Campi Flegrei, i “campi ardenti” di Napoli conosciuti anche da greci e romani

I Campi Flegrei sono, assieme al Vesuvio, l'unico vulcano continentale ancora attivo in Europa. Il nome di Campi Flegrei, letteralmente, significa "campi ardenti". Furono i greci a chiamarli così (dal greco antico φλέγω, phlégō, "bruciare" e dunque φλεγραϊος, phlégraios, "ardenti"), proprio perché l'area era già intensa l'attività tanto sismica quanto vulcanica.
Campi Flegrei, le leggende degli antichi greci
Nella leggenda, i greci raffiguravano lì la battaglia dei Giganti che, nel tentativo di scalare l'Olimpo, furono sconfitti dagli Dei: in particolare, i Giganti avrebbero messo l'una sull'altra tre montagne per tentare la scalata, ma furono respinti. La battaglia avrebbe causato anche la "pioggia" di pietre e fuoco sul terreno di sotto, e questo lascia pensare che la Gigantomachia mitologica altro non sia che un antico ricordo di una eruzione, tramandato di generazione in generazione fino a diventare prima mito e poi leggenda, associandosi alla grande battaglia tra giganti e dei dell'Olimpo.
Le città che sorgevano sui Campi Flegrei
L'area, pur fertilissima, non divenne contrariamente a Neapolis o Cuma una fiorente cittadina, almeno fino alla seconda guerra punica, quando i romani che già controllavano l'antica Dikaiarchia rinominandola Puteolis, decisero di trasformarla in un vasto e fiorente porto commerciale e militare. Fu il periodo di massimo splendore per l'antica Pozzuoli, ma non durò che pochi secoli: il fenomeno del bradisismo, iniziato nel II secolo dopo Cristo, portò ad un rapido inabissamento del mare, tanto che alla caduta dell'Impero, la città antica era di fatto in gran parte già in fondo al mare, così come gran parte della costa flegrea.
Gli abitanti si rifugiarono, anche per le continue incursioni di pirati e saraceni, su quella che in passato era stata l'acropoli di Dikaiarchia e che oggi costituisce il Rione Terra, che garantiva una miglior difesa. Per tutto il Medioevo, Pozzuoli si era ridotta a questa minima estensione di poco più che una borgata. La data di nascita dell'odierna Pozzuoli è quella del 9 maggio 1296, quando venne dichiarata città demaniale da Carlo II d'Angiò: e dando così vita ad un primo tentativo di ripopolare l'area. Il 29 settembre 1538 avvenne la violenta eruzione dalla quale nacque Monte Nuovo e che cancellò il villaggio di Trepergole che sorgeva proprio dove oggi c'è il cratere, ripropose il "problema" dell'area, soggetta a terremoti e bradisismo. Ma in generale, grazie anche a diversi bonus concessi dal Re, l'area iniziò una urbanizzazione vera e propria, fino ad espandersi nel Settecento anche nella zona orientale e che si è protratta fino al giorno d'oggi, con l'intera caldera ormai diventata un centro abitato con centinaia di migliaia di persone.
I Campi Flegrei oggi: da area di campagna a densamente popolata
L'area si è densamente popolata solo nell'ultimo secolo: nel 1881, la sola Pozzuoli contava poco più di 12mila abitanti. Nel 1921 erano quasi il doppio, e nel 1951 erano oltre 50mila. Nel 1991 gli abitanti puteolani erano quasi 80mila, per poi "stabilizzarsi" nei decenni successivi: oggi sono poco più di 75mila i residenti. Ma anche l'area attorno all'antica Puteoli romana è cresciuta in maniera esponenziale: Quarto Flegreo contava circa 2mila persone a inizio Novecento, oggi ne conta oltre 40mila. Bacoli è passata dai 5mila di inizio Novecento agli oltre 25mila attuali. Monte di Procida è passato dai circa 4mila di inizio Novecento ai 12mila attuali. La vicina Giugliano in Campania è il caso più emblematico: dai circa 12mila abitanti di inizio Novecento, oggi supera i 125mila abitanti, diventando l'unica città italiana a superare i 100mila abitanti senza essere un capoluogo di provincia. Numeri che rendono bene il quadro di difficoltà di un'area densamente popolata ad essere evacuata in tempi brevi in caso di pericolo imminente.