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“Perché nessuno vuole fare il medico al Pronto Soccorso del Cardarelli? Lavorare qui è più difficile”

Il direttore del Cardarelli Longo a Fanpage.it: “Al Ps maggiore esposizione dei medici alle aggressioni e alle cause per colpa. Ecco perché non vogliono venire”
Intervista a Giuseppe Longo
Direttore generale dell'Ospedale Antonio Cardarelli di Napoli
A cura di Pierluigi Frattasi
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“Non si trovano medici disposti a lavorare al Pronto Soccorso del Cardarelli? È la realtà dei fatti. Ma non solo qui, in tutt’Italia. C’è una fuga dei medici. Le stesse borse di specializzazione di medicina di urgenza e di pronto soccorso sono andate deserte. I motivi? Tanto lavoro, stress e pochi incentivi”. Non ha dubbi Giuseppe Longo, direttore generale dell’Ospedale Antonio Cardarelli di Napoli, il più grande del Sud Italia.

Il nosocomio partenopeo è finito sotto i riflettori la scorsa settimana per il riesplodere dell’emergenza barelle al Pronto Soccorso, preso d’assalto anche da 200 pazienti al giorno. Numeri che per fortuna sono in lieve miglioramento questa settimana. Negli scorsi giorni i 25 medici del Ps hanno firmato, provocatoriamente, un documento nel quale annunciavano le dimissioni, a causa di una situazione diventata insostenibile.

Ma il nuovo bando per 6 posti da dirigente medico nella Medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza indetto dal Cardarelli oggi lunedì 9 ,aggio si è chiuso con un nulla di fatto. Motivo? È arrivata una sola domanda di partecipazione al concorso e non sarà nemmeno accolta per motivi tecnici. In "palio" c’era un contratto a tempo determinato di 6 mesi, rinnovabile.

Direttore Longo, perché nessuno vuole andare a lavorare al Pronto Soccorso?

Perché il Pronto Soccorso è un posto molto critico, c’è un maggior carico di lavoro, maggiore esposizione dei medici alle aggressioni e alle cause per colpa. E quindi i medici tendono a trovare sistemazione in discipline che sono molto più tranquille, considerato che il valore economico è sempre lo stesso.

Ma come si fa senza medici di Pronto Soccorso a far funzionare una struttura d'emergenza?

Noi non restiamo sguarniti, perché per colmare le lacune utilizziamo i medici delle altre Unità Operative destinandoli al Pronto Soccorso. Attraverso le rotazioni utilizziamo ore di altri medici che sono in forza ad altri reparti, come medicina interna, pneumologia, cardiologia, neurologia, chirurgia, ortopedia, che contribuiscono a colmare il fabbisogno di personale del PS. Vorremmo tanto avere, invece, dei medici esclusivamente dedicati alle attività di Pronto Soccorso. Ne abbiamo al momento 25, vorremmo arrivare a 43.

Cosa si può fare per rendere queste posizioni più ‘attrattive'?

Il Governo ha previsto degli incentivi economici, anche la Regione si sta muovendo. Ma servono strumenti che vanno al di là di quelli che le aziende possono mettere in atto. Bisogna allargare la politica attrattiva.

Il bando è andato deserto. Ne disporrete  un altro?

Sì. Faremo a breve un nuovo il bando, aspettando che ci siano nuovi specialisti.

Secondo uno studio del sindacato Simeu, il 45% dei Pronto Soccorso italiani ha problemi di sovraffollamento di barelle, perché?

È un tema ben noto anche al Governo, che ne parla in un documento allegato all’accordo Stato-Regioni. Il Cardarelli, come azienda, aveva già deliberato più di un anno fa modalità organizzative per cercare di fronteggiare questi picchi di iperafflusso che si hanno nei PS.

Perché si registra un boom di pazienti al PS in questi giorni?

Non dobbiamo dimenticare che abbiamo attraversato un periodo di pandemia. Abbiamo due linee operative: una per i casi Covid e una per quelli non Covid. E poi c’è l’intera ripresa delle attività. Per molti mesi i pazienti non sono stati seguiti, le patologie si sono sviluppate ed è chiaro che col tempo c’è una domanda sanitaria maggiore rispetto a prima.

Da qui, il piano di accorciamento delle liste d’attesa?

Noi lavoriamo anche sul recupero delle prestazioni da lista d’attesa. Ma la patologia quando si manifesta non aspetta la lista d’attesa. Se io ero in lista per un problema e poi la mia malattia si è aggravata, vado al Pronto Soccorso, non aspetto che mi chiamino dalla lista d’attesa. Purtroppo, lo scotto del Covid è che è aumentata la domanda sanitaria. Basta pensare a tutti i malati cronici non seguiti le cui riacutizzazioni sono molto più frequenti rispetto a prima. Penso al paziente diabetico, il bronchitico cronico, il cardiologico, che hanno ricevuto purtroppo una minore assistenza durante il periodo Covid, si ritrovano oggi ad avere patologie che necessitano di più assistenza.

Qual è la soluzione?

Ora bisogna andare verso l’ordinarietà e massimizzare il recupero dell’arretrato che si è determinato per motivi non imputabili a nessuno, se non alla pandemia, che è stato un evento che tutto il mondo, come si è visto, non era pronto ad affrontare.

Il piano anti-barelle annunciato venerdì prevede il trasferimento dei pazienti Covid ricoverati nella palazzina H presso Ospedale dei Colli e Secondo Policlinico, a che punto siamo?

Abbiamo ridotto del 50% in questo momento i pazienti Covid e dobbiamo aspettare che il restante 50% venga trasferito o dimesso e non appena sarà possibile dobbiamo riportarla alla sua normale attività. Cioè sarà destinata lì erano presenti unità operative che ritornano. Noi dobbiamo dare la precedenza a unità operative di assistenza ordinaria non Covid.

In quanto tempo prevede si raggiungerà il risultato?

Circa due settimane.

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