Pasquale, il “numeraro” di Napoli che ha scoperto i social ma il suo mestiere rischia di scomparire

Pasquale De Stefano è l’ultimo “numeraio” di Napoli. Dei suoi cartelli, rigorosamente dipinti a mano in un piccolo basso nel borgo di Sant’Antonio, sono pieni i mercati, fruttivendoli e pizzerie di tutta Napoli. Ma questo lavoro, come tanti altri lavori artigianali, rischia di scomparire.
A cura di Luca Leva
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"Dopo di me non c'è più nessuno": è questa la frase che ripete più spesso Pasquale De Stefano, l'ultimo "numeraro" di Napoli. Anche se, confessa quasi a bassa voce e con poca convinzione, sta cercando di insegnare il mestiere a suo nipote. Pasquale viene da una famiglia di "numerari", prima di lui i fratelli, il padre e forse anche il nonno. "Di mio nonno non sono certo, non ricordo", racconta mentre lavora all'interno nella sua bottega nel borgo di Sant'Antonio Abate, nel cuore antico di Napoli.

Pasquale fa questo lavoro da 60 anni, racconta di aver iniziato quando ne aveva appena dieci e, dice, "In fondo non è poi cambiato così tanto. Certo, una volta si dipingeva sulla carta, sul cartone, e oggi invece su legno e plastica, ma il lavoro è sempre lo stesso".

Non c'è napoletano che non conosca il il tratto stilistico di Pasquale. Eppure, forse, non proprio tutti sanno che i cartelli coloratissimi che indicano i prezzi dei fruttivendoli, di molte pizzerie e che riempiono i banchi di tutti i mercati rionali, sono fatti a mano dalla sua famiglia da 100 anni.  "Oggi devo dire che con internet mi è arrivato un sacco di lavoro, con i social si è innescato un grande passaparola e qui arrivano anche i turisti. Me li portano le guide turistiche e io gli faccio delle targhette come ricordo".

Quello del numeraio è un mestiere antico, artigianale, che come molti altri rischia di finire nell'oblio. "È proprio così – dice rammaricato Pasquale – io sono l'ultimo, e come tanti altri mestieri artigianali anche questo scomparirà. Dopo di me non c'è più nessuno , purtroppo è così".

Nonostante negli ultimi anni, anche grazie a internet e al boom turistico che sta vivendo la città di Napoli, sembra che nessuno sia intenzionato a raccogliere l'eredità dell'ultimo numeraio. "Ora sto provando a insegnare il lavoro a mio nipote – racconta – vediamo come va. Per fare questo lavoro ci vuole passione, come per ogni cosa, e sarebbe bello se non morisse insieme a me".

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