video suggerito
video suggerito

Esplosione nella fabbrica di botti, le accuse di Punzo: “Plagiato da Enzo e dalla mamma delle gemelle”

Pasquale Punzo, il primo arrestato per la tragedia di Ercolano, parlando con gli inquirenti si è detto plagiato da Vincenzo D’Angelo e da Lucia Barile, la madre di Sara e Aurora, le due sorelle morte nello scoppio.
A cura di Nico Falco
86 CONDIVISIONI
Le gemelle Sara e Aurora Esposito, morte, con Samuel Tafciu, nell'esplosione ad Ercolano
Le gemelle Sara e Aurora Esposito, morte, con Samuel Tafciu, nell'esplosione ad Ercolano

Da commerciante di detersivi si sarebbe trovato invischiato suo malgrado nella vicenda della fabbrica di botti abusiva di Ercolano, quella che nel primo pomeriggio del 18 novembre è esplosa uccidendo le gemelle Sara e Aurora Esposito e Samuel Tafciu. A plagiarlo, usa proprio questo termine, sarebbero stati tale "Enzo", che lui descrive come il dominus di tutta l'operazione, e la madre delle ragazze morte. È la versione che Pasquale Punzo, il primo arrestato per quella tragedia, ha reso agli inquirenti nei giorni successivi, quando ha iniziato a collaborare. E anche dalle sue dichiarazioni si è arrivati agli arresti di oggi, 4 aprile. Il gip ha disposto il carcere per Vincenzo D'Angelo, 31 anni, a cui vengono contestati gli stessi reati di Punzo: ‘omicidio volontario con dolo eventuale, fabbricazione di esplosivi pirotecnici non convenzionali e non riconosciuti e sfruttamento di manodopera in spregio alle norme sulla salute e la sicurezza sul lavoro. Domiciliari, invece, per il 64enne Raffaele Boccia, che avrebbe venduto, senza registrarle, grosse quantità di perclorato di potassio e polvere di alluminio sapendole destinate alla fabbricazione illegale degli esplosivi.

Le gemelle e il 18enne sfruttati nella fabbrica

In quella fabbrica abusiva di via Patacca, ad Ercolano, i tre giovanissimi lavoravano per una manciata di euro al giorno. Tafciu, 18 anni, di origini albanesi, era uno che si "arrangiava": aveva lavorato in un supermercato, poi aveva preso a seguire Punzo, sia nell'attività di detersivi, sia per qualche lavoro di edilizia. Ed era finito nella fabbrica di botti. Il suo corpo è stato quello recuperato prima: l'esplosione lo aveva scagliato a 50 metri di distanza.

Le due ragazze, invece, avevano contatti con Punzo da diversi mesi e già si occupavano dei botti. Prima nella loro casa di Marigliano, insieme alla madre. Poi era arrivato lo sfratto e le tre si erano trasferite a Ponticelli, in un appartamento dell'uomo. E avevano cominciato a lavorare nella fabbrica. Quando i carabinieri sono arrivati in via Patacca i loro corpi erano dilaniati e semi coperti dalle macerie, li hanno potuti recuperare soltanto il giorno dopo perché l'intera area era disseminata di resti dei botti e in alcuni contenitori c'erano polveri ad alta temperatura con alto rischio di esplosione.

Le gemelle venivano pagate 150 euro a settimana, Samuel prendeva 250 euro. Tutto a nero, e non poteva essere altrimenti: l'intera fabbrica era abusiva. Quella mattina fu Pasquale Punzo a portare le due gemelle in fabbrica, come nei giorni precedenti. E fu sempre lui, saputo dell'esplosione, a portare la madre delle ragazze, con la nipotina in braccio, in via Patacca.

Le operazioni di bonifica nell'immobile esploso ad Ercolano
Le operazioni di bonifica nell'immobile esploso ad Ercolano

Lo stato di bisogno delle ragazze e della madre

I familiari delle due ragazze, già nelle prime fasi delle indagini, avevano puntato il dito contro Punzo. Secondo loro l'uomo, sfruttando lo stato di indigenza delle ragazze e della madre, le aveva manipolate usandole anche come prestanome per sue società. Da accertamenti degli inquirenti era emerso che la donna era amministratrice unica di quattro società, attive nei settori della ristorazione e dell'ingrosso di apparecchiature elettriche e informatiche; in passato anche le due gemelle avevano avuto ruoli nelle società. In cambio, Punzo avrebbe pagato 800 euro al mese. Successivamente, chiuse le società, le avrebbe reclutate per lavorare coi fuochi clandestini.

La madre delle ragazze, Lucia Barile, avrebbe considerato Punzo come unico sostentamento economico per la famiglia e per questo motivo lo avrebbe inizialmente coperto, salvo poi decidere di parlare con gli inquirenti.

La versione di Punzo: "Io sono l'ultimo scemo…"

Versione che il primo arrestato ha completamente ribaltato durante la detenzione. Nel corso di un interrogatorio che si è tenuto il 13 dicembre nel carcere di Poggioreale, e che è agli atti nell'ordinanza eseguita oggi, infatti, Punzo ha accusato non solo D'Angelo, indicandolo nei fatti come unico responsabile di quella tragedia, ma anche la madre delle gemelle. "Io sono l'ultimo scemo che prendeva 60 euro a settimana per andare avanti e indietro da Nola – dice – io lavoravo nei detersivi, ma se Vincenzo mi chiamava io lo seguivo sempre, perché avevo bisogno di danaro, e perché si arrabbiava se dicevo di no".

Ricostruendo i suoi rapporti con D'Angelo, l'uomo sostiene di conoscerlo da tempo e di avere iniziato a collaborare con lui circa un anno prima, effettuando consegne di materiale per i botti per 20 o 30 euro a carico. Ancora, sarebbe stato D'Angelo a chiedergli di trovare qualcuno per confezionare i fuochi. E, ancora, sarebbe stato sempre D'Angelo a proporre a Lucia Barile e alle figlie di confezionare i botti nella loro casa di Marigliano.

Quando arrivò lo sfrattò, prosegue l'uomo, Vincenzo D'Angelo e Lucia Barile "mi plagiarono" perché mettesse a disposizione della donna la casa della sua compagna, a Ponticelli, nella quale avrebbe speso anche 5/6mila euro per renderla agibile. E sarebbe stato sempre D'Angelo a decidere di trasformare l'abitazione di via Patacca (di proprietà di Punzo e formalmente intestata alla figlia piccola) in una fabbrica di botti. "Vincenzo era autoritario, io ne avevo paura e mi è entrato nella testa – dice Punzo – La Barile approfittava di questo e se non facevo quello che mi chiedeva chiamava sempre Vincenzo".

86 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views