Sangiuliano va oltre Meloni su burqa e niqab: mozione in Regione Campania per vietarli anche al lavoro
Il governo Meloni parla di scuole, l'opposizione di centrodestra in Consiglio regionale della Campania rilancia: burqa e niqab vanno vietati anche negli uffici, nei luoghi di lavoro, «in ogni contesto professionale e sociale». È quanto chiede la mozione depositata dal capo dell'opposizione Gennaro Sangiuliano e dagli altri 17 consiglieri.
Il documento, indirizzato al presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi è firmato da Roberto Celano, Fernando Errico, Giuseppe Fabbricatore, Palmira Fele, Massimo Grimaldi, Francesco Iovino, Mimì Minella, Sebastiano Odierna, Assunta Panico, Angela Parente, Massimo Pelliccia, Livio Petitto, Raffaele Maria Pisacane, Leonilde Romano, Michela Rostan, Vincenzo Santangelo ed Ettore Zecchino.
La mozione una settimana dopo dopo l'annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: la premier ha presentato un pacchetto di misure sulla scuola. Il provvedimento prevede un numero massimo di studenti stranieri per classe fissato per legge. Obbliga a imparare l'italiano i genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento e vieta il velo integrale in classe. Dal palco Meloni ha sostenuto che «la parità tra uomo e donna non è negoziabile». Il testo è oggi un decreto legge ma il Quirinale non è d'accordo su molti aspetti.
Tornando alla Campania, i consiglieri scrivono che il Consiglio regionale, «in nome dei valori democratici e di civiltà che ha sempre difeso», deve «manifestare la propria posizione politica a sostegno delle iniziative del Governo nazionale».
Nelle premesse, burqa e niqab sono descritti come «strumenti che costringono le donne a coprire il volto per annientare ogni e qualsiasi identità e personalità», in «netto contrasto con le libertà inviolabili tutelate dalla Costituzione italiana». Secondo i firmatari un divieto generalizzato, «per quanto possa sembrare scontato in un paese civile e democratico come l'Italia, è oggi necessario». Serve, scrivono, a chiarire che la donna «non può essere trattata come un oggetto di proprietà dell'uomo».
Qui sta la differenza con l'annuncio di Palazzo Chigi. La misura anticipata da Meloni riguarda le scuole. La mozione campana chiede invece di estendere il divieto a tutta la vita pubblica: lavoro, uffici, spazi sociali. Su questo punto la destra in Consiglio regionale trova un sostegno insolito ma non troppo, quello dell'ex governatore e sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, ex presidente della Regione, ha detto nella sua trasmissione settimanale di essere d'accordo con lo stop al volto coperto a scuola. Ha aggiunto: «sarei anche per estendere questo divieto anche all'esterno delle scuole».
Sul piano pratico, però, la Regione non può vietare nulla. Istruzione e ordine pubblico sono materie su cui decide lo Stato. In Italia, una norma sul volto coperto esiste già da mezzo secolo. L'articolo 5 della legge 152 del 1975 vieta nei luoghi pubblici l'uso di mezzi che rendono difficile riconoscere una persona «senza giustificato motivo». Su questa formula la giurisprudenza si è confrontata a lungo.
Il dispositivo della mozione, invece, si limita a impegnare la giunta regionale di Roberto Fico «a promuovere ogni e qualsiasi azioni di dialogo e confronto con il governo nazionale». Anche se approvata, resterà un atto di indirizzo politico, senza effetti immediati su scuole e luoghi di lavoro in Campania.