bene – chiarisce –  ma già pensando alla quarta vorrei ricordare che non è ancora stata fatta la premiazione ufficiale del vincitore. La quinta, invece, è andata completamente deserta, nessuno ha partecipato, e credo che il tutto sia dovuto ad una mancanza di interesse generale nella promozione e diffusione del premio. In occasione della quarta edizione avevo anche proposto al sindaco di Napoli di istituire una residenza artistica a nome di mio figlio, così da creare un luogo fisico nel quale gli artisti di tutta Italia, e magari anche internazionali, potessero incontrarsi, e dove fosse possibile anche esporre in maniera permanente le opere di Raffaele che, al momento, sono rinchiuse nel cassettone del mio letto”

"È un po’ come dormire con lui – conclude  Alfredo – ma è veramente un peccato che opere meravigliose debbano restare in queste condizioni. Per non parlare del premio – sottolinea – era un’opportunità per i giovani, una piccola possibilità gratuita di esprimere la propria arte senza doversi piegare ai ricatti delle galleristi. Chiedo solo di non farlo morire".

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