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Coldiretti Campania, allarme dopo i dazi di Trump: “I nostri prodotti rischiano di sparire, sostituiti da quelli Usa”

Ettore Bellelli, presidente Coldiretti Campania, parla a Fanpage delle sue preoccupazioni per l’arrivo dei dazi targati Usa. A rischio le conserve e il vino.
Intervista a Ettore Bellelli
Presidente regionale Coldiretti Campania
A cura di Vincenzo Cimmino
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Immagine di repertorio
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"Non me lo aspettavo, pensavo che quello di Trump fosse un discorso solo propagandistico". Ettore Bellelli, presidente di Coldiretti Campania, non nasconde la sua amarezza. Alla fine è successo, da Washington sono partiti i dazi. Una sfida commerciale voluta dalla Casa Bianca e diretta contro il mondo. Un 20% in più solo in Europa che, in Italia, destabilizza gli equilibri dell'export della Campania. Motore trainante dell'esportazione di tutto il Mezzogiorno.

Presidente Bellelli, cosa sta succedendo?

"Diciamo che la problematica più grande è sicuramente legata al mondo conserviero, in particolare per i pomodori e anche per il vino. L'agroalimentare campano è uno dei settori più chiesti e venduti, in America. E certo, gli Stati Uniti sono uno dei mercati più importanti per questa industria. Qui si parla di un mercato fondamentale per il nostro territorio, dal punto di vista economico e anche sociale".

Qual è la sua preoccupazione maggiore?

"Che con l'aumento dei costi, e quindi dei prezzi, i nostri prodotti vengano soppiantati da quelli fatti in America e passati come italiani".

L'italian sounding.

"Prodotti che sembrano italiani, ma che di italiano hanno nulla. Il consumatore lo acquista inconsciamente come italiano solo perché magari ha qualche foto che rimanda all'Italia. Alimenti che costano anche meno e che, con il discorso dell'aumento dei dazi, saranno ancora più convenienti".

Su chi ricadrà questo venti percento di aumento?

"Bisogna capire se questo aumento lo aggiungono al consumatore oppure tolgono marginalità al mondo dell'imprenditoria. Nel senso che le grandi catene di distruzione, secondo me, in questo momento, faranno sì che i prezzi al dettaglio rimangano gli stessi. Così ad accollarsi la spesa maggiore sarà il produttore, che poi esporta negli Usa".

Qualcuno deve pur pagare.

"È una situazione molto particolare. Dobbiamo prima di tutto tutelare le nostre aziende, poi il discorso ricade sul consumatore. O paghiamo noi in Italia e quindi ne prendiamo tutte le ripercussioni o dobbiamo accollare l'aumento al consumatore estero".

Che a quel punto potrà decidere se comprare un prodotto italiano o no.

"Ed è qui che potrebbe aumentare il mercato dell'italian sounding, che già vale 120 milioni. Certo, qualcuno che vuole spendere in più per un vero prodotto italiano, c'è. Ma si tratta sempre di un prodotto che non è italiano. Così, grazie anche a etichette con su il Vesuvio o nomi italianeggianti, viene meno il prodotto veramente italiano, fatto di storia, di qualità".

Come si può tutelare questo nostro brand?

"Non è semplice. Abbiamo due fattori che ci penalizzano. Uno è il codice doganale, ovvero quando un prodotto estero arriva in Italia, subisce una trasformazione e diventa prodotto italiano. Spesso non c'è una regola per cui questo prodotto debba essere etichettato specificando l'origine della materia prima. Poi, questo è il secondo, noi vorremmo che in Europa entrassero le merci che devono avere le stesse nostre regole di produzione".

Cosa suggerisce di fare?

"Dobbiamo cercare di interloquire col governo e poi con l'Europa. Servono alternative, soluzioni. Domenica ci sarà l'inaugurazione di Vinitaly, sarà una buona occasione di confronto per decidere le nostre prossime azioni".

Ettore Bellelli, presidente Coldiretti Campania
Ettore Bellelli, presidente Coldiretti Campania
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