Morte di Chiara Jaconis a Napoli

La famiglia di Chiara Jaconis, uccisa da una statuina a Napoli: “Fatevi avanti, dite la verità”

Dopo quasi sette mesi sembra in fase di stallo l’inchiesta sulla morte di Chiara Jaconis, la turista padovana uccisa da un frammento caduto da un palazzo a Napoli; la sorella e la madre hanno pubblicato dei video per chiedere giustizia.
A cura di Nico Falco
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Roberta Jaconis e Cristina Venturi, sorella e madre di Chiara
Roberta Jaconis e Cristina Venturi, sorella e madre di Chiara
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Il 15 aprile saranno passati 7 mesi da quel giorno maledetto, quando Chiara Jaconis è stata colpita alla testa da un oggetto caduto da un palazzo tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli. Lesioni gravissime, che l'avevano portata alla morte due giorni dopo. Nei giorni successivi è stato individuato l'appartamento da dove sarebbe caduta la statuina e due coniugi sono stati iscritti nel registro degli indagati, ma da allora il tempo sembra essersi fermato: mentre la Procura di Napoli continua a lavorare, dell'inchiesta non filtra nulla. Nessuna novità, nessuna evoluzione. E, per la famiglia Jaconis, nessuna risposta.

Il padre di Chiara Jaconis: "Dopo quasi 7 mesi nessuna novità sulle indagini"

Nel giorno del decesso, con una dignità impressionante, Gianfranco Jaconis, padre della giovane turista, aveva ringraziato i sanitari dell'Ospedale del Mare, che fino all'ultimo avevano tentato l'impossibile per salvare la vita alla ragazza. Oggi a Fanpage.it l'uomo fa il punto della situazione. Poche parole, per raccontare uno scenario scarno: "Non abbiamo nessuna novità ufficiale, speriamo ne arrivino a breve. Non sappiamo a che punto siano le indagini, quando verranno sciolti i dubbi… non sappiamo nulla, purtroppo. La Procura sta facendo il suo lavoro, immagino che finché non saranno chiuse le indagini non rilascino informazioni".

Situazione sicuramente delicatissima, anche perché l'ipotesi degli inquirenti è che la statuita, o un profumatore da ambiente, sia stato fatto cadere da un bambino da quell'edificio tra via Sant'Anna di Palazzo e via Santa Teresella degli Spagnoli. I genitori, indagati, hanno però sempre respinto qualsiasi accusa: dicono che quell'oggetto non era in casa loro. "Quello che fa specie – prosegue Giancarlo Jaconis – è che non stiamo parlando di un grattacielo, con non so quanti appartamenti da cui sarebbe potuto cadere questo oggetto. Spero che chi sta indagando mantenga questo riservo per garantire tutte le parti, quindi per primi noi che siamo parte lesa".

"Con mia moglie e mia figlia abbiamo pubblicato tanti appelli – conclude l'uomo – immagino che nessuno abbia visto nulla, lungi da me pensare che ci sia stata qualche forma di omertà. Purtroppo è accaduto nelle prime ore del pomeriggio di una domenica, penso che non ci siano stati testimoni oculari. Se qualcuno avesse visto, però, ben venga che porti avanti la sua testimonianza".

L'appello della sorella Roberta: "Assumetevi le vostre responsabilità"

Negli ultimi giorni la sorella di Chiara, Roberta Jaconis, e la madre, Cristina Venturi, hanno diffuso due video per chiedere giustizia. Nell'ultimo, pubblicato ieri, 2 aprile, la ragazza chiede a nome della famiglia "anche l'intervento delle trasmissioni d'inchiesta per aiutarci a trovare la verità, visto che al momento i colpevoli continuano a negare ogni responsabilità". Nel precedente video, Roberta Jaconis aveva detto, rivolgendosi ai responsabili:

Speravamo che prima o poi arrivassero delle scuse. Non solo per l'accaduto ma anche per l'omissione di soccorso. Dopo le urla disperate di Livio (il fidanzato di Chiara che era accanto a lei, ndr) voi non vi siete neanche affacciati. E, non so se ne avete idea o meno, Chiara è andata via quando è stata colpita dall'oggetto, visto che non ha più ripreso conoscenza. Noi vi chiediamo di dire la verità e di prendervi le vostre responsabilità perché ormai stanno veramente passando troppi mesi e non ci sono tante alternative. Quel palazzo è formato da un numero limitato di appartamenti e sicuramente l'oggetto è caduto dai piani più alti.

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