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Morte di Samuele, 3 anni, giù dal balcone a Napoli

Bimbo lanciato dal balcone a Napoli, il domestico a processo: è capace di intendere e di volere

Sarà processato Mariano Cannio, agli arresti per la morte di Samuele, il bimbo lanciato giù dal balcone a settembre in via Foria, a Napoli: l’uomo è capace di intendere e di volere.
A cura di Nico Falco
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Mariano Cannio, il domestico arrestato per avere lanciato nel vuoto Samuele, il bimbo di 4 anni morto a Napoli a settembre, sarà processato: è capace di intendere e di volere, lo hanno dimostrato tre perizie. Gli accertamenti si sono svolti nello scorso novembre durante tre visite nel carcere dove l'uomo è detenuto, vi hanno preso parte i due consulenti di parte designati dagli avvocati Domenico De Rosa, che assiste i genitori del bambino, e Mariassunta Zotti, legale di Cannio; dopo la perizia in incidente probatorio sullo stato di salute mentale i sostituti procuratori Vincenza Marra e Barbara Aprea hanno chiesto per il 38enne il processo con rito immediato.

La tragedia risale al 17 settembre 2021. Il piccolo Samuele precipitò dal balcone di casa sua, al quarto piano di uno stabile in via Foria. In un primo momento si pensò a un incidente, anche se erano diversi gli aspetti che non convinsero gli investigatori della Squadra Mobile di Napoli (diretta da Alfredo Fabbrocini); tra questi, l'altezza della ringhiera: un bambino non sarebbe mai riuscito a scavalcarla approfittando di un momento di disattenzione degli adulti. Successivamente la madre riferì che in quegli istanti era in casa anche un giovane della zona che prestava servizio in diverse abitazioni come domestico.

Il 38enne si era allontanato subito dopo la morte del bambino. Fu rintracciato in serata nella sua abitazione, i poliziotti lo stanarono con uno stratagemma dopo aver suonato inutilmente al campanello: infilarono una bolletta sotto l'uscio e, quando la videro scomparire all'interno, ebbero la prova che c'era qualcuno in casa. Cannio rese dichiarazioni confuse, ma sostanzialmente confermò di aver preso in braccio Samuele e di averlo lasciato cadere dal balcone, uccidendolo. Inizialmente disse di aver perso l'equilibrio per un malore e di avere per questo allentato la presa, ma per i giudici si era trattato di un gesto volontario anche se il movente non è mai stato chiarito.

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