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A Napoli aumentati racket e usura con la turistificazione in centro: il dossier di Libera

Il dossier di Libera su estorsione, usura e corruzione presentato al Comune di Napoli: “C’è sfiducia nelle istituzioni”
A cura di Pierluigi Frattasi
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Immagine di repertorio
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A Napoli un cittadino su due pensa che l'usura sia diffusa in città e uno su quattro ha conosciuto qualcuno che ha pagato il pizzo alla camorra. Sono i dati allarmanti che emergono dal dossier di Libera, l'associazione contro le mafie, su estorsione, usura e corruzione, presentato oggi in Commissione Legalità e Polizia Urbana del Comune di Napoli, presieduta dal consigliere Pasquale Esposito. Nel corso della seduta è stata evidenziata "la connessione tra l’aumento della pressione criminale e i fenomeni di turistificazione del centro storico. La necessità di liquidità da parte degli operatori, infatti, espone molti al ricatto di circuiti usurari, spesso invisibili".

Lo studio di Libera confronta dati e interviste di cittadini di tre grandi città: Napoli, Torino e Firenze. Il 58,3% degli intervistati opera nel settore del commercio e il 15,6% nella ristorazione. L’età media degli intervistati è di 49 anni, con una prevalenza maschile del 61,9%. L’indagine ha coinvolto complessivamente 1.356 operatori economici, con un focus particolare sul centro storico di Napoli, in quartieri come Forcella, Spaccanapoli, San Gregorio Armeno, i Tribunali, i Quartieri Spagnoli, la Sanità. 

La difficoltà di prestiti e mutui bancari

Tra le principali cause dell'usura c'è la grande difficoltà dell'accesso al credito. Il report mette in luce le difficoltà incontrate dagli operatori economici nell’ottenere prestiti bancari per sostenere le loro attività. Con una situazione particolarmente difficile a Napoli, dove il 60,82% ha dichiarato che non sarebbe facile accedere al credito. Tra le ragioni per cui è difficile accedere al credito, emergono soprattutto i tassi di interesse troppo elevati, indicati dall'8,56% degli operatori di Napoli. Anche il rifiuto del prestito da parte delle banche è segnalato come un problema critico, soprattutto a Napoli, dove il 6,95% degli intervistati ha riportato di essersi visto negare un finanziamento. Dai dati pare emergere che a Napoli vi sia maggior difficoltà a trovare riferimenti utili per l’accesso al credito, sia nelle reti familiari-amicali, sia presso le istituzioni bancarie.

A Napoli il 29,90% degli intervistati ha dichiarato di aver incontrato difficoltà nel reperire finanziamenti. L’esubero di personale, pur meno impattante rispetto ad altre problematiche, ha colpito il 12% degli operatori economici, con un’incidenza maggiore a Napoli (18,56%).

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Per un napoletano su due città non sicura

Per un napoletano su due la città non è abbastanza sicura. Il 19,59% ritiene le condizioni insoddisfacenti e il 30,93% “poco” soddisfacenti, il 32,99% percepisce una sicurezza “abbastanza” buona. Il 5,15% si definisce pienamente soddisfatto della situazione del quartiere in merito a legalità e sicurezza. Per quanto riguarda il tipo di reati, Napoli ha una prevalenza di scippi (10,44%) e furti nei negozi (8,98%), ma la frequenza di fenomeni come l’usura (3,88%) e le estorsioni/pizzo (2,43%) appare sensibilmente più alta rispetto alle altre città. A Napoli si manifesta una criminalità più organizzata, legata a fenomeni come usura ed estorsioni. D'altra parte, Napoli è anche la città che si pone come più ottimista nella riuscita della sconfitta della mafia.

"Il pizzo problema serio"

Entrando nello specifico, viene affrontato il problema del pizzo, ossia la forma di estorsione praticata da organizzazioni criminali che pretendono il versamento di una percentuale o di una parte dell’incasso, da parte di esercenti di attività commerciali ed imprenditoriali in cambio di una supposta “protezione” dell’attività o del soggetto vittima. Per il 4,33% dei rispondenti a Napoli il problema è “abbastanza” serio, seguito dal 9,28% che lo considera “molto” grave.

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La richiesta di denaro è considerata la forma più comune (45,65%). A Napoli, però, emerge con maggior evidenza la conoscenza di altre forme di imposizione, come l’obbligo a fornire prodotti o servizi gratuitamente (6,52%) o l’imposizione di forniture di macchinari o servizi (23,91%). A Napoli, secondo le aspettative, l’estorsione appare più integrata nella vita quotidiana, con una maggiore presenza di reti criminali rispetto a Torino e Firenze. Preoccupanti anche i dati di chi ha conosciuto qualcuno che paga il pizzo: il 24,74%, un dato nettamente superiore a quello di Torino (5,96%) e Firenze (4,12%).

Perché non si denuncia? Il fenomeno, secondo Libera, è legato alla paura di ritorsioni personali o familiari, indicata dal 51,11% dei rispondenti a livello nazionale. Questo timore è particolarmente accentuato a Napoli, dove la criminalità organizzata esercita una pressione significativa sulla popolazione. La sfiducia nelle istituzioni gioca anch’essa un ruolo rilevante (20,49%), riflettendo un sistema che, soprattutto al Sud, è percepito come incapace di proteggere efficacemente le vittime di estorsione.

Alla domanda "Ha mai ricevuto richieste di pizzo?", Napoli registra una percentuale sensibilmente più bassa, con solo il 70,10% di risposte negative. Qui c'è anche la percentuale più alta di persone che hanno dichiarato di aver ricevuto richieste di pizzo, con il 9,28%, rispetto al 2,75% di Torino e all’1,03% di Firenze. Napoli si distingue anche per una percentuale rilevante di risposte mancanti (20,62%), quasi il doppio rispetto a Torino (11,47%) e Firenze (9,28%).

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Usura a Napoli, per il 56% è un problema

A Napoli, il 40,21% dei rispondenti ritiene che l’usura sia “abbastanza” diffusa, e un ulteriore 16,49% la considera “molto” presente, facendo della città partenopea il luogo in cui questo fenomeno è percepito con maggiore intensità. Il dato è confermato anche dalla conoscenza diretta di vittime di usura: il 29,90% dei rispondenti napoletani afferma di aver conosciuto qualcuno coinvolto in questo tipo di attività illecita, contro il 10,55% di Torino e l’11,34% di Firenze. Questo dato potrebbe riflettere l’infiltrazione profonda dell’usura nei sistemi economici meridionali, dove spesso rappresenta un’alternativa al credito legale, in particolare per chi non riesce ad accedere ai canali finanziari ufficiali, come si evince dal paragrafo 1 “Liquidità e crisi: gli effetti sugli operatori economici”.

Il fattore paura domina tra i motivi che spingono le vittime di usura a non chiedere aiuto. Tra coloro che hanno tentato di ottenere un prestito, le paure più diffuse riguardano le possibili ritorsioni contro se stessi o la famiglia, con diverse persone che hanno segnalato questo timore con riferimento alla richiesta di prestiti a istituti bancari, ma anche – sebbene in misura minore – a istituti finanziari non bancari o conoscenti. La preoccupazione principale sembra riguardare la sicurezza personale e familiare, piuttosto che le conseguenze economiche immediate.

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L’assessore alla Legalità, Antonio De Iesu, ha evidenziato il ruolo strategico delle associazioni antiracket. Il problema dell’usura è aggravato dall’assenza di alternative e dalla solitudine in cui si trovano le vittime. Le associazioni aiutano chi subisce estorsioni a compiere un percorso di consapevolezza e denuncia, in rete con tutte le istituzioni. De Iesu ha infine ricordato l’apertura di nuovi sportelli antiracket a Chiaiano e a Secondigliano. Il presidente Esposito ha concluso i lavori auspicando che l’indagine possa essere estesa ad altre aree della città, per disporre di un quadro ancora più chiaro e aggiornato sul fenomeno e attivare politiche più mirate di prevenzione e contrasto.

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