Sanatoria per le case comunali a Napoli, Acampora: “Vi spiego la proposta del Pd”

"Abbiamo pensato una proposta di sanatoria per gli inquilini della case comunali a Napoli del patrimonio disponibile. Noi chiediamo all'amministrazione che vengano introdotti dei correttivi nel nuovo regolamento. L'obiettivo è andare a prevedere un meccanismo simile a quello già in vigore per le case Erp (Edilizia Residenziale Pubblica) con la legge regionale che consenta di regolarizzare e contrattualizzare tutti gli attuali inquilini che siano presenti almeno dal 30 ottobre 2016". A lanciare la proposta è Gennaro Acampora, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Napoli: "Questo – aggiunge – ci permetterebbe di aumentare incassi per il comune e regolamentare situazioni che da anni sono senza una risposta definitiva. Esiste una emergenza abitativa forte e dobbiamo fare di tutto per alleviarla".
Il tema è quello del nuovo regolamento per l'assegnazione delle case del patrimonio disponibile del Comune di Napoli. Si tratta di circa 1.500 immobili, considerati di maggior pregio rispetto alle case popolari Erp, per le quali c'è un diverso regolamento di assegnazione. In passato, il vecchio regolamento dell'ex giunta De Magistris del 2013 favoriva i ceti bassi anche nell'assegnazione delle case del patrimonio disponibile (il vecchio documento teneva assieme sia gli immobili ad uso abitativo che quelli ad uso non abitativo).
Il nuovo regolamento della giunta Manfredi, invece, ha fissato dei paletti molto forti per le assegnazioni, di fatto tagliando fuori i poveri (sono escluse dai bandi, infatti, le famiglie con Isee inferiore di 15mila euro). Non solo, perché sono favoriti nel punteggio coloro che hanno Isee superiori. Vengono aumentati anche gli importi degli affitti, portati a canone di mercato ordinario o concordato, con prezzi non accessibili ai meno abbienti. L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione è fare cassa, come prevede il Patto per Napoli per il risanamento dei conti, anche dopo le varie inchieste della Corte dei Conti, in particolare sugli immobili affidati ad associazioni in comodato gratuito o con sconti dell'80% e sulle case degli ex custodi.
Ma non mancano le proteste, in particolare della Rete Abitare, che il 1 aprile è scesa in piazza a protestare per rivendicare il diritto alla casa e soprattutto quello dei più poveri ad avere un tetto. Considerazioni che fanno il paio anche con la penuria di alloggi Erp liberi che si vive a Napoli e in Campania in generale. Alcuni comuni ne sono quasi del tutto sprovvisti. La delibera, alla fine, già spostata all'ultimo punto all'ordine del giorno, è stata bloccata. Mentre Pd, M5S e Sinistra stanno preparando una serie di emendamenti.
Acampora (Pd): "Una graduatoria per le assegnazioni"
"Come Pd – spiega Gennaro Acampora – abbiamo preparato una decina di emendamenti al regolamento. Noi chiediamo che come avviene già in Regione per il patrimonio Erp, anche per il patrimonio disponibile del Comune di Napoli sia fatto un bando pubblico che preveda una graduatoria per le assegnazioni. Quando un appartamento si libererà si attingerà alla graduatoria per l'assegnazione. Abbiamo inoltre chiesto un elenco chiaro degli spazi con fini sociali da mettere a bando nel 2025-2026. Occorre un elenco definito, partendo dalle periferie affinché spazi con destinazione sociale abbandonati siano finalmente assegnati e si possano creare nuovi centri di aggregazione".
Stop al caro affitti per le case popolari
L'ultimo punto sollevato dal Pd riguarda gli aumenti dei canoni Erp, che sono raddoppiati e in alcuni casi triplicati dal 1 gennaio 2025, a seguito dell'entrata in vigore del regolamento regionale numero 2 del 29 dicembre 2023. Il canone si compone di due parti: una componente oggettiva relativa all’immobile (localizzazione, stato di manutenzione etc. richiamando quanto previsto dalla precedente normativa regionale -lr 19/97) ed una componente soggettiva, legata all’Isee del nucleo familiare. Ma l’applicazione dell’aliquota del 12% (massimo canone) di fatto comporta che il canone di locazione aumenti considerevolmente per tutti gli indicatori Isee a partire da 4mila euro. Non è stato aumento solo il canone di locazione per lavoratori dipendenti e pensionati, ma anche quello per le fasce deboli (cd canone minimo 35 euro/mese).
Uno dei motivi, secondo il Pd, è che i Comuni non abbia attribuito il cosiddetto "coefficiente di conservazione scadente" – previsto dalla legge regionale – alle case popolari che si trovano in aree degradate, dove gli edifici sono senza manutenzione da anni. Se l'avesse fatto, questo il ragionamento, i canoni sarebbero notevolmente più bassi. Da qui, la proposta al Comune di Napoli per "approntare una proposta di deliberazione di Giunta Comunale, per la riparametrazione delle zone della città di Napoli ed in particolare individuare tutti i rioni di edilizia residenziale pubblica come in zona di degrado con l’applicazione del relativo coefficiente stabilito dalla normativa".