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Alessandro Siani spiega perché non è presente sui social e perché ha detto no a molte cose (tipo la pubblicità)

Alessandro Siani racconta perché non è su Instagram o Tiktok (che però gli piace) e perché non ha finora mai fatto spot pubblicitari.
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Alessandro Siani non è presente ufficialmente sui social network. Sì, l'attore e regista napoletano conosce Facebook, Instagram, Twitter (X) e Youtube e Tiktok (dove circolano online interi suoi spettacoli piratati), ma non è presente ufficialmente su questi canali. Ci sono dei profili-tributo da centinaia di migliaia di followers ma dietro questi canali non c'è il comico partenopeo.

Nel corso di una lunga (e bella) chiacchierata di Siani con Gianluca Gazzoli nel podcast  "Passa dal BSMT" (dove ha anche annunciato novità sul terzo capitolo di "Benvenuti al Sud") spiega il perché di questa scelta piuttosto inusuale, visti tempi e odierne modalità di comunicazione fra artisti e pubblico:

Non ho la mia pagina Instagram o Facebook, che è una scelta folle, perché oggi chiunque riesce a fare uno spettacolo e lo dice lì ai suoi fan, alle persone che lo seguono. Io non ci sono mai riuscito. Porto grande rispetto per i social, cioè per i contenuti.

Delle volte vedo delle cose che vanno, c'è un pensiero dietro e quindi non vorrei deludere proprio su questa cosa qui… cioè è proprio come se fosse un lavoro parallelo. Allora vedo molti colleghi come Angelo Duro e Pintus che dedicano molto spazio ai social, lo fa anche una grandissima comica come Teresa Mannino. Ecco, sono meno al cinema, sono meno in TV, però riescono a seguire più i canali social.

Mai dire mai, però. Infatti Siani non esclude  che un giorno potrebbe cambiare idea rispetto alla sua presenza online:

mi divertirebbe soprattutto TikTok che arriva veramente dappertutto con una comicità che può essere anche un po' più irriverente di solito. Tante volte vedo che comici diciamo "tradizionali", aprono i social, se ci si mettono, spaccano.

Il comico che nasce su TikTok o Instagram invece poi va su un palco e non sempre fa la differenza. In un caso si può creare l'effetto malinconia – quando lo fa un boomer –  dall'altro lato un effetto tristezza. Diciamo che su questo però i grandi talenti si difendono sempre…

Poi, in una sorta di flusso di coscienza, l'attore e regista partenopeo parla della necessità di dire "no" nelle scelte artistiche. No che – spiega-  spesso  fanno la differenza:

Il nostro lavoro si è sempre basato sui no. Su tante proposte che ti arrivano e tu dici: no. Delle volte torni a casa e dici: «Mah, sono stato stronzo a dire no…». Io non ho mai fatto una pubblicità. Io, sai quanti volte mi hanno chiamato per fare una pubblicità? Ho sempre detto di no e non mi sentivo di fare tutto questo, non mi sentivo in condizione di promuovere un prodotto.

E se poi se quel prodotto non mi rappresentava? E se quel prodotto fa un "pacco" alla gente? Quindi pensa quanti no ho dovuto dire anche negli anni passati. Il no è fantastico, il no è la cosa più bella del mondo, sia quando lo dici tu sia quando lo ricevi.

Quando lo ricevi deve essere una molla, quando lo dici tu deve essere una sicurezza che tu hai di te stesso. È molto più difficile dire no rispetto a sì. […] Dopo 30 anni, te lo dico con fierezza, ho sbagliato tanto.

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